Il libro affronta da un punto di vista esegetico e spirituale l'analisi dei quindici Salmi che, dal Salmo 120 al 134, portano il titolo di "Canti dei gradini". L'analisi è condotta utilizzando i metodi interpretativi della Scrittura propri della tradizione ebraica e privilegia un approccio al testo che mira a fare emergere quei sensi che la Parola in sé contiene ma che, per essere svelati, hanno bisogno di un lavoro di ricerca umile, continuo e pronto ad affidarsi solo alle parole del testo, alla loro leggerezza e alla loro pesantezza, alla loro semplice e piana voce di preghiera e alle loro complesse risonanze spirituali. Se è vero, come insegna la tradizione rabbinica, che nella Torà non c'è un prima e un dopo, ogni parola della Scrittura può essere una porta che si apre su infiniti microcosmi che solo l'interpretazione è capace di svelare e di compiere. Fra le parole contenute nella Scrittura quelle dei quindici Canti dei gradini hanno una forza particolare perché ci inducono alla elevazione del cuore e perché ci confortano nel cammino dell'attesa in quanto proclamano la fedeltà di Dio alle promesse. I quindici Salmi sono, quindi, quindici gradini di un percorso spirituale che consente all'uomo di cercare Dio là dove si lascia trovare e di procedere, gradino dopo gradino, lungo la scala che dall'abisso, in cui ad ogni passo rischia di cadere, lo eleva al bene che può essere compiuto in ogni momento e in ogni luogo quando si affida completamente a Dio e compie la sua Parola.
È la storia di Hindi, una ragazza ebrea appartenente alla comunità di Sighet, una cittadina della Transilvania rumena, annessa all’Ungheria durante la seconda guerra mondiale (oggi Sighetu Marmatiei in Romania). Lei e la sorella Relu passano drammaticamente nel maggio 1944 dai momenti spensierati della loro adolescenza alla deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz, insieme ad altre diecimila persone, tutte appartenenti alla comunità di Sighet. Le ragazze sopravviveranno alla deportazione e alle atrocità dell’Olocausto grazie alla reciproca unione e alla solidarietà con le loro amiche.
Nella prima parte del libro Hindi elenca con accuratezza i membri della sua famiglia e del suo parentado (la maggioranza dei quali troverà la morte nella deportazione), le tradizioni della comunità ebraica e la sua vita quotidiana.
Dopo la liberazione Hindi cerca di tornare a casa, ma la trova confiscata dai comunisti. Il matrimonio con Laci Rothbart la porta a maturare la decisione di fuggire dal blocco sovietico, nella speranza di una vita libera in America: l’arrivo in California le consente finalmente la ricostruzione di una nuova vita, senza dimenticare il suo tragico passato.
"Dovrò parlare di quello che ho vissuto. È il mio compito, ora l’ho capito. questo è l’unico motivo per cui sono sopravvissuta.
(L’autrice)
Autrici
Hindi Rothbart nasce nel 1924 a Sighet, in Romania, e a 19 anni viene deportata ad Auschwitz. Dopo la liberazione si sposa con Laci Rothbart e ha il suo primo figlio, Bob, in un campo profughi dell’Austria. Si trasferisce poi con la famiglia in California, dove nasce il secondo figlio, Stanley. Ha iniziato a raccontare la sua storia nelle scuole frequentate dai figli, ma ha deciso di scrivere questo libro solo nel 2007. Muore nell’ottobre 2012.
P’nehah Goldstein, ebrea newyorkese, è una affermata autrice di sceneggiature per la tv e il cinema. Sue sono le sceneggiature dei film Natale a novembre (2008) e Un amore per Leah (2009).
Soltanto in tempi recenti, la globalizzazione della religione è divenuta oggetto di studio nelle scienze umane, soprattutto in campo sociologico, mentre una simile intensa attenzione non sembra aver toccato l’analisi storica della mondializzazione del sacro e del secolare.
