E' un lavoro che mette nelle mani dell'opinione pubblica, delle parti sociali, dei politici e degli amministratori elementi per acquisire consapevolezza circa la reale portata di quello che ci si è ormai abituati a chiamare "inverno demografico"; ma anche per offrir loro elementi di speranza riguardo alla possibilità di trovare (o quanto meno di iniziare a cercare) una conveniente ed efficace soluzione alle dinamiche demografiche in atto e ai numerosi problemi che ne derivano.
Dalla Prefazione del professor Gian Carlo Blangiardo
Guerra mondiale frammentata, crisi energetica, pandemia, cambiamento climatico. Il nostro presente è complesso come poche volte nella storia recente e avere gli strumenti necessari per leggerlo e interpretarlo è fondamentale per poterlo, a nostra volta, spiegare ai più giovani. Antonia Chiara Scardicchio, specializzata in pedagogia generale e in educazione degli adulti, si mette al servizio di questa missione, offrendo spunti di riflessione per chi si prende cura del futuro per vocazione, dagli insegnanti agli educatori, dai genitori agli operatori pastorali. Poiché non è possibile tenere separati l'ambito terreno da quello spirituale, soprattutto quando si parla di futuro e di speranza, l'autrice fornisce una proposta educativa fatta di suggerimenti sia per svolgere un lavoro di analisi esteriore sia per compiere un percorso interiore, in modo che questo tempo di crisi diventi tempo di rinascita e si riesca a risvegliare nei giovani la speranza nel futuro.
Quando nel 1943, dopo due anni di occupazione tedesca, Vasilij Grossman entra al seguito dell'Armata Rossa nei territori liberati dell'Ucraina orientale, a colpirlo non sono tanto le lacrime e le grida straziate, quanto piuttosto «il silenzio della morte», il silenzio di un popolo massacrato con aritmetica ferocia. «Dov'è il popolo ebraico? ... Dov'è il milione di ebrei che tre anni fa viveva e lavorava su questa terra in pace e armonia con gli ucraini?». Ben prima di trovarsi dinanzi all'«inferno di Treblinka» e che i crimini nazisti siano svelati al mondo in tutta la loro efferatezza, Grossman non si accontenta di rispondere a questa domanda, ma scandaglia le cause di quello che già si delinea ai suoi occhi come «il crimine più grande che sia mai stato commesso nella storia».
È stata definita una 'tempesta perfetta' quella che si è abbattuta sull'Occidente. La guerra, la crisi energetica e l'emergenza climatica hanno sconvolto le nostre vite quotidiane. Per la prima volta nella memoria recente, tra profezie di scaffali vuoti al supermercato e rischio di carestia globale, è sembrata addirittura minacciata la disponibilità di cibo sulle nostre tavole. Ma le cose sono andate sul serio come ci hanno raccontato i media? Che ruolo ha avuto la speculazione finanziaria? E la politica, quali interessi sta tutelando? Se è vero che siamo al cospetto di una crisi di sistema senza precedenti, occorre tirarne le fila senza cedere ad allarmismi e narrazioni fuorvianti. Di certo a essere saltato è il dogma del sotto costo, con i prezzi in salita mentre gli stipendi in Italia restano fermi al palo. A crescere è allora anche la frustrazione al supermercato, tra chi vuole ancora fare scelte ecosostenibili, ma vede svuotarsi il portafogli. Sottrarsi a questo ricatto morale è l'unica via d'uscita dal vicolo cieco in cui ci troviamo.
Per oltre trent'anni il costo della vita è rimasto fermo, i mutui hanno avuto tassi accettabili e l'inflazione sembrava appartenere alla nostra storia passata. Improvvisamente, nell'estate del 2021 i prezzi hanno cominciato a crescere in maniera esponenziale e senza controllo. Un aumento che non dipende da un incremento dei consumi e neppure da una carenza di produzione. Ma allora cosa ha prodotto questa inflazione? La risposta è semplice e diretta: la finanziarizzazione, il fatto che i prezzi non sono più determinati dall'incontro tra l'offerta e la domanda reali ma dalla speculazione finanziaria. Il capitalismo finanziario, guidato dai grandi fondi speculativi, sta così divorando il mercato, che ha perso la capacità di definire prezzi vicini al valore reale e quindi di fare il suo più tradizionale mestiere. Riempire il carrello della spesa e pagare le bollette è così divenuto un lusso determinato dalle manovre alla Borsa di Amsterdam, dalle strategie dei fondi hedge, dalle dinamiche della speculazione. Ma quali sono le possibili conseguenze di questa iperinflazione? Quali le soluzioni da adottare? Una mappa sintetica per orientarsi in un cambiamento epocale in pieno svolgimento. E per prendere posizione.
