
Perché si dice donare, perché si dice accettare ciò che viene donato, e, quando si accetta, perché bisogna ricambiare? Questo libro esamina il ruolo e l'importanza del dono nel funzionamento delle società e nella formazione del legame sociale. Non è un ambito nuovo: già Marcel Mauss se n'era occupato, avanzando l'idea che i doni vengono ricambiati perché nella cosa donata c'è uno spirito che la spinge a tornare verso il donatore originario. L'ipotesi valse a Mauss la severa critica di Lévi-Strauss, che gli rimproverò di avere scambiato una teoria indigena per una teoria scientifica, e di non avere riconosciuto completamente il fatto che l'intera società è scambio, e che per comprenderne il senso bisogna partire dal simbolico e dal suo primato sull'immaginario e sul reale. La prospettiva generale adottata da Maurice Godelier rinnova profondamente la nostra comprensione del dono. Egli infatti analizza le cose donate o vendute a partire da quelle che non si donano o non si vendono, a partire dalle cose conservate e che bisogna conservare, le più importanti delle quali sono gli oggetti sacri. Un'opera sulle società tradizionali, dalla Costa pacifica del Canada alla Nuova Guinea, che interpella il pensiero politico di oggi. Da un lato lo scambio, la circolazione di beni, il mercato, dall'altro ciò che è sottratto a tutto questo e nel contempo è necessario a tale circolazione.
Il messaggio dell'antropologia: l'identità e i suoi confini sono costantemente rimessi in gioco
Comunità, società e cultura sono figure chiave che, nella compenetrazione reciproca, portano alla definizione dell’identità. Attraverso l’analisi di tre casi, la tribù dei Baruya (Papua Nuova Guinea), la popolazione dell’isola di Tikopia e la nascita dell’Arabia Saudita, l’autore risponde alle domande riguardanti le modalità di insorgenza nella storia di una società e i rapporti sociali che definiscono e trasformano quel Tutto di cui gli esseri umani sono naturalmente parte. In primo luogo, Godelier osserva che né i legami di parentela, né i modi di produzione hanno un ruolo fondamentale nella nascita di una società o Tsimia, come direbbero i Baruya, la cui fondazione è invece sempre legata a rapporti politico-religiosi. Non bastano dunque una comunanza di cultura e memoria (etnia, lignaggio) a costituire una Tsimia, la quale è intrinsecamente legata al territorio – o Stato – che le assicuri l’esercizio della propria sovranità, senza un’ingerenza esterna. L’avvicendarsi di descrizioni e immagini della storia dei popoli diventano mezzo e luogo per conclusioni teoriche: l’identità, definita come il cristallizzarsi all’interno di un individuo di rapporti sociali e culturali accettati o rifiutati, emerge come costantemente «in conflitto », poiché sempre vincolata a eventi esterni che obbligano a rimettere in gioco se stessi e il proprio rapporto con gli altri. Nelle pagine conclusive del libro, Godelier espone un’apologia dell’antropologia, considerata come una disciplina indispensabile per la comprensione della realtà globale che ci circonda, poiché la vita degli individui, insegna l’autore, si mescola a quella delle loro società.
Questo libro è il frutto di quarant’anni di ricerca dell’antropologo francese più discusso all’estero dopo Claude Lévi-Strauss. L’opera è frutto di un lavoro accurato e sapiente, ma sprigiona ugualmente una straordinaria vis polemica. Alla base delle società umane c’è del sacro. Meglio saperlo, e scoprire il segreto di fabbrica di ciò che in Occidente viene chiamato «politico-religioso», in questi tempi in cui da un lato il legame sociale si allenta e dall’altro una logica identitaria di introversione campanilista sembra avere la meglio su ciò che veramente unisce. Il percorso dell’opera è segnato da quattro tappe principali sul cammino di questa conclusione fondamentale, ognuna delle quali è qui oggetto di un capitolo: ci sono cose che si donano, cose che si vendono e altre che non bisogna vendere né donare ma custodire per trasmetterle; nessuna società è mai stata fondata sulla famiglia o la parentela; ci vogliono sempre più di un uomo e una donna per fare un bambino; la sessualità umana è fondamentalmente asociale. Il nesso sacro-politica emerge qui in modo diverso rispetto alla vulgata oggi imperante nelle scienze sociali: il religioso alberga nel cuore della vicenda politica umana, ma non sempre, non necessariamente e soprattutto non geneticamente esso rivela un nesso con la violenza. La presente opera è destinata a diventare un riferimento indispensabile in un mondo che continuamente si trova di fronte a problemi di fondamentalismo e rischia di non comprendere il cuore religioso delle società umane.