L’analisi dei rapporti instauratisi in passato tra religioni e secolarizzazioni sviluppata nelle pagine seguenti propone un approccio globale alla questione e, proprio considerando lo sfondo estremamente mutevole su cui si muove, intende offrire alcune coordinate introduttive utili a orientarsi in territori soltanto marginalmente esplorati dagli storici. La scelta di circoscrivere l’osservazione alle tre “religioni del Libro” è un limite consapevolmente posto a questa ricerca, non tanto perché altre confessioni non abbiano un peso rilevante o non siano toccate da fenomeni assimilabili alla secolarizzazione, ma in quanto le tre fedi monoteistiche hanno tra loro tratti, luoghi di influenza e traiettorie, almeno in parte, comuni. La comparazione risulterebbe, infatti, più frammentata se ampliata ad altre “esperienze del sacro” e, non da ultimo, richiederebbe specifiche ed estese competenze su mondi assai complessi.
Ricostruire le origini delle relazioni tra sacro e secolare in una prospettiva globale, evitando semplificazioni svianti e catastrofismi immotivati, può aiutare a capire le ragioni del loro instabile equilibrio, ma anche a comprendere come sia possibile tenere insieme libertà individuali e legami comunitari nell'ingarbugliato "villaggio globale".
La cronaca propone sempre più spesso occasioni per riflettere sul rapporto tra religioni e politica: dall’educazione familiare ai simboli religiosi nei luoghi pubblici, dai cambiamenti di regime alle intromissioni delle credenze morali nell’elaborazione delle leggi. Di fronte alle tensioni attuali è opportuno conoscere le origini di questo rapporto contrastato: misurare quale impatto abbiano avuto i conflitti tra sacro e secolare sulla scuola, sul matrimonio, sulla scienza o sulla organizzazione delle società aiuta a comprendere come le fedi hanno contribuito a forgiare il mondo globalizzato. La ricca dialettica tra fenomeni religiosi e processi di secolarizzazione è frutto di percorsi che nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’islam hanno seguito traiettorie diverse, ma che si sono tra loro continuamente incrociati. Uno sguardo plurale, che riflette su fedi e forme differenti dell’attuale pensiero laico e, allo stesso tempo, coglie le loro influenze reciproche lungo i secoli.
Indice
Introduzione
1. I confini della storia
2. Società in movimento
2.1. Fedi e società moderne
2.2. Famiglie nella secolarizzazione
2.3. Le religioni a scuola
3. La politica delle religioni
3.1. La laicità dello stato
3.2. Il potere della fede
3.3. Religioni rivelate e democrazia politica
4. I nuovi interrogativi
4.1. Un mondo uscito da Dio
4.2. “Multisacro” o “multisecolare”?
Un saggio profetico sulla “questione ebraica” che profetizza l'esito drammatico delle persecuzioni naziste e l’odierno scontro con l’Islam.
Pubblicato in Inghilterra nel 1924 con un linguaggio che risentiva fortemente della temperie culturale del tempo, questo saggio mostra ancora oggi tutta la grande capacità “profetica” del suo Autore nel predire non solo la catastrofe che di lì a poco sarebbe avvenuta con l’Olocausto, ma anche le irrisolte problematiche politiche e religiose che sarebbero sorte con la nascita (nel 1948) del futuro Stato di Israele. Invece che negare l’esistenza di una “questione ebraica”, come già ai suoi tempi era di moda fare, Belloc cerca di capirla e di risolverla, prevedendo che l’ostilità sarebbe presto passata dalle parole e dagli scritti ai fatti. Il volume, ormai di valore sia storico-documentale sia teoretico, è ancora di grande interesse e attualità, prescindendo da tutte le questioni religiose e offrendo importanti spunti di riflessione su grandi temi contemporanei come la modernizzazione e lo scontro con l’islam.
Il Libro della rivelazione di Baruc, figlio di Neria, tradotto dal greco in siriaco, scritto a ridosso della caduta di Gerusalemme (70 d.C.), si interroga sul senso di questo evento e, come sempre, il passato diviene la chiave per comprendere il presente e gli eventi futuri che incombono. Il racconto della distruzione della città è interpretato e teologicamente rispensato: si tratta di una visione complessa, affascinante e inquietante che Baruc, testimone eletto da Dio, narra dischiudendo, col linguaggio potente delle immagini, il significato della sofferenza, del male e della sua espiazione.
Le storie dell’antico Israele si assomigliano tutte perché tutte assomigliano alla storia contenuta nel testo biblico, ne assumono la linea narrativa, ne fanno propria la trama.
Quest’opera riporta la vicenda della nascita d’Israele alla sua realtà storica, prende atto dei risultati della critica testuale e letteraria, dell’apporto dell’archeologia e dell’epigrafia ed è concepita secondo i criteri della moderna metodologia storiografica.
