
Testo curato dalla Pontificia Accademia Teologica sul metodo teologico. Coniugare il dato storico-salvifico con la tradizione ecclesiale ad un livello speculativo è impegno permanente della teologia. Di fronte alle molteplici linee di approfondimento circa il discorso su Dio e sul suo mistero di salvezza, si ripresenta, puntualmente, il problema del metodo. E' in questo contesto che si colloca la riflessione prospettata dalla Pontificia Academia Theologica in due Forum.
Quando ha origine la vita umana? Qual è il momento in cui sorge un nuovo essere umano? Cosa accade dopo la morte? Sono domande che l'uomo si è posto da sempre, ma che oggi - grazie alle straordinarie possibilità di prolungamento e miglioramento della vita che la scienza sembra in grado di assicurare - diventano imprescindibili. Nel rispondere a questi interrogativi, l'Autore sceglie la strada dell'interdisciplinarietà: «Certo la bioetica non può fornire tutte le risposte, ma essa necessita dell'apporto di altre scienze (oppure essa stessa deve essere considerata come l'unione di più discipline?). Questo, pur non volendo essere un testo per soli specialisti, affronta argomenti inevitabilmente complessi; lo fa utilizzando discipline diverse, in particolar modo la biologia, la filosofia e la teologia» (dalla Prefazione). Lo studio si divide in due parti. Nella prima si esamina la problematica di quando nasce l'uomo. Nella seconda parte affronta la fine della vita biologica.
Un'analisi storica alla ricerca delle basi di una societa' democratica e liberale.
Il volume ha l'obiettivo di fornire al lettore una mappa autorevole per comprendere i punti di snodo essenziali dell'arte del Ventesimo secolo. I temi toccati delineano i confini e i luoghi "caldi" del dibattito: l'abbandono dell'idea dell'arte come riproduzione delle apparenze del mondo visibile, a vantaggio di una proposta dell'opera come espressione di una specifica qualità d'emozione; il richiamo a non dimenticare le basi sociali dell'arte anche quando, come nell'astrazione, sarebbe facile perderle di vista; la riproducibilità tecnica, la perdita dell'aura e il rapporto tra l'arte moderna e le masse; l'avanguardia come unica possibilità di sopravvivenza della cultura di élite; la definizione e la critica al Modernismo; il new dada, l'arte pop, la definizione di un'arte postmoderna. Chiudono la scelta antologica alcune pagine dalla Teoria estetica di Theodor W. Adorno, che affronta la questione dell'arte moderna nel suo rapporto di autonomia e insieme di non autonomia nei confronti della realtà.
Nel Settecento la poetica del romanzo elabora e diffonde i nuovi valori della modernità, dichiarandosi contro l'elaborazione retorica del linguaggio a favore della funzione documentaria e comunicativa. Una forte componente razionalistica modifica gli scopi didattici della letteratura, basati precedentemente sulla visione aristocratica e cristiana. Attraverso una ricca scelta di testi, pubblicati in lingua originale con traduzione a fronte, il volume evidenzia la particolare novità e significatività del romanzo realistico come cardine e strumento della rivoluzione culturale borghese in cui sono già ravvisabili i prodromi delle esigenze di una società di massa.