
Nel porto di Napoli, all'altezza di via Nuova Marina, si ergono due torri antiche talmente rabberciate a colpi di mattoni che sembrano due verruche gemelle. Su un terrapieno in mezzo a quelle torri, erbacce, rovi e malvarosa ostruiscono una porta di legno tarlato. Da quella porta, più di venti anni fa, è uscito Filippo Scalfaro De Nittis. Era un bambino allora, ora è un uomo che ogni mattina entra dal retro del ristorante La Bersagliera. Seduto davanti alla macchina del caffè, aspetta che il padrone del ristorante gli faccia un cenno. Filippo Scalfaro De Nittis, infatti, non cucina, non porta i piatti, fa soltanto il caffè. E a Napoli nessuno può vantarsi di farlo meglio di lui: un caffè per ogni voglia, per ogni umore, violento come uno schiaffo per svegliarsi al mattino, rotondo e morbido contro il mal di testa, robusto e forte per non dormire. Oggi è un giorno speciale per lui, il giorno in cui farà il suo ultimo caffè, destinato a un cliente seduto nella grande sala della Bersagliera. Sta mangiando calamari fritti. Gli trema un po' la mano e la forchetta gli gioca ogni tanto degli scherzi. Si potrebbe prenderlo per un impiegato delle poste in pensione, calvo com'è e con le dita gonfie. Ma Filippo Scalfaro De Nittis sa di che cosa è capace, sa quale abisso di crudeltà tradisce la sua aria infastidita e il suo modo di rivolgersi ai camerieri come se si trattasse di cani. Si chiama Toto Cullaccio. E per lui che Filippo Scalfaro De Nittis è tornato dagli inferi...
La saga degli Scorta ha origine in uno sperduto villaggio della Puglia, Montepuccio, quando dall'unione violenta tra Luciano Scorta e Immacolata viene al mondo Rocco, bastardo, assassino e stupratore come suo padre, che terrorizza la regione prima di sposare una demente e avere tre figli. Angustiati dalla miseria e dalla follia, i tre cercheranno di fuggire negli Stati Uniti ma, scacciati da Ellis Island, torneranno al paese, dove apriranno una tabaccheria. "Mangiatori di sole", saranno in eterna lotta contro la maledizione della loro terra, una terra che non riescono ad abbandonare, tanto le sono simili. Il romanzo ha vinto il Premio Goncourt 2004.
È giunto il giorno in cui gli ambasciatori delle Terre del sole devono presentare i doni di nozze che il loro principe offre a re Tsongor che gli dà in sposa la sua unica figlia. Ma anziché il corteo degli ambasciatori, un uomo solo si presenta e, in virtù di un'antica promessa, reclama per sé la mano di Samila. Per non dover scegliere tra i due pretendenti, re Tsongor si toglie la vita. Dalla sua morte si scatena una guerra fratricida che sembra destinata a non aver mai fine e alla quale il re assiste dal suo palazzo funebre aspettando di raggiungere il regno delle ombre. Un racconto quasi leggenda, trasporta il lettore in una terra ancestrale dove assisterà ad una guerra che ha la potenza arcaica del mito e della tragedia.