Partendo dalla constatazione che il racconto biblico è frutto di una elaborazione molto tardiva, Liverani riporta i materiali testuali all’epoca della loro redazione, ricostruisce l’evoluzione delle ideologie politiche e religiose in progressione di tempo, inserisce saldamente la storia d’Israele nel suo contesto antico-orientale. Emergono così la ‘storia normale’ dei due piccoli regni di Giuda e d’Israele, analoga a quella di tanti altri piccoli regni locali, e la ‘storia inventata’, che gli esuli giudei costruirono durante e dopo l’esilio in Babilonia, proiettando indietro sulla loro storia i problemi e le speranze del loro tempo. Un libro importante che parla a tutti.
«Un libro dotto ma che si legge di slancio, proprio come una storia avvincente.»
Elena Loewenthal, “Tuttolibri”
«Gerico non è crollata al suono delle trombe di Giosuè, la conquista della Terra Promessa non è mai avvenuta così come narrato, Salomone non aveva un grande regno e forse il Dio del Sinai un tempo aveva anche una compagna. Il libro di Mario Liverani, sintesi affascinante di lavori in corso da anni tra gli archeologi israeliani e non, è fatto per provocare una scossa a quanti si sono nutriti per decenni di quel filone che nel dopoguerra fu trionfalmente inaugurato da testi come La Bibbia aveva ragione di Werner Keller.»
Marco Politi, “la Repubblica”
I testi medievali della mistica ebraica dedicano molte pagine alla musica e al canto, ma non è agevole ricostruire dai numerosi passi che trattano questo tema una concezione rigorosa e coerente. Tuttavia dalle affascinanti e spesso fantasiose osservazioni sulla funzione del canto nell'ebraismo si possono ricostruire le idee portanti su ciò che la musica ha rappresentato nel corso dei secoli. Se è vero che esiste un ebraismo più volto verso una concezione razionalistica e un ebraismo più volto verso il misticismo, indubbiamente quest'ultima corrente ha privilegiato la musica e il canto, sino a identificarli con la preghiera. Lo Zohar, il grande testo medievale della mistica ebraica, ha rappresentato una fonte inesauribile di osservazioni su questo tema: questa ricerca ha puntato soprattutto a una lettura, spesso tra le pieghe di questo affascinante libro esoterico, delle pagine dedicate alla musica. Ne emerge una concezione ovviamente molto lontana da ciò che nella cultura occidentale si è inteso per l'arte dei suoni. Ma l'interesse nasce proprio dal confronto tra due tradizioni culturali molto diverse tra loro ma che in qualche modo hanno entrambe portato il loro contributo allo sviluppo della civiltà musicale in cui viviamo.
"Questo libro sicuramente non è un libro di Qabbala. L'ho voluto più vicino a un soffio che alza nell'aria spore sfuggevoli, da trattenerne a stento qualcuna in mano. Tuttavia ho cercato di non stemperare, di non scendere a miti compromessi. Spero risulti consapevolezza di una ritrosia della trascendenza. Piccole scintille da braccare per metterle - perché no - in sorriso." (Haim Baharier)
"Questo libro si è sviluppato nel corso di molti anni, come il frutto maturato lentamente di un lungo lavoro di ricerca e di interpretazione della grande letteratura chassidica, dei suoi insegnamenti e delle sue leggende". Con queste parole Martin Buber ci introduce agli otto saggi che compongono "Il messaggio del chassidismo", che, scritti tra il 1921 e il 1943, costituiscono il necessario complemento metodologico di quelle centinaia di storie e leggende chassidiche che il filosofo raccolse nell'arco della sua intera vita. Qui, anche attraverso una serie di paralleli che vanno da Shabbetay Tzvi a Baruch Spinoza, da Plotino a Meister Eckhart, da Jakob Frank ai profeti dell'Antico Israele, fino alla mistica sufi e al buddhismo zen, si dispiega la formulazione classica dell'interpretazione buberiana del chassidismo, la quale, intrecciandosi con le tesi del pensiero dialogico, di cui Buber fu sommo esponente, trova una sua densa sintesi nel sintagma "mistica divenuta ethos". Dei numerosi volumi dedicati da Buber alla mistica ebraica dell'Europa orientale - riconosce espressamente il filosofo - "questo è l'unico in cui esprimo in modo immediato quel messaggio che il chassidismo non volle essere ma che fu, ed è - per l'umanità".
