
Sul piano artistico si osserva che la fusione greco-persiana, successiva alla vittoria dei Persiani achemenidi su Creso e sui coloni greci d'Asia, ha dotato l'architettura degli Achemenidi di un fattore di unità, coerenza e grandezza. Il connubio tra l'ordine imperiale persiano e la sensibilità ellenica ha fatto nascere capolavori che a lungo hanno confuso gli studiosi dell'arte antica. Non sapendo se individuare una filiazione mesopotamica o un'eredità greca, gli storici dell'arte specializzati nelle culture del Vicino e Medio Oriente si sono smarriti nella valutazione di un'estetica tanto disorientante quanto seducente. Restituire le vere fonti, che sono ioniche, è l'obiettivo di queste pagine. L'arte achemenide ritrova le sue radici. Ma queste constatazioni non escludono conseguenze inattese... Il cerchio si chiude: la creazione dei grandi dipteri greci di Efeso e di Samo ispira l'edificazione dei palazzi persiani di Pasargade e Persepoli, realizzati da artigiani e creatori ionici deportati in Iran, e la prodigiosa Processione dei Tributari, scolpita da artisti ionici, suscita in Fidia la Processione delle Panatenee del Partenone di Atene. E il momento dell'affermazione del genio occidentale giunto al suo apogeo e che continua nell'Impero di Roma intriso di tradizione ellenistica.
Gli oggetti d’impresa hanno fatto la nostra storia, plasmato l’immaginario, segnato un progresso tecnologico o accompagnato una storia d’amore. Utili e belli, ben disegnati. Potenti e misteriosi, sono figli dell’industria, di grandi visioni, di piccoli traguardi, e di tante invenzioni. Raccontano la creatività e l’ingegno italiani, che hanno dato forma al nostro futuro. Sono anche nei musei, ma si possono toccare. Please, touch!
"Cosa c'e di piu misterioso del fatto che una persona possa, di fronte a un quadro di segni astratti, sentire un'emozione quasi dolorosa?" Il dolore, la lacerazione, o meglio la "maceranza dell'anima", sembrano le note dominanti della vita di Lea Vergine. Che in queste pagine si racconta con il piglio dell'intellettuale di razza e le fragilita di una donna che non ha mai messo da parte la vita. Dall'infanzia napoletana ("Non si e nati invano alle falde del Vulcano"), divisa tra due famiglie, al rapporto esclusivo con un padre andato via troppo presto, con quello sguardo sempre sbigottito che aveva fin da bambino e che sarebbe diventato quasi un destino. E poi la vita adulta, la scelta di un mestiere anticonformista, gli anni romani, le gallerie, le avanguardie e la politica, l'amicizia con Cioran e Manganelli. Fino all'approdo a Milano, tra i protagonisti della grande stagione degli anni Sessanta (Gillo Dorfles, Arturo Schwarz, Silvana Ottieri, Camilla Cederna ecc.). Un racconto senza cedimenti, ne verso i mostri sacri dell'arte ne verso se stessa: "Senza alterigia, non ho pero mai finto modestia: chi affronta qualcosa di enigmatico come l'arte non puo permettersi di essere modesto. Ma neanche puo permettersi di non essere umile". Cosi l'arte diventa una scuola di rigore, quindi, ma anche una malattia sublime, "un'ombra dell'amore". Sono molte le pietre di questo racconto, perche quello che si trova nelle sue pieghe e sempre il tentativo di dare un peso a cio che e per principio ineffabile: l'arte, l'amore, la vita stessa. Tentativi che hanno bisogno di braccia forti e sono forse destinati a fallire. Soprattutto se ci si illude di una funzione rassicurante dell'arte. Perche "l'arte non e faccenda di persone perbene. E inutile che lo spettatore cerchi nella visione di un'opera d'arte qualcosa che lo consoli. Trovera solo qualcosa che lo dilaniera. Stara a lui decidere come adoperarlo".
