Servizio deriva da servitium, opera del servo, dello schiavo: è un atto di obbedienza, una risposta a un comando. Proviamo però a non leggerla come azione umiliante e degradante, bensì come mettersi a disposizione di qualcuno, agire per realizzare qualcosa che dia soddisfazione a più persone. La parola servizio sposta l'attenzione sull'altro per non restare chiusi nel proprio individualismo. Per questo è bellissimo utilizzarla come comun denominatore nel nostro linguaggio, anche senza renderci conto della sua portata. È come se, nello sviluppo della nostra lingua, questa parola si fosse inserita caricando di significato il nostro parlare e il nostro agire. Spetta a noi riscoprirne il significato.
Quando si parla di vita morale si pensa in genere a qualcosa di piuttosto noioso che richiede di conformarsi a precetti astratti e poco comprensibili. Per un cristiano, invece, la vita morale dovrebbe essere intesa come un’avventura avvincente in cui si mette in gioco il senso della propria vita e della testimonianza a Dio. La vita morale è insieme desiderio di pienezza e obbedienza a una chiamata, è compimento della libertà e cammino al seguito di Cristo.
Questo libro prende le mosse dalla domanda del giovane ricco che chiede a Gesù che cosa si deve fare per avere la vita eterna. È la domanda di ogni uomo, è la domanda morale fondamentale. Gesù risponde chiamando in causa prima i comandamenti e poi l’invito a seguirlo. Dall’analisi del senso della legge si passa quindi alla relazione essenziale dell’uomo con Cristo e all’invito a realizzare il bene nella nostra vita. Quando non lo realizziamo ci allontaniamo da Dio e siamo invitati a ritornare alla casa paterna. Questa casa è il luogo in cui si sperimenta la vera libertà, la vita da figli, caratterizzata da fede, speranza e carità.
La carità della Chiesa ci impegna a sviluppare - sul piano dottrinale e pastorale - la nostra capacità di leggere e interpretare, per il nostro tempo, la verità e la bellezza del disegno creatore di Dio. L'irradiazione di questo progetto divino, nella complessità della condizione odierna, chiede una speciale intelligenza d'amore» (Francesco, "Discorso al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II", 27-X-2016). Le parole di Papa Francesco invitano a scorgere il significato del disegno divino quale via per l'evangelizzazione. L'amore vero rende insostenibile un concetto di legge esteriore all'uomo e una considerazione del caso morale al di fuori della comunicazione oggettiva dei beni morali. Il chiarimento del valore conoscitivo dell'amore vero e la sua capacità integrativa di tutti i dinamismi umani è un apporto prezioso per istruire una morale evangelica, capace di rispondere alle grandi sfide attuali.
Quando, nell'Ottocento, William Perkin sfruttò il risultato casuale di un esperimento finito male, inventò il colorante malva e fece nascere la chimica industriale (degli esplosivi, della fotografia, dei profumi). Da allora siamo stati in grado di "sintetizzare", cioè produrre reazioni chimiche, e creare medicine come l'aspirina, colori, diamanti, carne e addirittura la vita. Emerge così una nuova categoria con cui classificare la realtà, il sintetico: qualcosa che non è distinguibile dal naturale, ma che esiste perché prodotto secondo processi che normalmente definiscono l'artificiale. Che significa? Oggi possiamo teoricamente produrre per sintesi un essere umano o la vita aliena per un altro pianeta. Quali domande etiche pone tutto questo? Ciò porterà a sconfiggere tutte le malattie oppure l'uomo, giocando ad essere Dio, trasformerà il futuro in un incubo distopico?
Lo sviluppo e la diffusione delle intelligenze artificiali sollevano nuovi problemi di natura etica. Che cosa accade, infatti, quando non sono gli uomini, ma le macchine a decidere? L’autore, noto a livello internazionale nell’ambito della bioetica e del dibattito sul rapporto tra teologia, bioingegneria e neuroscienze, guarda con favore alla diffusione delle «macchine sapienti» e ragiona sul fatto che i processi innovativi hanno valenza positiva solo se orientati a un progresso autenticamente umano che si concretizzi in un sincero impegno morale dei singoli e delle istituzioni nella ricerca del bene comune.
Sommario
Una premessa. 1. Guardare le stelle. 2. Cosa significa essere umani? 3. Primo interludio. Una mappa può essere una copia esatta della realtà? 4. Secondo interludio. Macchine emotivo-razionali. 5. Un codice etico per le intelligenze artificiali. 6. Verso una governante delle intelligenze artificiali. 7. Conclusioni.
