
Prima traduzione italiana di tutte le opere in cui Porfirio, filosofo neoplatonico allievo di Plotino, si cimentò nell'edificazione di una filosofia religiosa pagana alternativa al Cristianesimo, con l'esplicito intento di conferire una valenza mistica agli antichi responsi oracolari e alle pratiche magico-astrologiche, e di dare una valenza simbolica alle statue degli dèi; nella "Filosofia degli oracoli" troviamo la prima interpretazione allegorica degli Oracoli caldaici presentati come una rivelazione divina tipica dello zoroastrismo ellenizzato; nel trattato "Sul ritorno dell'anima" troviamo la spiegazione di come la "teurgia", una versione pagana della "grazia", possa agire sulla parte irrazionale dell'anima per purificarla e prepararla all'unione con il divino; nel trattato "Sulle immagini degli dèi" troviamo una simbologia filosofica applicata alle statue delle divinità greche, che in tal modo da "idoli" possono diventare autentiche "icone"; nella "Lettera ad Anebo" troviamo l'esposizione della precisa valenza della magia e della teurgia, in contrapposizione al suo allievo Giamblico. Se la "teurgia" serve solo per la parte inferiore dell'anima, e la "teologia" per la parte intellettuale, il punto di arrivo finale per Porfirio è la "teosofia", la piena e compiuta sapienza divina che riempie di sé l'anima ormai purificata e pronta alla henosis con il Principio.
Il saggio presenta e discute il progetto fenomenologico in una prospettiva insieme teoretica ed ermeneutica, che ne valorizza gli aspetti tuttora fecondi. La fenomenologia è ricostruita come ambizioso progetto di rifondazione delle coordinate in cui si gioca la condizione contemporanea, al centro del quale si colloca un'originale concezione etica e spirituale dei concetti di umanità, scienza e modernità. Lo studio prende sul serio la rivendicazione husserliana del carattere radicale del progetto fenomenologico e lo sollecita a giustificare i propri assunti e il proprio metodo rispetto alle critiche mosse dall'ermeneutica e dal pensiero linguistico e pragmatista
DESCRIZIONE: Queste pagine inedite di Maurice Blondel dedicate alla mistica donano freschezza alla sua stessa “filosofia dell’azione”: un pensiero che va a definirsi in un duplice gesto, per un verso attingendo alla pratica e per l’altro illuminandola, perché investe la vita e il destino etico-religioso dell’uomo e dà loro orientamento. Qui la filosofia sconfina nella mistica, perché «compito essenziale della filosofia non è di abbandonarci ad essa, come se avesse il monopolio di ciò che c’è in noi; ma di metterci in condizioni di fare il passo al di là». Il concetto di mistica si pone fra mistero e filosofia: con quale metodo la mistica è accessibile all’esame della ragione? Quale può essere il contributo specifico della filosofia? Che corrispondenza v’è fra lo sguardo filosofico, pur sempre umano, e l’oggetto mistico che rinvia al divino? Come si coniugano ciò che è acquisito con ragione e ciò che è invece infuso per grazia? Queste sono le domande con cui Blondel pone la mistica come luogo in cui la filosofia mette in discussione se stessa, al crocevia tra il finito e l’infinito.
COMMENTO: Un testo inedito di Blondel che introduce ai temi della mistica, come via di ricerca della verità e della trascendenza, una dimensione necessaria alla elaborazione di una filosofia cristiana. Una assoluta novità.
MAURICE BLONDEL (1861-1949) è stato uno dei maggiori filosofi del Novecento. Tra le sue opere ricordiamo: L’azione. Saggio di una critica della vita e di una scienza della prassi (1893), San Paolo 1998.
DOMENICO BOSCO insegna Filosofia morale all’Università degli studi di Chieti e Filosofia della religione all’Università Cattolica di Milano. Su questo tema ha recentemente curato per Morcelliana: M. De Certeau, Sulla mistica (2010).
"Mentre ho voluto determinare i procedimenti di produzione del comico, ho cercato anche quale sia l'intenzione della società quando ride. Perché stupisce troppo il fatto che si rida, e che il metodo di spiegazione di cui parlavo più sopra non chiarisca questo piccolo mistero. Non vedo, per esempio, per qual motivo la "disarmonia", in quanto tale, dovrebbe suscitare in chi ne è testimone una manifestazione così specifica come il riso, mentre tante altre proprietà, qualità o difetti lasciano impassibili i muscoli del viso dello spettatore. È quindi ancora necessario cercare quale sia la causa particolare della disarmonia che crea l'effetto comico; e l'avremo realmente trovata solo se riusciremo a spiegare perchè, in tal caso, la società si senta tenuta a manifestarsi. Nella causa del comico ci deve pur essere qualcosa che attenta leggermente (ma che attenta specificatamente) alla vita sociale, poichè la società vi risponde con un gesto che ha tutta l'aria di una reazione difensiva, con un gesto che fa lievemente paura. È di tutto questo che ho voluto render conto." (Henri Bergson)
La filosofia della mente è un ramo della filosofia analitica e post-analitica che dalla Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l'Australia si è poi diffusa in tutto il mondo e in questi ultimi anni ha avuto una brusca impennata, soprattutto avendo stabilito relazioni importanti con le scienze cognitive. Sandro Nannini rivolge il suo studio sia allo studente che allo studioso specializzato, ricostruisce accuratamente l'intreccio che negli ultimi quarant'anni si è andato instaurando fra le teorie sull'anima, la mente o lo spirito della tradizione filosofica e gli studi sull'intelligenza naturale e artificiale condotti dagli scienziati cognitivi. Il lettore troverà una sintesi delle principali concezioni filosofiche sull'anima, la mente, l'io e lo spirito dall'antichità ai giorni nostri. Particolare attenzione è stata rivolta alle teorie che i filosofi hanno sostenuto riguardo al rapporto dell'anima con il corpo, nella convinzione che, nella maggior parte dei casi, è la natura attribuita a questo rapporto che rivela la concezione che si ha dell'anima stessa. Nella nuova edizione una particolare attenzione è rivolta a come le scienze cognitive e le neuroscienze stanno cambiando l'immagine che l'essere umano ha di se stesso.