I quadri parlanti di Guerrera che danno nuova vita ai classici sono ormai a loro volta un classico. Dopo i primi due libri che hanno fatto morire dal ridere l'Italia intera, arriva il terzo volume in formato XXL: concedetevi una passeggiata attraverso questa imperdibile galleria, dove troverete esposti tanti nuovi quadri parlanti accanto alle "opere" più amate di Stefano. Da Rembrandt ad Hayez, da Vermeer, a Giotto, a Degas, passando per grandi artisti da riscoprire come Caroto, Tissot, Lavinia Fontana e Bouvier. I personaggi immortalati nelle opere che hanno fatto la storia dell'arte ci svelano i retroscena più incredibili nascosti dietro le loro tele, offrendoci insospettabili spaccati di vita nell'esplosivo dialetto romanesco che è diventato il loro marchio di fabbrica.
C'era una volta una grande tenda da circo, dove un giorno non si sentirono più i ruggiti dei leoni ma rumori di teatro: quel circo si era trasformato in un teatro tenda. Per lo spettacolo servivano un paio di pantaloni neri, una camicia bianca e una cassa che nel tempo si è riempita di personaggi e di storie e sonetti e novellacce, alcuni approdati sulla scena, altri rimasti nascosti nel camerino. A cominciare dalla grande rappresentazione sacra di Giubileo, passando da Gaetanaccio a Edmund Kean, Gigi Proietti, o meglio il dottor Divago, racconta in questo libro di mondi perduti e di altri vicinissimi a noi. Sono novellacce dietro le quinte, rubate tra una battuta di scena e l'altra, battibecchi fra le sarte e i giovani attori, ma anche squarci di cronaca come la decisione di quel sindaco che voleva cancellare S.P.Q.R. e sostituirlo con RoMe&You. E tra un racconto e l'altro fanno capolino molti sonetti e poesie, annotati di corsa dietro una scaletta, poco prima di cambiare l'abito e riaggiustare il trucco. Il risultato è un racconto nel racconto di pensieri arruffati, atti unici, odori, abitudini che segnano il ritorno di un grande affabulatore capace di far sorridere e commuovere con le sue cronache ad alto tasso di romanità. E non solo, perché questo diario-de-camerino è un'occasione per vedere il lavoro dell'attore da vicino, spiarne la meticolosità maniacale, l'incanto ossessivo.
Perché, verso la fine del Trecento, la Chiesa accolse in affreschi e miniature i temi macabri? Svolgono argomenti che in sé non hanno nulla di cristiano, dato che al fedele dovrebbe interessare la sorte dell'anima e non quella del corpo. La spiegazione offerta in "Senza misericordia" collega tale novità, sorprendentemente, alla nascita, all'incirca verso l'inizio del Duecento, del purgatorio. A Clusone, sulla facciata dell'Oratorio dei Disciplini, si dispiega una vera e propria antologia di temi macabri, rara per la sua completezza e di immediata comunicazione visiva: l'"Incontro dei tre vivi e dei tre morti", il "Trionfo della Morte", la "Danza macabra", dipinti nel 1485 da Giacomo Busca. Il libro, partendo da una nuova campagna fotografica dei coloratissimi affreschi, individua sia personaggi fino ad oggi rimasti senza nome, sia personaggi la cui esatta tipizzazione era sfuggita. Senza misericordia gli scheletri che, ben aggiornati, adoperano anche la polvere da sparo, senza misericordia i chiusi e laboriosi componenti della società che si rappresenta nel dipinto: assenti le donne, non c'è posto per i vecchi, per i poveri, per i malati, per i bambini. Il nome del pittore dello straordinario manifesto è finalmente individuato in modo più sicuro, ricostruito con serrati confronti nella sua personalità artistica. Infine una sorridente e puntuale ricerca documenta la fortuna degli affreschi, con le incomprensioni e i fraintendimenti dei primi «scopritori» ottocenteschi. Chiara Frugoni e Simone Facchinetti si sono divisi le pagine secondo le differenti competenze, augurandosi che i lettori vogliano accogliere la loro visita guidata, ricca di sorprese.
