
"Il tentativo di Fausto Gianfreda è quello di muoversi all'altezza che il pensiero di Heidegger qui richiede; di provare cioè a pensare dentro la svolta che i "Beiträge zur Philosophie" costituiscono. E di rischio si deve parlare, perché quello che qui coraggiosamente si intraprende è il tentativo non tanto o perlomeno non solo di rendere conto della svolta all'interno di una prospettiva storico-genetica del pensiero di Heidegger, quanto piuttosto quello di esplorare, certo anche in relazione all'autointerpretazione che Heidegger offre del percorso che ad essa conduce. Ed è proprio il rapporto tra colui che accoglie e l'accolto, che è poi un rapporto che si dipana nelle sue più diverse declinazioni come rapporto tra esserci ed essere, ma anche, inevitabilmente, tra l'umano e il divino, il nodo dentro il quale si incunea il percorso che attraverso i "Beiträge zur Philosophie" (dentro il cammino di pensiero che essi sono e insieme ad esso), ma anche in connessione con la strada aperta da "Sein und Zeit", viene qui lucidamente tracciato da Fausto Gianfreda: il rapporto tra il Dasein e il Sein appunto, inteso ora, nei "Beiträge zur Philosophie", a partire dall'evento svoltante dentro il quale avviene qualcosa come il suo darsi al Da-sein." (Dalla Presentazione di Luca Illetterati)
Bacone selezionò dal copioso repertorio mitologico della tradizione classica e rinascimentale un manipolo di "favole" con cui avviò il suo primo, compiuto progetto di rinnovamento della cultura e della società del tempo. Concepite all'insegna dell'antiaristotelismo e di una inflessibile contestazione delle dottrine scolastiche, le "favole" baconiane prospettarono un esercizio di pensiero sui temi della filosofia, dell'etica, della religione e della politica che si tradusse in una vigorosa e nuova avventura intellettuale e nell'auspicio di un concreto e responsabile progresso dei costumi e delle menti. Qui se ne fornisce una ordinata ricostruzione, nel quadro delle dinamiche presenti nella cultura inglese e in quella europea del sec. XVII, fortemente debitrici nei confronti del sapere umanistico e rinascimentale; si fornisce anche una nuova versione del testo, condotta sulle fonti filologicamente più attendibili.
François Cheng, studioso di origine cinese, membro dell'Accademia di Francia, è considerato il più importante e acuto mediatore culturale tra la Cina e l'Europa. I suoi studi sono un punto di riferimento per chiunque voglia accostarsi e comprendere la cultura dell'Oriente. Ma il suo merito più grande è quello di aver innovato e arricchito la filosofia occidentale di elementi provenienti da un mondo apparentemente molto diverso e lontano. Essendosi dovuto confrontare sin da giovane con il male e la bellezza per esser stato frequentatore, da un lato, di quell'incredibile luogo che è il Monte Lu, nella sua provincia natale, e dall'altro spettatore del terribile massacro di Nanchino, perpetrato dall'armata giapponese, Cheng ci rende partecipi delle sue riflessioni sulle questioni esistenziali più radicali che non hanno mai smesso di tormentarlo.
Se la prima rivoluzione industriale è consistita nell'introduzione del macchinismo, se la seconda si riferisce alla produzione dei bisogni, la terza rivoluzione industriale è per Anders quella che produce l'alterazione irreversibile dell'ambiente e compromette la sopravvivenza stessa dell'umanità. In un mondo in cui la macchina è diventata soggetto della storia, l'uomo risulta superato, "antiquato", appunto. In venticinque saggi su temi che vanno da L'apparenza a Il male, passando per La massa, Il lavoro, Le macchine, L'individuo, Le ideologie, Il conformismo, Il privato, La morte, La realtà, La libertà, La storia, La fantasia, Lo spazio e il tempo, Anders pratica un filosofare senza sistema precostituito. Eppure la sua "filosofia di occasione" o, come pure egli dice, en plein air, ha saputo cogliere per tempo i prodromi della trasformazione che sarà detta impropriamente postmoderna e che per Anders altro non è che il frutto della riduzione di tutto, del mondo e dell'uomo, a "materia prima" indefinitamente manipolata da una tecnica sfuggita a ogni controllo.
Nel volume secondo delle "Opere" di uno tra i più importanti filosofi della religione italiana del '900, sono raccolti i suoi studi su Kant, Jaspers e sul concetto di persona. Studi divenuti dei classici.
Dalla pubblicazione dell'"Estetica" di Croce nel 1902, attraverso la stagione esistenzialista degli anni Trenta e quella neoilluminista del dopoguerra, fino alla rinascita dell'etica a fine secolo: la filosofia italiana del Novecento in una ricognizione attenta anche alle vicende storiche.
Si può persino affermare che una tradizione diventa tanto più divergente quanto più faticosamente aspira alla fedeltà. Essa infatti, cerca anche di imitare sottili peculiarità, evita il puramente generico, ma a ogni peculiarità può sempre e soltanto contrapporne una diversa. (Wilhelm von Humboldt)
Rivista quadrimestrale di filosofia, n. 2-3/2006.
Questo saggio espone il principio di non-contraddizione e l'oggettività del reale e si dilunga sugli apporti del tutto rivoluzionari recentemente apportati a tale branca del sapere da Godel a Popper. I loro contributi hanno eliminato la distinzione tra la logica deduttiva e quella induttiva, introducendo il nuovo concetto di intuizione non contraddittoria, mostrando come la razionalità non possa sussistere senza quella meravigliosa fantasia creativa che rende così caratteristico il genere umano.