
Prima che le divinità femminili spodestassero la religione matriarcale, in tempi lontanissimi regnava la religione primigenia della Grande Madre. E proprio dalla Grande Madre derivano le Vergini Nere, le Madonne Nere dal volto scuro venerate in molti santuari in Borgogna, Alvernia e Linguadoca. Ma qual è il loro mistero? Petra van Cronenburg si propone di dare una risposta in questo libro, che ripercorre la storia di questi culti, a partire dai celti, i galli, i romani, per arrivare fino ai nostri giorni, alle porte di una militante teologia femminista che si riallaccia, o almeno cerca di farlo, alla religione primigenia della Grande Madre.
Gli storici dell'arte che applicano il termine "arte sacra" a qualsiasi opera di soggetto religioso dimenticano che l'arte è essenzialmente forma. Perché un'arte possa essere chiamata "sacra" non basta che i suoi soggetti derivino da una verità spirituale, bisogna anche che il suo linguaggio formale testimoni della stessa fonte. Non è questo il caso dell'arte religiosa del Rinascimento o del Barocco, che non si distingue per nulla, dal punto di vista dello stile, dall'arte fondamentalmente profana di quel periodo. Merita la denominazione di "arte sacra" solo un'arte le cui stesse forme riflettano la visione spirituale propria a una data religione.
Questo libro si inserisce nel fortunato filone dei libri d’arte e meditazione di Àncora realizzati sulla vita di Gesù e su Maria. Commentando 20 dipinti, riprodotti – sempre a colori – a pagina intera e poi evidenziati nei particolari più significativi, quest’opera svolge il tema della paternità di Dio ricercato in diverse opere sia come raffigurazione antropomorfica del Padre sia come allusioni simboliche o figurali. L’iconografia è tratta da artisti del calibro di Michelangelo, Raffaello, Domenichino, Guercino, Tintoretto. Ad accompagnare le immagini, un articolato commento estetico-spirituale, chiuso da brani meditativi attinti da grandi autori come Teresa d’Avila, Tommaso d’Aquino, Agostino d’Ippona.
Che cosa hanno in comune la Tavola di Pergola di Carlo Crivelli, il Dossale di Poggibonsi di Giovanni Della Robbia e la Pala di S. Frediano di Vincenzo Frediani? Sono tre splendide raffigurazioni dell'Immacolata Concezione , tre mirabili espressioni di immagini mariane del Rinascimento italiano analizzate dalla prospettiva della fede nel volume di monsignor Vincenzo Francia Splendore di bellezza edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Duecentocinquanta pagine in cui è possibile leggere il significato mariologico dietro ogni creazione artistica, contestualizzata nell'ambiente storico-culturale che l'ha prodotta e ne ha fruito. Non manca nell'analisi sulle opere dell'arte rinascimentale italiana l'aspetto storico-critico dell'oggetto. Attraverso la lente della fede scorrono sotto gli occhi del lettore le raffigurazioni di Leonardo da Vinci, del Caravaggio e di Matteo da Gualdo." Questo libro è il tentativo di ricostruire storicamente le prime tappe dell'iconografia dell'Immacolata - spiega monsignor Francia, officiale della Segreteria di Stato Vaticana -. È chiaro che immagini di Maria ce ne sono fin dai tempi delle catacombe, ma risale al Rinascimento italiano l'immagine della Vergine Immacolata. Una studiosa, Eva Tea, analizzando questo fenomeno l'ha spiegato con il fatto che questa è una fase storica caratterizzata da arte 'alta', non popolare, che va a scavare nelle pieghe del mistero di Dio. Come dimostrano Leonardo, Michelangelo e Raffaello...
Il presente Dizionario, unico nel suo genere nel panorama editoriale attuale, vuole fornire un repertorio dell’arte cristiana attraverso i secoli e fino ai giorni nostri. Più che affrontare problematiche concettuali – peraltro presenti nell’opera — offre una lettura complessiva del fecondo rapporto fra Chiesa e arte.
– 540 voci
– redatte dai migliori specialisti delle varie discipline
– linguaggio agile e accessibile
– notevole apparato iconografico
Liana Castelfranchi Vegas è professore di storia dell’arte medievale presso l’Università degli Studi di Milano. Maria Antonietta Crippa è professore di storia dell’architettura presso il Politecnico di Milano.
Sullo sfondo le grandi allegorie di Lorenzetti e dei fratelli Van Eyck, le scene evangeliche di Vermeer, Giovanni Bellini, Michelangelo, Bosch, e naturalmente le Ultime Cene (Veronese, Leonardo), e in primo piano le analisi ‘tecniche’ dei soggetti pittorici: esse consentono a Riva di mostrare la quintessenza spirituale dell’arte, di riflettere in particolare sulla centralità dell’eucaristia. Una galleria di capolavori della pittura europea appartenenti ad epoche diverse affiancate ad una raccolta di considerazioni spirituali meditate alla luce degli scritti di Maria Maddalena dell’Incarnazione.
