"I misteri di Madrid" costituisce una sorprendente eccezione nell'opera di Antonio Muñoz Molina. Gli appassionati di questo grande scrittore spagnolo vi scopriranno un lato insospettato della sua vena: una felicissima ironia, un gusto sottile del divertissement, una prospettiva narrativa che evoca Boccaccio. La vicenda di Lorencito Quesada, corrispondente di un piccolo giornale di provincia nella ancor più provinciale cittadina di Mágina che, a seguito del furto di un crocifisso veneratissimo nella regione, viene spedito ad indagare nella tentacolare Madrid dei giorni nostri non ricorda forse le disavventure di Andreuccio da Perugina? E come non pensare al Boccaccio di frate Cipolla quando le indagini di Quesada lo portano all'interno dell'incredibile mondo del collezionismo di reliquie religiose? Ma questi sono solo l'inizio e la fine del romanzo: tra questi due termini, si muove infatti un turbine di indimenticabili personaggi, dal famoso cantante popolare, alla bellissima Olga, conturbante ballerina di sexy-bar laureata in psicologia, a Pepín Godino, provinciale come Quesada, ma che a Madrid si dà il tono dell'uomo di successo. Filtrati dagli occhi ingenui di Lorencito, che insegna catechismo e che per giustificare la sua assenza alla madre adduce la sua partecipazione ad un Congresso Eucaristico, i protagonisti di questo affresco corale ci aiutano a scoprire la dimensione della follia della nostra civiltà urbana e di un paese in bilico tra tradizionalismo e supposta modernità.
Alla ricerca del manoscritto postumo di Jacinto Solana, mitico scrittore nemico del regime franchista, assassinato nel 1947 dalla Guardia Civile, un giovane studente, Minaya, si trova ad affrontare un'intricata storia di oblii e menzogne, che lo rende poco a poco partecipe di un passato che non ha mai potuto ricomporsi, e che lo guida traccia a traccia, come mosso dai fili di un misterioso burattinaio, al suo epilogo più imprevisto ed inquietante. Organizzato su tre diversi piani temporali che lentamente arrivano ad intersecarsi nell'enigmatico finale, "Beatus Ille" è romanzo di ricerca e insieme di iniziazione, orchestrato con repentini passaggi dalla prima alla terza persona, che svelano solo progressivamente l'identità del narratore.