
Questo libro racconta come gli artisti hanno affrontato nella loro opera il rapporto con il trascendente e in che modo hanno trattato l’immagine di Cristo, interpretandone la figura con l’obiettivo di rendere visibile l’invisibile.
L’analisi di Demetrio Paparoni, fra i più attenti osservatori dell’arte contemporanea, si accosta ai dipinti del passato osservandoli in relazione alle visioni che ci vengono dall’arte moderna e contemporanea. Con una scrittura piana e accessibile, Paparoni esamina il modo in cui gli artisti di oggi hanno ridisegnato sul piano iconografico, e inevitabilmente teologico, la figura di Cristo alla luce dei mutamenti storici e dello sviluppo di nuovi linguaggi.
"lo, Edipo: il mio nome è noto a tutti". Così si presenta sulla scena il protagonista del capolavoro sofocleo, andato in scena ad Atene nella seconda metà del V sec. a.C.; e anch'esso, come il suo protagonista, è noto a tutti: non solo perché - a partire da Aristotele - l'Edipo Re è considerato il più canonico prodotto del teatro antico, ma anche perché nella vicenda di Edipo Freud ha visto il massimo paradigma dell'esistenza umana, combattuta fra orgoglio intellettuale e forze irrazionali dell'inconscio. Individuo e famiglia, famiglia e polis, razionalità politica e potenze sovrumane: questi sono alcuni dei poli fra cui si svolge, esemplare, la vicenda del re tebano, che della classicità ateniese costituisce, più che il coronamento, il doloroso e tormentato congedo.
Che siate amanti dei gatti o patiti di arte, il volume riscopre i capolavori della pittura e del cinema attraverso gli acquerelli di Susan Herbert. Dai film culto di Hollywood alle più delicate tele impressioniste, passando per la "Felina dall'orecchino di perla", i gatti rubano la scena ai grandi classici.
"Immaginateveli, sì, i vostri figli o alunni come se fossero degli asinelli, perché asini lo sono davvero - so bene che su questo punto siete d'accordo con me - ma immaginateli come asini turbolenti, pieni di paure e ombre, ma anche di desideri inconfessati, di passioni inespresse, affamati di vita, di ignoto, di sogni. Spesso a voi insegnanti e genitori nascondono questi sogni, se li tengono per sé, vi si rifugiano dentro come le talpe nelle loro gallerie sotterranee: è la loro tattica di sopravvivenza, non si palesano quasi mai davanti ai vostri occhi come realmente sono. Dall'altra parte immaginate i testi antichi del teatro, I classici polverosi dai nomi impronunciabili: da Eschilo all'Aristofane che campeggia nel titolo di questo libro, da Plauto a Molière a Shakespeare, fino ad Alfred Jarry, fino a Bertolt Brecht. Guardateli insieme, gli asini e i classici, i barbari e la biblioteca: niente di più lontano, dite voi? Avete ragione: un adolescente di oggi conosce tutti i tipi di iPhone, e sa smanettare su ogni tastiera elettronica; che hanno a che fare con lui quei busti da museo, quelle barbe intimorenti e quella noia annunciata? Nulla. Gli asinelli e i classici sono legni che appartengono ad alberi lontanissimi tra loro, ai confini opposti della foresta, destinati a non incontrarsi. Ma se qualcuno fosse in grado di avvicinarli?" (Marco Martinelli)
Attraverso lettere, taccuini inediti, fotografie mai viste e racconti di vecchi amici in questo libro si ricostruisce la carriera di alpinista di Walter Bonatti, a partire dagli anni dell'adolescenza sulla Grigna, attraverso le imprese storiche in Italia e nel mondo, fino all'addio all'alpinismo, con il superamento della parete Nord del Cervino nel 1965. Dopo il libro sulla sua vita e i taccuini di viaggio voluti dalla compagna Rossana Podestà, nuovi materiali sul suo rapporto con le montagne aggiungono un importante tassello alla sua vicenda di uomo e di sportivo. Introduzione di Michele Serra.
Grazie a immagini e testimonianze inedite, ritroviamo l'interprete che toccava il cuore con una voce dall'estensione di quattro ottave. L'unico rocker a collaborare con Monserrat Caballé, al suo nome sono legati dischi - "Sheer Heart Attack", "A Night at the Opera" - e pezzi - "Radio Ga Ga", "Another One Bites the Dust", "We Are the Champions" - resi leggendari dalle sue performance, spesso riprese in video clip che fu tra i primi a realizzare. Di origini indiane, cresciuto fra Zanzibar e Londra, fu la prima star vittima dell'AIDS, dopo un'esistenza irriverente passata a esibire la propria diversità.
Per i viaggiatori che si fermavano sul bordo della strada a sbirciare i fiori o che allungavano il collo dai finestrini del treno per scorgere un angolo dello stagno, il giardino di Monet a Giverny era una visione paradisiaca. "Un Paradiso dove, all'ombra di alcuni alberi, i fiori variopinti giocano sul prato illuminati dal sole che filtra a chiazze tra le fronde mosse dalla brezza" scrisse un giornalista. Eppure quel luogo ameno era lo stesso in cui Monet, lottando con le sue tele, contemplava quello che il suo primo critico definì "il nulla insondabile": le ninfee - "silenti e misteriose più di ogni altro fiore" - ossessione decennale di un artista che inseguiva il sogno della forma e del colore fin quasi all'autodistruzione. "Ho intrapreso qualcosa di impossibile. Non dormo più per colpa loro", confessò Monet al suo amico Georges Clemenceau. Ma dietro ogni fiore c'è forse una donna? Una donna inaccessibile, proibita? Ross King ricostruisce lo scenario che fa da sfondo al "folle incantamento" di Monet e alla realizzazione di questi dipinti sfuggenti e misteriosi, in cui - forse più che in ogni altra opera dell'impressionismo - possiamo scorgere la scintilla della modernità.