Il "secolo breve" è finito nel 1991: com'è, come sarà il nuovo secolo in cui abbiamo cominciato a vivere? Come saranno le guerre? Sopravviveranno le nazioni? E saranno ancora gli Stati Uniti il paese leader? Con quali nuovi e sconvolgenti problemi - dal degrado ambientale alla crescita demografica dovremo convivere? A queste e ad altre domande cerca di dare risposta Eric John Hobsbawm, Fellow della British Academy e Honorary Fellow del King's College di Cambridge.
La distinzione tra guerra e pace si è rotta. Viviamo in una zona di confine grigia: un mondo instabile, incline alle crisi, in perenne competizione e con attacchi infiniti tra potenze concorrenti. L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia è solo l'ennesima conferma di questa tesi. Un’analisi originale del precipizio economico e politico in cui si trovano l'Europa e il mondo. Un nuovo vocabolario per comprendere le relazioni globali di oggi. Pensavamo che connettere il mondo avrebbe portato una pace duratura. Invece l'effetto è che ce ne stiamo allontanando. Nei tre decenni seguiti alla fine della Guerra Fredda i leader mondiali hanno integrato l'economia, i trasporti e le comunicazioni del mondo, abbattendo i confini nella speranza di rendere impossibile la guerra. Così facendo, hanno involontariamente creato un formidabile arsenale di armi per nuovi tipi di conflitto e la motivazione per continuare a combattere. Le crescenti tensioni nella politica globale non sono un ostacolo sulla strada, ma parte stessa della pavimentazione. Voce autorevole e di spicco nel campo delle relazioni internazionali, Mark Leonard è entrato nelle stanze in cui si decide il nostro futuro, a ogni livello della società: dal quartier generale di Facebook e dai laboratori di riconoscimento facciale in Cina alle riunioni nei palazzi presidenziali e nelle installazioni militari più remote. Cercando di capire in che modo la globalizzazione ha infranto la sua promessa fondamentale di rendere il nostro mondo più sicuro e più prospero, Leonard esplora come potremmo strappare un futuro più speranzoso per quest’epoca di non pace. Prefazione di Marta Dassù.
Un giorno al compositore inglese Sir Edward Elgar venne chiesto da dove provenisse la sua musica. La risposta fu: «La mia idea è che ci sia musica nell'aria, musica dappertutto intorno a noi, il mondo ne è pieno e ne puoi prendere ogni volta tutta quella di cui hai bisogno». Lo stesso accade per le piante che, come la musica per Elgar, sono letteralmente dappertutto e per scriverne non si deve far altro che ascoltare le loro storie e raccontarle. Tutte quelle di cui abbiamo bisogno. È così che è nato questo libro, scrivendo storie di piante che intrecciandosi agli avvenimenti umani si legano le une alle altre nella narrazione della vita sulla Terra. Perché le piante costituiscono la nervatura, la mappa (o pianta) sulla base della quale è costruito l'intero mondo in cui viviamo. Non vederla, o ancora peggio ignorarla, credendo di essere al di sopra della natura, è uno dei pericoli più gravi per la sopravvivenza della nostra specie
In questo libro Massimo Recalcati si rivela commentatore lucido e originale della nostra vita collettiva degli ultimi vent'anni: le trasformazioni della famiglia, il disagio della giovinezza, il declino irreversibile dell'autorità paterna, il ricorso diffuso alla violenza, lo scientismo come nuova forma di religione, il culto ipermoderno del corpo in salute e del benessere, la medicalizzazione della vita, lo schermo narcisistico dei social, l'isolamento e la spinta melanconica alla morte in un mondo dominato dal consumo e dalla celebrazione dell'immagine, la crisi economica e la precarietà del lavoro, il trauma della pandemia e la sua incidenza sulle nostre esistenze, l'orrore della guerra e della repressione patriarcale degli ayatollah contro le donne sono solo alcuni dei temi affrontati, insieme a quelli più direttamente politici che riguardano i ritratti psicoanalitici dei maggiori protagonisti della politica nazionale e internazionale dell'ultimo ventennio come Berlusconi, Grillo, Renzi, Salvini, Mattarella, Draghi, Trump e Putin. In queste pagine Recalcati offre al lettore un appassionato ritratto antropologico del nostro Paese e dei problemi del mondo contemporaneo.