Questo testo di Pierre Hadot presenta i temi più cari al grande studioso recentemente scomparso: l'idea di natura, il modello filosofico di felicità, la figura del saggio nell'antichità. Con la lucidità che gli è propria, Hadot dimostra inoltre come, per gli antichi, la filosofia fosse un sistema di vita, che permetteva all'adepto di trovare il proprio posto nella città e nel mondo. Ne risulta una riflessione attuale sul valore sociale, oltre che etico, della filosofia.
Ci sono momenti in cui un uomo pensa che la sua vita non abbia valore. Ce ne sono altri in cui si pensa che non abbia più valore la vita di nessuno. Per molti di noi questo è un momento come il secondo. È questo, vivere oggi in Italia. È questa erosione di speranza, di coraggio e di slancio creativo a ridurre in cenere i nostri giorni. E forse a ridurre anche la crescita del PIL. Con il tono appassionato di un'orazione civile, Roberta De Monticelli mette a fuoco con esattezza il cuore della tragedia che stiamo vivendo, e mostra come dal buon uso della nostra indignazione possa risultare una rifondazione, un progetto per una nuova civiltà.
La filosofia è trama di vita e di concetti, è testimonianza, di un pensiero vivente che attiva con un vivere-con, una costante sunousia, una convivenza nel pensare. La creazione di idee è filosofia se trascina e alimenta una prossimità estranea, se agita l'incontro tra vite pensanti. Il volume intende testimoniare, di un percorso filosofico, esperienza vissute, confronti reali, scambi amicali, pensieri in comune, provando a restituire una stratigrafia di trasformazioni personali di idee, domande, disposizioni, attenzioni, selezioni.
"L'aspirazione alla libertà si mostra come il vero stimolo per lo sforzo della conoscenza scientifica, essa si mostra ugualmente e anche più chiaramente negli stimoli che costituiscono non solo l'agire del singolo, ma anche e soprattutto quei movimenti politici e sociali, la cui successione costituisce la concreta storia umana" (dalla Prefazione di Bernhard Casper). Il presente volume offre un'analisi del concetto di libertà nel pensiero di Franz Rosenzweig attraverso la sua opera principale, "La stella della redenzione", e gli scritti minori composti dall'autore. Primo studio dedicato a questo tema nella bibliografìa rosenzweighiana internazionale, il testo si articola in due parti: la prima presenta la libertà formale - di Dio e dell'uomo - così come viene descritta nella Parte Prima della "Stella". A questa libertà, intesa come assoluto libero arbitrio, scevro da ogni legame con l'altro da sé, si contrappone la seconda parte del volume, volta ad analizzare la Parte Seconda della "Stella". Ci si trova qui di fronte a una "fenomenologia della libertà vissuta", ossia a uno studio della libertà concreta, declinata - dal punto di vista di Dio - attraverso le categorie di creazione, rivelazione e redenzione e dal punto di vista umano attraverso una dinamica di chiamata, ascolto e risposta che pone la libertà dell'uomo sempre all'interno di un orizzonte relazionale e che apre alla responsabilità verso l'altro uomo e verso il mondo. Prefazione di Bernhard Casper.
La liberazione della donna e della generazione non può essere vera senza una seria riflessione antropologica ed etica. Ma il tortuoso cammino che tale liberazione ha percorso e sta percorrendo, enfatizzando in modo unilaterale la volontà soggettiva, ha rischiato di perdere l'etica per strada: un'etica smarrita della liberazione, nel duplice senso di un'etica che non sa più dove andare, confusa, e di un'etica che è stata persa, a volte per assenza di pensiero. Sono passati poco più di tre decenni dalla nascita di Louise Brown e le biotecnologie legate alla generazione umana sono ormai vissute e rappresentate solo nella loro dimensione tecnico-pratica. Cercando di ricostruire criticamente la storia del pensiero femminile che ha accompagnato la nascita e lo sviluppo delle nuove tecnologie riproduttive, questo testo prende in esame l'apporto di Simone de Beauvoir, mettendo in luce la ricaduta del suo pensiero sull'interpretazione delle nuove biotecnologie e sulla traiettoria della comprensione del rapporto tra maternità e libertà. Il filo conduttore scelto è quello della relazione - tra i generi, col proprio corpo, tra gli esseri umani -, prospettiva e punto di partenza fecondo per la comprensione dei beni in gioco nella procreazione umana.