
La nuova scommessa di Muhammad Yunus - dopo aver ribaltato gli assunti di base del mondo dell’economia con la sua idea di microcredito - sta nel pensare un capitalismo diverso, basato su imprese che abbiano per scopo non solo il raggiungimento del profitto ma anche la ricchezza sociale: il business sociale. In Si può fare! Yunus entra nel merito degli esperimenti di business sociale avviati in questi ultimi anni, spiegando cosa ha funzionato e cosa invece è da cambiare, grazie alla sua capacità di sapere sminuzzare i problemi in modo non convenzionale, parlando di continuo con i protagonisti, per ripensare di continuo convinzioni e procedure. Oltre al racconto dei primi passi (e difficoltà) dell’esperienza Danone in Bangladesh, si susseguono il delizioso racconto della vicenda della Mirakle Couriers di Mumbai, un social business di consegna a domicilio gestito da sordomuti poveri organizzati da un giovanotto che studia a Oxford. Oppure l’incredibile vicenda dei medici dell’Ospedale dei bambini di Firenze, che dopo aver messo a punto l’unica cura contro la talassemia a livello mondiale, dal 2007 stanno cercando di esportarne le pratiche anche negli angoli più poveri dell’Asia. O ancora la collaborazione fra la multinazionale francese Veolia e il mondo Grameen per distribuire acqua potabile purificata nel bacino dell’Himalaya in cui l’acqua è sì abbondante, ma contaminata da tracce di arsenico di origine naturale.
Questo libro introduce un concetto fondamentale per le future sorti dell'umanità. Estranei alla dimensione privata e al valore commerciale, ma anche all'alternativo privato e statale, i beni comuni sono riemersi nella notte dei tempi diventando la bandiera dei movimenti progressisti mondiali che cercano una via d'uscita dal capitalismo. Il recupero dei diritti delle comunità sui beni comuni, la loro riappropriazione delle risorse naturali rappresenta un nuovo paradigma di società organizzata a livello locale e a partecipazione democratica, ecologicamente sostenibile, integrativo e in parte anche sostitutivo del mercato, da rilanciare anche nei paesi del Nord.
Ci hanno raccontato che saremmo diventato ricchi grazie al Dow Jones, liberi di navigare nelle reti della New Economy, moderni e globali nel mondo unificato dalla fine della guerra fredda. E adesso? Se è tutto un modello culturale e politico quello che la crisi economica e finanziaria ha messo in ginocchio, si stenta a vedere quale alternativa possa sostituire gli entusiasmi degli ideologi del mercato e la sicumera dei retori anti-statalisti. E a sinistra si ode solo un silenzio assordante. Edmondo Berselli non vuole dare soluzioni, ma indicare almeno alcuni idee possibili, dall’«economia sociale di mercato» di Bad Godesberg alla dottrina sociale della Chiesa cattolica. Che sembreranno poco alla moda, ma hanno pur sempre assicurato alle generazioni europee del dopoguerra non solo una notevole crescita economica, ma anche una stabilità sociale (e forse una dignità morale) che oggi rimpiangiamo.
“Con i paraocchi delle
ideologie dominanti è difficile
vedere il comune, anche se
è ovunque intorno a noi.”
Al di là della proprietà,
al di là del pensiero
unico liberalcapitalista
c’è il bene comune.
“Il problema che il libro pone è certo quello davanti
a cui tutti ci troviamo: tentare la costruzione di una
società libera anche nelle nuove condizioni della
globalizzazione, che non è solo economica ma
coinvolge profondamente la nostra mente e i nostri
stessi affetti, desideri, sogni.”
— Gianni Vattimo su Impero
Dopo il comunismo e il capitalismo, oltre Karl Marx e Adam Smith c’è la vera alternativa: il “comune”, ovvero il bene comune. Insieme di conoscenze, linguaggi, affetti, energie, mobilità e natura, questo patrimonio generale è ciò a cui deve tendere la moltitudine se vuole modifi care davvero, dalle radici, l’impero economico odierno. Non attraverso l’insurrezione armata o la violenza sovversiva. Ma con una serie di pratiche che mira a restituire alle masse quello che appartiene loro di diritto, da sempre: la sovranità. In questo ultimo capitolo della trilogia inaugurata da Impero e proseguita con Moltitudine, Michael Hardt e Antonio Negri delineano un modo rivoluzionario di pensare la nostra epoca, completando un’opera destinata a essere per il XXI secolo ciò che il Capitale è stato per il XX. Dalla critica alle teorie del fascismo globale alla marginalizzazione umiliante delle classi produttive, dalle contraddizioni del sistema mondiale alla fi ne progressiva della funzione del capitale, dal fallimento dell’unilateralismo alla crisi che fa ormai da sfondo alla nostra vita, gli autori ci guidano in un percorso in cui modernità e tradizione, passato e futuro convivono. E propongono una serie di azioni politiche indispensabili per opporsi a quei poteri che lavorano non solo per sfruttare in privato ciò che è risorsa naturalmente data alla moltitudine, ma per bloccare la potenza straordinaria di quest’ultima, per arrestare la vitalità di un pensiero e di comportamenti capaci di essere autenticamente collettivi. Un’opera senza pari nel pensiero contemporaneo, un libro ricco e polifonico che cerca di “afferrare la scintilla che manderà a fuoco la prateria”. Per rivoluzionare il mondo ripartendo dalla povertà, dall’amore, dall’uomo.