...Partiamo dalla nostalgia, quella che proviamo quando realizziamo che l'estate è ormai trascorsa, e di essa restano solo alcune bellissime immagini che ci fanno pensare di aver lasciato alle nostre spalle i giorni migliori dell'anno o talvolta persino della nostra vita... Una luce immobile e accecante, le onde del mare increspate di spuma, il canto delle cicale oltre la spiaggia, i bambini sulla sabbia tra castelli e conchiglie, le sagome di chi abbiamo amato per una stagione sola. L'estate vive anche in fotogrammi fissati nella memoria, perché non è solo un momento particolare dell'anno, è anche un'idea di felicità, di rifugio, di luogo ideale della nostra giovinezza. In questo viaggio dell'uomo attraverso le stagioni, riscopriamo l'estate come il tempo dei desideri e dei sogni. E tra arte, musica, letteratura, la inseguiamo lungo il cammino della storia: nelle apparizioni delle divinità greche e nell'arido regno egizio; nelle risaie assolate degli imperi cinesi e nelle feste dei santi medievali; negli ombrosi giardini del mondo islamico e nei «grand tour» di ricchi viaggiatori europei. Infine, nel caldo sempre più afoso delle città contemporanee, e nei luoghi esotici o affollati delle nostre vacanze. Questo è il racconto della stagione più attesa, lunga e al tempo stesso fugace come una giornata di sole.
«Le persone che chiamiamo "leader" hanno un campo visivo più sviluppato di noi "follower". La mostruosità della leadership comincia da qui: da questi occhi enormi e deformi, simili a quelli delle mosche, che vedono in lungo e vedono in largo. È una dote innata, ma che soltanto pochissimi riescono a maturare in talento, attraverso una lunga pratica e incessanti esercizi.» È da questi occhi, o meglio dalla capacità di osservazione che sono capaci di esercitare, che prende avvio l'analisi di Antonio Funiciello, già capo di gabinetto dei presidenti del Consiglio Mario Draghi e Paolo Gentiloni. Un'analisi che non rincorre alcun mito del leader forte, ma che dichiara l'assoluta necessità della leadership per affrontare le sfide attuali. Per tracciare una sorta di ritratto del leader assente, Funiciello prende in esame tre coppie di politici del passato: Golda Meir e Harry Truman, Cavour e Lincoln, Nelson Mandela e Václav Havel. Dal confronto di queste figure, forgiate ed emerse dalla lotta politica, riconosciamo quale sia la vera forza della buona leadership: la disposizione a voler imparare a diventare leader; la fedeltà a una causa; la capacità di delega contro ogni narcisistico accentramento; l'abilità di pianificare senza affidarsi alle proprie intuizioni; saper giocare di sponda - e sporco, se necessario; il rispetto degli avversari; la dissidenza come scintilla dell'azione trasformativa. Oltre alle figure del passato, l'autore mette a fuoco alcune qualità di leader che ha avuto modo di osservare da vicino, in particolare il presidente Draghi e Angela Merkel. A fare da apripista in questo avvincente racconto, il leader riluttante per eccellenza, Mosé: colui che guida un popolo nel deserto dell'incertezza, lasciando in eredità ai suoi seguaci - e anche ai suoi detrattori - quella Terra Promessa in cui lui non metterà mai piede. Potenza della vera leadership.
Correva il 1992 quando il governo di Giuliano Amato prese atto che il sistema pensionistico rischiava di fare crac. Da allora, invece, ogni governo ha fatto di tutto per mettere a rischio la sostenibilità della previdenza, mentre l'aumento dei posti di lavoro, l'unico vero antidoto, è rimasto pura propaganda elettorale. Il risultato è che già ora i contributi di chi lavora non riescono a coprire l'intera spesa. Il numero delle pensioni pagate è ormai pari al numero dei lavoratori attivi. E il buco si allarga sempre di più anche a causa di dinamiche demografiche preoccupanti: in tre anni l'Italia ha perso un milione di abitanti, mentre il numero dei morti ha ormai doppiato quello dei nuovi nati. Per non dire della sopravvivenza di assurdi privilegi per alcune categorie protette. A cominciare dai parlamentari e dai consiglieri regionali, ai quali continuiamo a regalare la doppia pensione con i contributi figurativi pagati dalla collettività. E poi i benefici incomprensibili per i militari, i dipendenti della Regione siciliana, i piloti e gli assistenti di volo, le decontribuzioni a pioggia per accontentare tutti. Fino all'esercito dei finti disoccupati agricoli e dei falsi invalidi civili. Stime ottimistiche dicono che nel 2046 la voragine delle pensioni arriverà a 200 miliardi. Una somma superiore all'intero gettito Irpef. Lo scenario è terribile: se non si interviene in modo serio, fra vent'anni i soldi per pagare le pensioni non ci saranno più. La via d'uscita è una sola e obbligata. Rivoluzionare l'intero sistema. E in fretta.