Il linguaggio adottato da Riva sfugge al gergo della critica d’arte e si adatta bene al grande pubblico.
Sr. Maria Gloria Riva (Monza 1959) entra tra le Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento nel 1984 dove, accanto alla sua passione per l’arte, coltiva lo studio della Sacra Scrittura (con una particolare attenzione all’ebraico biblico e alla tradizione rabbinica), della Patristica e della spiritualità di Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, fondatrice dell’Ordine. Partecipa alla fondazione di un gruppo laicale associato all’Istituto (la Comunità Rete di luce) e propone dal 1996 lezioni su Bibbia, arte e spiritualità, presenti sul sito Beth-or.org. Fonda con alcune consorelle una rivista (Nel Cuore del Lume) per diffondere la spiritualità di Madre Maria Maddalena. Ha pubblicato articoli su alcuni quotidiani e riviste e collabora col sito www.culturacattolica.it.
Ai tempi in cui non esistevano il catechismo e le facoltà di teologia, come avveniva la formazione dei credenti? La lettura e la spiegazione della Bibbia supplivano a tutto. L’intera Scrittura poteva essere letta allegoricamente e dare origine a dei simboli dal contenuto spirituale. La Scrittura fu così all’origine di una copiosa letteratura e arte figurativa in cui si incontravano immaginazione e poesia.
La preferenza andava ad alcune storie dell’Antico Testamento: Giona, Daniele nella fossa dei leoni, Noè e l’arca, Mosè che percuote la roccia… Ma l’universo figurativo degli antichi cristiani era molto più ricco e concreto. Per vie in apparenza recondite esso portava al cuore del messaggio cristiano.
Martine Dulaey è una grande conoscitrice della letteratura cristiana antica. Guida sapiente, ella prende per mano il lettore e lo accompagna con passione e competenza alla scoperta degli antichi simboli cristiani.
Martine Dulaey è direttrice di studi presso l’École Pratique des Hautes Études, sezione di scienze religiose. È inoltre direttrice della collezione Bibliothèque augustinienne, membro del consiglio di redazione di Recherches augustiniennes e della Revue des études augustiniennes, nonché responsabile del Bulletin de patrologie latine. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su sant’Agostino, Vittorino di Petovio e su alcuni degli argomenti trattati in questo volume.
Il celebre quadrato magico - che presenta sempre le stesse parole in qualunque modo lo si legga - compare in chiese e abbazie medievali, in Italia e all'estero, ma anche su una colonna della palestra di Pompei (l'incisione sarebbe dunque antecedente al 79 d.C.). Ma qual è il vero senso della frase del quadrato? E' un semplice gioco enigmistico o nasconde significati esoterici? E' un'invocazione pagana o addirittura satanica, oppure un simbolo cristiano? Rino Camilleri, in questo libro, svela i segreti di questo simbolo e ne racconta l'affascinante storia. Prefazione di Vittorio Messori.
Come si è riusciti tecnicamente a edificare le immense cattedrali, sorte in Europa occidentale tra il 1050 e il 1400, che per la loro complessità architettonica superarono tutte le grandi costruzioni realizzate dall'uomo dal tempo delle piramidi? Quali erano i materiali impiegati e per quale motivo furono scelti dai geniali architetti? Quali i principi costruttivi su cui si fondavano i mirabolanti progetti? Conoscenze provenienti dall'antica Roma da un lato, sapere distillato nelle università arabe in Spagna dall'altro, e neoplatonismo di derivazione greca furono le maggiori componenti che influenzarono la tecnica e il simbolismo delle cattedrali più importanti.
I colori ed i ritmi musicali furono i primi simboli usati dall'uomo, prima ancora della nascita dell'arte. Oltre alle considerazioni sui colori nell'arte e nella liturgia, questo breve trattato esplora, mediante rapide incursioni nella storia, le azioni e reazioni collegate all'uso dei colori come simboli religiosi e politici. Così si pone in relazione l'inversione del rosso e del nero nelle bandiere rivoluzionarie fasciste e comuniste con il tragico fallimento di queste ideologie; e si evidenzia l'effetto distruttivo che il Tanè (colore rosso-bruno) ebbe sulle "camicie brune" di Hitler e sulle uniformi di Stalin. Ma l'uso dei colori può anche avere effetti curativi (cromoterapia) e di rigenerazione interiore.