Fin dalla sua nascita, la fotografia ha sempre immortalato la vita di tutti i giorni. Eugene Atget ha documentato la quotidianità nelle strade di Parigi, mentre Henri Cartier-Bresson ha perseguito la ricerca di quello che definiva il "momento decisivo", l'attimo che racchiude il significato di un evento. Il loro lavoro, e quello di altri maestri, è stato il motore che ha spinto molti fotografi a vagare per spazi pubblici, macchina fotografica alla mano, in cerca di momenti pieni di significato da catturare. La street photography richiede una giusta attrezzatura, grande consapevolezza, riflessi pronti e un occhio attento. L'esitazione non è ammessa. In questo libro, Gordon Lewis aiuta i lettori a comprenderne le sfumature e mostra come avere successo in questo campo impegnativo ma gratificante. Vengono elencati numerosi consigli su quali macchine usare, le lenti, gli accessori e l'abbigliamento, per poi mostrare tecniche diverse che tengono conto dell'ambiente in cui ci si trova, dalle strade di città, alle fiere fino alle spiagge. Che il tuo stile sia quello entrare in contatto con i soggetti, o di non farti notare, in queste pagine troverai idee e suggestioni su come catturare momenti affascinati: un singolo gesto, un'espressione, una composizione che può esistere solo per una frazione di secondo, ma che può lasciare un ricordo duraturo delle meraviglie, delle sfide e delle assurdità della vita moderna.
Questa raccolta, con la quale si prosegue la pubblicazione degli studi su San Pietro di Modena, accoglie il lavoro di studiosi e giovani ricercatrici e ricercatori su singoli temi o interrogativi che riguardano la cultura monastica nel suo insieme. l volume contiene saggi di: Annalisa Battini, Gioia Boattini, Giovanni Cangi, Marco Cattini, Sonia Ca- vicchioli, Alessandra Costi, Eduardo López-Tello García, Cecilia Moine, Lorenzo Pongiluppi, Lara Sabbionesi, Simone Sirocchi, Fabrizio Tonelli, Giuseppa Z. Zanichelli.
Un libro fotografico che indaga il tema del confine, così attuale oggi.
Confine che, dopo secoli di guerre, rivendicazioni, nazionalismi e autonomie segna il carattere e la storia del continente europeo e si intreccia inesorabilmente alla cronaca.
Il susseguirsi degli avvenimenti nel bienno 2014-2016 con la guerra in Siria, ha cambiato il corso della storia dell’Europa di Schengen diventando il pretesto per il ritorno dei confini.
Attraverso struggenti fotografie, Ivano Di Maria ci mostra come il tema delle frontiere e dei confini sia vissuto in modi diversi all’interno della stessa Europa.
Marco Truzzi, suo compagno di viaggio, racconta con le parole quello che hanno visto e vissuto coinvolgendo il lettore nelle storie di vita dei migranti.
“Ho cercato di fare i conti con il mio linguaggio. Non mi sono messo a scimmiottare eufemismi o parole mediate da gerghi particolari, ma ho cercato di trovare un modo di parlare che fosse comprensibile e che però non andasse a discapito del rigore analitico.
Non sono stato il primo a fare uno sforzo del genere: ho imparato moltissimo leggendo il libri di storia dell’arte di Ernst Gombrich che sono scritti con un linguaggio molto piano eppure allo stesso tempo molto seri e approfonditi. Il linguaggio è la cosa fondamentale, l’ho sperimentato proprio con il Dizionario che continua a vendere nonostante sia un mattone gigantesco!”
Paolo Mereghetti
I contenuti
oltre 6000 pagine
oltre 30.000 schede
oltre 60 percorsi tematici
indice di titoli originali per 20.000 voci
indice degli attori per 48.000 voci
indice dei registi per 9500 voci
Lo stile
Nelle recensioni del Mereghetti il racconto della trama si fonde spesso con l’opinione dell’autore, al punto da rendere in molti casi difficile separare nettamente le due parti. Lo stile della scrittura – brillante, ironico, autorevole e diretto – pone sempre in primo piano la personalità dell’autore.
Le valutazioni dei film
Il Mereghetti esprime con il voto in stellette «un sintetico giudizio», senza articolare su quali criteri o dati si basi la formulazione della valutazione, che appare quindi come il suo giudizio personale.