Descrizione dell'opera
Nella maneggevole collana «Economica EDB» viene riproposta a prezzo contenuto l'opera di un grande studioso della storia e della cultura ebraica.
Compilato e redatto nei primi secoli dopo Cristo, il Talmud è inteso dagli ebrei come dottrina orale, mentre la Bibbia è ritenuta rivelazione scritta. Come ogni testo, porta l'impronta del suo tempo, tuttavia attraverso i secoli è diventato fondamento atemporale della vita giudaica.
Nella prima parte del volume, l'autore presenta un'introduzione generale al Talmud e a quella che può considerarsi la sua "base", la Mishnah: ne descrive fonti, origine ed evoluzione storica e letteraria. La seconda parte - quella principale - propone una raccolta di testi talmudici, concisamente commentati per facilitarne la comprensione. Il criterio di scelta è letterario, al fine di mostrare la molteplicità dei generi: testi di carattere religioso normativo, racconti, leggende, parabole, proverbi, apocalissi, preghiere, lamentazioni funebri, saggi di esegesi biblica ecc...
La terza parte descrive l'accoglienza sempre più calorosa incontrata dal Talmud, fino a diventare opera centrale del giudaismo, anche se, nel corso dei secoli, non sono mancate riserve e ostilità da parte di correnti minoritarie.
Sommario
Prefazione alla traduzione italiana (A. Vivian). Introduzione. Glossario. Nota bibliografica all'edizione italiana. I. ORIGINE, NATURA E CONTENUTO DEL TALMUD. 1. Il quadro storico. 2. I rabbi. 3. La scuola. 4. La tradizione orale. 5. La Mishnah. 6. La Tosefta. 7. Il Talmud palestinese. 8. Il Talmud babilonese. 9. La logica dei rabbi. II. TESTI SCELTI. 1. La catena della tradizione (Abot I,1-18-II,8). 2. Testi halakici. 3. Testi haggadici. 4. Un'unità testuale conclusa (Jebamot 61b-64a). III. LA FORTUNA DEL TALMUD. 1. Cresce l'autorità del Talmud. 2. Il Talmud nella polemica cristiana. 3. Tra il medioevo e l'età moderna. Indici.
Note sull'autore
GÜNTER STEMBERGER (Innsbruck 1940) si è formato presso istituzioni universitarie in Austria, Gran Bretagna, Francia e Italia. Giudaista di fama internazionale, visiting professor presso università tedesche e statunitensi, membro corrispondente della Accademia delle Scienze Austriaca, dal 1977 è titolare dell'insegnamento di giudaistica presso l'Università di Vienna. La sua indagine scientifica si è concentrata sulla storia, la letteratura e la religione del giudaismo tardoantico e altomedievale.Autore di numerosi saggi e articoli sulla storia e la cultura ebraica, in italiano è stato fra gli altri tradotto il suo libro Il Midrash. Uso rabbinico della Bibbia. Introduzione, testi, commenti, EDB, Bologna 22006.
La figura del medico che ha parimenti conseguito la laurea rabbinica e che sovente diviene guida spirituale della sua comunità consente di avvicinare in una prospettiva nuova e originale lo studio e la pratica della medicina nel mondo ebraico. Medici rabbini hanno curato illustri figure di papi e di regnanti in un periodo in un periodo in cui i corregionali vivevano in condizioni di forte discriminazione. I saggi qui raccolti attraversano il tardo Medioevo e il Rinascimento sino a giungere a oggi. Ripetutamente si punta lo sguardo verso la città di Roma, ma il panorama si estende anche a Ferrara, Padova, Venezia e altre citò italiane, alla Francia e alla Spagna, prima e dopo l'espulsione del 1492.
L'importanza della storia della lingua ebraica va molto al di là dell'aspetto meramente linguistico. In quanto lingua della Bibbia, l'ebraico fu considerato per molto tempo dai teologi come «la madre di tutte le lingue». La sua storia è tutt'uno con quella del popolo ebraico nella sua terra prima e nella Diaspora poi. Dopo secoli di torpore, durante i quali l'ebraico era diventato solo una lingua liturgica e una lingua scritta, miracolosamente è tornato a rivivere nella terra che l'ha visto nascere.