Gran parte dei musei europei che possiamo visitare oggi - oltre 40.000 - non esistevano nel secondo dopoguerra. Se a questi aggiungiamo quelli che si sono radicalmente rinnovati, possiamo ben dire che il nostro continente sia stato negli ultimi decenni un gigantesco laboratorio di reinvenzione del modo di essere e di comunicare i più diversi tipi di patrimonio materiale e immateriale. Si è trattato di un grande fenomeno di contaminazione intellettuale con esiti a volte sorprendenti o sconcertanti. È questo il tema del libro, risultato di pluridecennali ricognizioni condotte alla ricerca di esperienze museali innovative nell'area geopolitica del Consiglio d'Europa.
Nella Parigi fin de siede le utopie politiche e sociali fondono il positivismo e la fede nel progresso con l'aspirazione a risolvere i grandi problemi dell'umanità. Gli artisti partecipano di questo clima e alcuni pittori tentano di superare le vaghezze dell'Impressionismo mettendo a punto un procedimento per la definizione sistematica di belle immagini. Sono i "neoimpressionisti", come li chiama Félix Fénéon, lucido interprete della "scomposizione scientifica del tono" praticata da Georges Seurat, Paul Signac e altri. Con la sua prosa concisa ed evocativa. Fénéon perora tempestivamente la causa del Neoimpressionismo e ne chiarisce la portata rivoluzionaria, svelando i presupposti delle sue innovazioni tecniche. Questa antologia raccoglie testi scelti di Fénéon, inediti in italiano, per restituire un esempio storicamente significativo di critica militante condotta con i mezzi della letteratura più fine.
Brani liturgici su liriche di David Maria Turoldo.
Appena 20 dipinti e otto disegni sono attribuiti con certezza al pittore fiammingo Hieronymus Bosch (ca. 1450-1516), eppure le visioni fantastiche di cui sono popolati sono bastate a fare di lui uno degli artisti di culto dell'intera storia dell'arte. A 500 anni dalla sua morte, le sue opere continuano a ispirare studiosi, artisti, designer, stilisti, musicisti e nomi di band death metal. Questo compatto volume offre l'intero, inquietante, universo di Bosch. Grazie alle immagini a doppia pagina e agli ingrandimenti dei minuziosi dettagli, avremo modo di esplorare le coinvolgenti invenzioni e l'immaginario straniante del genio fiammingo, per arrivare a carpire l'enorme portata della sua opera. Incontreremo creature ibride, scenari da incubo e rappresentazioni visive di proverbi e modi di dire, guidati dalla voce esperta di Stefan Fischer, storico dell'arte ed esperto di Bosch, che durante il cammino saprà svelarci le tematiche e le influenze principali di questi capolavori criptici e ammalianti del Rinascimento fiammingo.
Domon Ken (1909-1990), maestro indiscusso della fotografia realista giapponese del dopoguerra e ancora oggi punto di riferimento per i circoli fotografici amatoriali, è rimasto inspiegabilmente quasi sconosciuto in Occidente.
La vastità e la diversità della sua opera fotografica, di uomo quasi rinascimentale, rivelano un’attenzione e un interesse instancabili verso la cultura, l’arte, i volti, la società, la politica del proprio Paese, riassunti in una quantità di pubblicazioni divenute iconiche. Formatosi nello studio più all’avanguardia degli anni Trenta, il Nippon Kōbō, lavora inizialmente come fotogiornalista, rispondendo alla crescente domanda di servizi propagandistici quando la guerra si avvicina. Tuttavia, la sua sensibilità crescente verso i temi culturali e sociali lo allontana presto dal mondo commerciale alla ricerca di un linguaggio diretto e senza filtri - che lui definisce come realismo sociale e in seguito socialista - che potesse raccontare la reale situazione di un Paese provato dagli eventi tragici del conflitto e in profondo cambiamento. Trova riparo prima nell’ovattato spazio del teatro bunraku e nella bellezza dei templi antichi, che visita in una sorta di pellegrinaggio per tutta la vita, anche quando la salute lo segna obbligandolo in sedia a rotelle. In seguito si dedica con perseveranza quasi ossessiva anche alla documentazione dei miseri villaggi di minatori nell’isola di Kyūshū e dei quartieri bassi di Tokyo attraverso lo sguardo dei bambini, culminando nell’opera dedicata alle vittime dello scoppio della bomba atomica a Hiroshima che ancora lottavano per la vita a 12 anni di distanza dalla fine della guerra.
Pubblicata in occasione della prima esposizione monografica all’estero dedicata all’opera di Domon Ken, la monografia presenta i testi di Kamekura Ysaku (Quando i bambini soffrivano di parassiti intestinali. Appunti di redazione), Takeshi Fujimori (Ricordo del maestro Domon Ken), Mari Shirayama (I tre rivali del fotogiornalismo giapponese), Rossella Menegazzo (L’approccio realista al Giappone che cambia: dalla fotografia d’arte alla documentazione sociale).
Roma, Museo dell'Arapacis
27 Maggio - 18 Settembre 2016