
La leggenda del santo bevitore fu pubblicato per la prima volta nel 1939, pochi mesi dopo la morte di Joseph Roth, esule a Parigi – e può essere considerato, per molti versi, il suo testamento, la parabola trasparente e misteriosa che racchiude la cifra del suo autore, oggi riscoperto come uno dei più straordinari narratori di questo secolo.
Il clochard Andreas Kartak, originario come Roth delle province orientali dell’Impero absburgico, incontra una notte, sotto i ponti della Senna, un enigmatico sconosciuto che gli offre duecento franchi. Il clochard, che ha un senso inscalfibile dell’onore, in un primo momento non vuole accettare, perché sa che non potrà mai rendere quei soldi. Lo sconosciuto gli suggerisce di restituirli, quando potrà, alla «piccola santa Teresa» nella chiesa di Santa Maria di Batignolles. Da quel momento in poi la vita del clochard è tutta un avvicinarsi e un perdersi sulla strada di quella chiesa, per mantenere una impossibile parola.
È come se il clochard volesse ormai una sola cosa nella sua vita – rendere quei soldi –, e al tempo stesso non aspettasse altro che di essere sviato da innumerevoli pernod, da donne che il caso gli fa incontrare, da vecchi amici che riappaiono come comparse fantomatiche. Tutta la straziata dispersione della vita di Roth – e soprattutto dei suoi ultimi anni, quando, proprio a Parigi, trovava una suprema, ultima lucidità nell’alcool – traspare in questa immagine di un uomo ormai tranquillamente estraneo a ogni società, visitato da brandelli di ricordi, generosamente disponibile a tutto ciò che incontra – e in segreto fedele a un unico e apparentemente inutile voto.
Questo volume contiene i quaderni quinto, sesto e settimo, scritti a Marsiglia dal novembre del 1941 all'inizio del 1942.
Contemporaneo di Dante, Meister Eckhart divise la sua vita fra la predicazione e l'insegnamento della teologia, di cui fu magister a Parigi. Egli illumina nei suoi Sermoni le immagini elementari, quelle che appartengono all'esperienza anche del più umile tra gli ascoltatori, e insieme le collega e articola.
“Che cos’è Il grande tiranno? Apparentemente un romanzo giallo. C’è un omicidio, ci sono degli investigatori, indizi, ricerche, lo svelamento finale… lo è veramente?
Siamo in Italia, fra Trecento e Quattrocento, epoca delle signorie, un uomo è stato trovato morto. Il grande tiranno, signore della città di cassano, affida le indagini a Nespoli, capo delle guardie del corpo. Grande Cervello, scarsa saggezza, una gelida ebbrezza nel risolvere casi, seguire tracce. Ma, ci viene aggiunto la verità dell’anima resta inesplorata, chiusa nel suo nodo opaco. Non era lui il nostro detective, e sbaglieremmo a confidare nel suo acume. Per ognuno dei cinque libri del romanzo, l’autore cu assicura un nuovo investigatore. Ma niente li salverà dalle loro colpe: ogni cacciatore è anche cacciato…”.
(Dalla prefazione di Giancarlo Pontiggia)