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Note sull'autore
Paolo Benanti specializzato in Bioetica e nel rapporto tra Teologia morale, Bioingegneria e Neuroscienze, è docente alla Pontificia Università Gregoriana. Collabora con l’American Journal of Bioethics – Neuroscience ed è membro dello staff editoriale di Synesis.
La Somma teologica di san Tommaso d’Aquino, è paragonabile ad una cattedrale, e per conoscerla niente è più appropriato di una visita guidata, in compagnia di una guida appassionata, che permetta di comprendere meglio Tommaso.
Nella sua concezione della vita morale, Tommaso, spera sempre che l'attrazione del bene conduca ogni essere umano verso la contemplazione di Colui è che il suo creatore.
Con l'aiuto di numerose citazioni, di esempi e di sintesi chiare sui diversi concetti, l'autore ci introduce alla teologia dell'amicizia con Dio.
In questo libro vengono proposti al lettore alcuni scritti del cardinale Carlo Caffarra sul tema della coscienza, luogo cardine nella sua riflessione teoretica e pastorale durante l'intera sua vita. Verità e libertà sono parole tra le più abusate e oggi tra le più confuse ed ambigue, ridotte ad una accezione puramente soggettiva, autoreferenziale, che ne contraddice lo stesso significato. L'uomo sempre più di frequente dipende dalle circostanze e dagli imput che riceve dall'esterno. Il consumismo, la dipendenza affettiva, l'egoismo sono solo alcuni esempi che si possono fare sulla limitazione spesso inconsapevole che la libertà subisce. Per avere una piena consapevolezza di se stessi e del mondo che ci circonda, per donare un nuovo e pieno significato alla nostra vita, per emanciparsi dalle dipendenze di ogni genere, per recuperare una corretta capacità critica, occorre percorrere un cammino che porti l'uomo ad emanciparsi dalle raffinate e inconsapevoli schiavitù del XXI secolo dando compimento all'invito evangelico secondo il quale solo la ricerca della verità rende libero l'uomo.
Il volume raccoglie gli Atti del Convegno di Studio promosso dalla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrio-nale di Milano nel febbraio 2017. L'esperienza del male è una leva che scardina l'esistenza, perché ne mette radicalmente in questione il senso. Anche i tentativi razionalistici di ricondurre ad un ordine superiore l'ineluttabilità del male falliscono nell'obiettivo di comprenderlo come il non-dovuto per l'uomo. Tenere aperta la domanda è anzitutto una questione di fedeltà alla condizione umana, da indagare con rispetto e disincanto nei meandri del suo desiderio, fin nell'abisso dei fallimenti deliberati e subiti. La testimonianza della fede cristiana non offre una su-perficiale consolazione. Anzi, per certi versi significa una radicalizzazione del tratto scandaloso del male, perché lo mette sulla scena di un dramma che coinvolge Dio stesso. L'attestazione biblica genera una storia delle dottrine che l'intelligenza teologica è chiamata a ripensare in ordine al mistero della libertà, pericolosamente sospesa alla possibilità del suo scacco, e inauditamente esposta alla sovrabbondanza della grazia.
Questo manuale di morale fondamentale individua nella «vita in Cristo» il tema centrale ispiratore dell'intera riflessione teologica di carattere etico. Accanto ai temi classici della disciplina si aggiungono, in particolare, una riflessione sulla libertà e sulle principali indicazioni di morale fondamentale offerte dal magistero di papa Francesco. Centrale nell'esposizione è il carattere dialogico dell'intera riflessione etica, che si sviluppa intorno alla categoria dell'alleanza, considerata il nucleo centrale dell'ispirazione biblica e il fondamento dell'agire. Il respiro teologale della trattazione si manifesta inoltre in una particolare attenzione ad aspetti di carattere spirituale propri della vita in Cristo.
Il recupero dei legami tra la teologia morale e il Vangelo è uno dei principali compiti segnalati dal Concilio Vaticano II, all’interno di quel generale rinnovamento biblico-patristico che domanda ai teologi, e soprattutto ai moralisti, di considerare la Scrittura come fonte eminente delle loro indagini. Questo libro recepisce pienamente la raccomandazione conciliare e la sviluppa nei suoi esiti radicali con una tessitura argomentativa e dottrinale di rara efficacia, sollecita delle esigenze più alte maturate nella comunità ecclesiale. L’autore procede infatti a un vero e proprio rovesciamento del metodo e delle prospettive invalsi nei tradizionali manuali di teologia morale, caratterizzati da un eccesso di razionalismo individualistico che privilegia le teorie della norma e dell’obbligo, per ricollocare al centro della riflessione sull’agire la legge evangelica e le virtù teologali, con il corredo di quelle etiche: un guadagno decisivo per l’orientamento della prassi cristiana, insidiata dal relativismo dei valori e dall’indifferenza nelle scelte.