Tema ormai cruciale per tutte le organizzazioni, il diversity management è un approccio consolidato di gestione del cambiamento all'interno del mondo aziendale. Lo studio coordinato da Giuditta Alessandrini dedica particolare attenzione alle situazioni di lavoro contemporanee, caratterizzate da fenomeni socioeconomici correlati alla globalizzazione, quali, per esempio, la multietnicità come fenomeno connesso alle dinamiche migratorie e all'integrazione di soggetti stranieri nelle aziende. I contributi presenti nel volume esplorano i modi attraverso i quali il dialogo interculturale può essere fondamentale per mantenere non solo la competitività delle imprese ma anche condizioni di benessere organizzativo e di equità nel rispetto dell'alterità. Strategie di accoglienza verso la diversità, infatti (intese come bagaglio di valori, professionalità e ricchezze relazionali), possono rappresentare per l'impresa un significativo valore anche nell'ottica del raggiungimento del bene comune.
Tra gli economisti c'è chi pensa che il mercato sia in grado di risolvere tutti i problemi, ma tra la gente comune, i politici, gli intellettuali sono moltissimi quelli che lo guardano con sospetto se non con ostilità. In realtà il mercato è un meccanismo potente e delicato che deve essere compreso per essere apprezzato, e che ha bisogno di regolazione e manutenzione per funzionare bene. Questo volume, ripresentato in edizione aggiornata, ne descrive e spiega il funzionamento a partire da esempi tratti dalla vita quotidiana, e allarga la trattazione al commercio internazionale e ai mercati finanziari, sottolineando come sia l'interazione tra scelte private e regole collettive a consentire al mercato di generare benessere e anche, a volte, a farlo entrare in crisi.
Giuseppe Bertola insegna Economia politica ed Economia del lavoro nell'Università di Torino. Economista apprezzato anche a livello internazionale, ha pubblicato per il Mulino "Europa, un'agenda per la crescita. Rapporto Sapir" (con altri autori, 2004).
I "sicari dell'economia" sono un'elite di professionisti ben retribuiti che hanno il compito di trasformare la modernizzazione dei paesi invia di sviluppo in un continuo processo di indebitamento e di asservimento agli interessi delle multinazionali e dei governi più potenti del mondo; sono, insomma, i principali artefici dell'"impero", di cui disegnano - lavorando dietro le quinte - la vera struttura politica e sociale. Per dieci anni John Perkins è stato uno di loro, e ha toccato con mano il lato più oscuro della globalizzazione in paesi come Indonesia, Iraq, Ecuador, Panama, Arabia Saudita, prima di affrontare una graduale presa di coscienza che lo ha portato a farsi difensore dell'ecologia e dei diritti civili delle popolazioni sfruttate. In questa autobiografia, appassionante come un romanzo e documentata come un'inchiesta di denuncia, Perkins ci costringe a riesaminare sotto prospettive inedite e inquietanti l'ultimo mezzo secolo di storia, e a interrogarci sul nostro futuro. Un bestseller internazionale indispensabile per comprendere a fondo le dinamiche dell'imperialismo e le ragioni dei conflitti che alimenta. Prefazione di Loretta Napoleoni.
Un'attenta analisi sul metodo, sul contenuto e sui teoremi del grande economista Giuseppe Toniolo.
Come affrontare le problematiche strategiche e gestionali delle imprese alberghiere. Particolare attenzione è dedicata dagli autori alle relazioni fra il proprietario dell'immobile destinato all'attività alberghiera, il titolare dell'azienda ed il suo gestore, nonché ai rapporti instaurati con l'albergo dai clienti individuali, dalle agenzie e dai tour operator. È approfondita l'analisi delle finalità e delle forme della collaborazione tra le imprese del settore, con particolare riguardo alle catene alberghiere. Sono illustrati i principi dell'organizzazione, le unità di cui è composta un'impresa singleunit, i differenti tipi di strutture organizzative, il rilievo della gestione del personale, le principali direttrici che dovrebbero guidare la progettazione delle strutture, gli indici di economicità della gestione alberghiera. L'analisi dei fattori ambientali, interni ed esterni, dei punti di forza e di debolezza dei concorrenti, della clientela potenziale e del livello di soddisfazione dei clienti effettivi costituiscono attività di marketing indispensabili per il successo dell'impresa alberghiera. Tali informazioni consentono d'intraprendere le più opportune strategie per lo sviluppo aziendale e di adottare le più efficaci politiche di prezzo, di distribuzione e di comunicazione. Il volume è rivolto principalmente alla formazione universitaria e a tutti i corsi specialistici che affrontano i problemi inerenti alla gestione delle imprese alberghiere.