
Ben fondato scientificamente, articolato in modo completo, riesce a dare una valutazione seria e aggiornata della ricerca, delle posizioni teoretiche passate e presenti, e delle questioni più dibattute nel campo della psicologia della religione.
La prima parte è dedicata al passato, alla storia dei rapporti tra psicologia e religione. Vengono esaminati i modelli che sono stati usati per definire le competenze dell’una e dell’altra, da quello riduzionista o iconoclasta a quello apologetico, per arrivare a presentare la posizione che considera la religione oggetto di uno studio scientifico e disinteressato.
La seconda parte si occupa del futuro, cioè delle prospettive e dei problemi aperti. Il primo grande tema affrontato è quello del paradigma della complessità: la logica della complessità rende problematica sia la neutralità scientifica del ricercatore, sia la separazione rigida della disciplina rispetto alle altre e suggerisce l’opportunità di una ricerca realmente interdisciplinare. In questa prospettiva provocazioni nuove sono poste oggi alla psicologia della religione dai risultati sorprendenti delle scienze moderne, dall’interazione tra molteplici religioni e dalla riflessione teologica. A sua volta, la psicologia della religione aiuta a far emergere il livello psichico dell’esperienza religiosa e dunque contribuisce alla costruzione di un dialogo a tutto campo tra i vari saperi.
Sommario
Presentazione. Introduzione. Psicologia e religione oggi: la psicologia della religione. I. Psicologia e religione a confronto: evoluzione e problemi. 1. Relazioni tra psicologia e religione: tre tipologie. 2. Il problema dell’oggetto: che cos’è la religione? II. Prospettive per la psicologia della religione. 1. Dal paradigma della complessità a una nuova consapevolezza epistemologica. 2. La psicologia della religione tra le scienze, le religioni e la teologia: un approccio interdisciplinare. Bibliografia.
Note sugli autori
Paolo Ciotti, presbitero della diocesi di Milano, ha affiancato alcuni percorsi di studio al ministero pastorale con particolare attenzione all’accompagnamento spirituale, ai fidanzati e alle famiglie. È laureato in scienze dell'educazione presso l’Università Cattolica di Milano e diplomato presso l’Istituto superiore per formatori; insegna psicologia della religione presso l’Istituto superiore di Scienze religiose di Milano ed è cultore della stessa disciplina presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. È socio ordinario della Società italiana di psicologia della religione.
Massimo Diana, laureato in filosofia e scienze dell’educazione, è cultore di psicologia della religione presso l’Università Cattolica di Milano e Brescia. Ha pubblicato diversi contributi sul tema dei rapporti tra la psicologia, la filosofia e la teologia in riviste specializzate, il volume Angoscia e libertà. Psicologia del profondo e religione nell’opera di Eugen Drewermann, Centro Scientifico, Torino 2002 e Ciclo di vita ed esperienza religiosa. Aspetti psicologici e psicodinamici, EDB, Bologna 2004. È segretario della Società italiana di psicologia della religione.
«L’esperienza religiosa non è anzitutto “dottrina”, ma la profonda esperienza emotiva e affettiva del sentirsi amati, accolti, giustificati e perdonati. È la profonda fiducia di sentirsi accettati incondizionatamente. [...]. In definitiva, la “lieta novella” contenuta nel Vangelo cristiano è tutta qui: il lieto e liberante annuncio che individui – ciechi, sordi, prigionieri, zoppi, perché non liberi di essere quello che sono e di ascoltare il loro cuore – possono finalmente esistere per quello che sono, perché amati e voluti proprio così come sono da un Padre Assoluto e buono». Ma, sotto il profilo psicologico, in quale momento della propria esistenza l’individuo matura questa capacità di fiducia? Si tratta di una esperienza possibile per tutti?
È ormai convinzione diffusa che la dimensione religiosa di un soggetto affondi le proprie radici nelle sue relazioni cosiddette “primarie”, cioè nei momenti della relazione del bambino con i propri genitori. Ed è compito della psicologia della religione indagare l’intreccio che si genera tra esperienza religiosa e vissuto psichico di una persona, senza la pretesa di dare spiegazioni sulla religione in sé, ma nello sforzo di aiutare a comprendere come nasce, si sviluppa e si consolida, in senso distonico o sintonico, la rappresentazione di Dio in un individuo, a partire dai suoi primi anni di vita, e come sia eventualmente possibile modificarla se questa ha assunto forme patologiche o nevrotiche.
A tale proposito il volume raccoglie e discute criticamente buona parte di quanto è stato detto da parte sia della psicologia in generale, sia delle più diverse correnti psicodinamiche in merito all’esperienza religiosa, tentando di porre nuove connessioni in un organico quadro di insieme. Le cinque sezioni che lo compongono si collocano dentro la cornice/struttura di una visione evolutiva dell’esistenza umana e sintetizzano le fondamentali tappe del ciclo di vita di un individuo.
Sommario
Introduzione. I. Gli inizi. L’esperienza madre-bambino. II. La crisi edipica e l’infanzia.
III. L’adolescenza, tra trasgressione e fedeltà. IV. L’età adulta dopo la crisi di mezza età. V. Il compimento: la vecchiaia e la morte. Bibliografia.
Note sull'autore
Massimo Diana, laureato in filosofia e scienze dell’educazione, è cultore di psicologia della religione presso l’Università Cattolica di Milano e Brescia. Ha pubblicato diversi contributi sul tema dei rapporti tra la psicologia, la filosofia e la teologia in riviste specializzate e, nel 2002, il volume Angoscia e libertà. Psicologia del profondo e religione nell’opera di Eugen Drewermann, Torino, Centro Scientifico Editore. È segretario della Società italiana di psicologia della religione.