Il libro è strutturato in tre parti. Dopo aver delineato nozione e ambito della teologia morale, Pinckaers ne studia i rapporti con le scienze dell’uomo per soffermarsi poi sulla dimensione cristiana così come si presenta nell’insegnamento di san Paolo, nel commento di sant’Agostino al Discorso della montagna, in san Tommaso e nel dibattito attuale. Nella seconda parte viene esposta la storia della teologia morale dal punto di vista della sistematizzazione che essa ha ricevuto nell’età dei Padri, presso gli scolastici del XIII secolo, con il nominalismo, nella manualistica post-tridentina di contro all’etica protestante, infine nell’epoca contemporanea. La parte terza esamina le controverse questioni della libertà e della legge, che, se rettamente intese quali originarie potenze spirituali della creatura ragionevole (libertà di qualità e legge naturale), consentono di deporre ogni presunto loro conflitto e di riconoscere nella morale, sull’esempio dei Padri e dei grandi teologi scolastici, il cammino attraverso cui l’uomo attinge l’integrale realizzazione di sé, quella felicità che è il grande tema rimosso dai moralisti dell’età moderna e contemporanea.
Questa terza ricerca di filosofia morale porta a compimento le due precedenti: elabora una proposta di filosofia secondo l’impostazione difesa nella prima ricerca e secondo il programma epistemico difeso nella seconda ricerca.
La ricerca s’inserisce nella tradizione tomista di pensiero morale e sviluppa quella filosofia morale che la teologia tomista suppone e usa, ma che Tommaso non ha elaborato. Lo sviluppo è opera dell’Autore ed è aperto alla discussione.
L’Autore focalizza la sua proposta sulla virtù introducendo alcune innovazioni che meglio la spiegano:
1) Distingue “virtù” nel senso di eccellenze e nel senso di habitus; in questo modo può dare la ragione per cui le virtù sono eccellenze e per cui l’attore umano deve possederle a modo di habitus per poterle praticare con saggezza.
2) Cura il procedimento epistemico che permette di definire le specie di virtù e di classificarle con coerenza, ma non come sistema chiuso. Con questo procedimento spiega le virtù cardinali ed introduce alcune virtù sovrane, che mettono l’attore umano in relazione con Dio e che sostengono le virtù cardinali.
3) Definisce le specie di virtù considerandole come articolazioni dell’ordo rationis, l’ordine che la ragione pratica stabilisce tra beni/fini in vista del Bene divino, vero fine ultimo. Questa considerazione si basa sulla monografia di Marco Panero, “Ordo rationis”, virtù e legge. Studio sulla morale tomista della “Summa Theologiae”. Prefazione di Giuseppe Abbà (Roma, LAS 2017).
Questa focalizzazione sulle virtù l’Autore la ricava dall’esame della condotta umana, esplicitandone i principi, la logica pratica ed il processo di autodeterminazione che conclude alle scelte. Da questo esame risulta il ruolo del fine ultimo (l’Autore chiarisce il processo con cui l’attore opta per un fine ultimo concreto tra le possibili alternative ed esamina la composizione della vera felicità) e risulta la funzione della ragione pratica, della quale l’Autore definisce la praticità e lo sviluppo nella regola morale in termini di virtù prima che di norme e con valore di legge naturale.
La ricerca approda alla praticabilità delle virtù, sia come impresa personale sia come impresa comune, nella fragilità della condizione umana. Vi include la fallibilità morale nel vizio, la necessità ed il procedimento dell’educazione, la sensatezza della pratica virtuosa nonostante la fragilità dei beni e della felicità, l’influsso delle diverse forme di comunitarietà sulla pratica virtuosa. Il tutto per sostenere la pratica virtuosa contro la corrente dell’ethos moderno e secolarizzato.
Giuseppe Abbà, sacerdote salesiano, nato nel 1943, è professore emerito di filosofia morale presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Ha pubblicato: Lex et virtus. Studi sull’evoluzione della dottrina morale di san Tommaso d’Aquino, Roma, LAS 1983; Felicità, vita buona e virtù. Saggio di filosofia morale, Roma, LAS 1989, seconda edizione ampliata 1995; Quale impostazione per la filosofia morale? Ricerche di filosofia morale – 1, Roma, LAS 1996; Costituzione epistemica della filosofia morale. Ricerche di filosofia morale – 2, Roma, LAS 2009.