Mentre Franz Kafka trascorreva le giornate rinchiuso in un ufficio di Praga, teneva gli occhi fissi sull'orologio. Quelle ore non passavano mai, nutrendo la sua speranza «di sedersi un giorno sulle sedie di paesi molto lontani, di guardare dalle finestre dell'ufficio su campi di canna da zucchero o su cimiteri musulmani»: luoghi remoti, della realtà o della finzione, che avrebbe raggiunto solo per il tramite della scrittura, quella «spaventevole occupazione della quale ho tutta la sventura di dover ora fare a meno». In questa immagine ci sembra quasi di vederlo, quell'impiegato un po' schivo con le sue velleità letterarie. Ed è questa l'abilità di Klaus Wagenbach nel raccontare Franz Kafka: riuscire a renderlo vivo all'interno del piccolo mondo quotidiano di cui faceva parte, nel suo chiuso ambiente familiare; penetrare attraverso le testimonianze dirette (lettere, diari, fotografie) quella solitudine in cui l'artista è maturato e ha trovato modo di esprimersi. Dal rapporto conflittuale con la sua città e con il padre alle fughe in campagna, dalle nevrosi lavorative ai complessi rapporti con le donne, Wagenbach racconta la vita di Kafka come una ostinata, febbrile battaglia per esistere pienamente. Questa nuova edizione di "Kafka", corredata dalle immagini dell'Archivio Klaus Wagenbach, ci restituisce lo scrittore praghese in tutte le sue sfumature: nella facciata esteriore di una vita insoddisfacentemente ordinaria, borghese e conforme alle richieste di padri e capiufficio; ma soprattutto nell'interiorità di un fuoco insaziabile, capace di animare alcune tra le pagine più importanti della letteratura mondiale.
Un libro corredato da illustrazioni e fotografie in bianco e nero originali dell'epoca e alcuni brevi racconti e parabole di Kafka medesimo. Il celebre scrittore non lasciò quasi mai Praga durante la sua breve vita (1883-1924): "Praga non ti lascia. Questa mammina ha gli artigli", scrisse a diciannove anni. Queste pagine accompagnano nei luoghi dello scrittore sin dalla nascita e lo seguono dalla casa natale nei numerosi traslochi, in concomitanza con l'ascesa economica e sociale; poi le scuole, il ginnasio statale e l'imperialregia università tedesca Kerl-Ferdinand, la casa dell'amico Max Brod, i teatri, le sale di lettura e di svago letterario, i luoghi di lavoro, le passeggiate preferite, fino alla tomba, nel cimitero ebraico.