
Viaggiare, un mito dei nostri tempi, un modo per entrare in contatto con la realtà e con noi stessi. Ma anche un genere di consumo, un piatto pronto cucinato con emozioni preconfezionate. Questo libro vuole far tabula rasa del consumismo, per pensare e raccontare il viaggio come se fosse un'esperienza sempre nuova, senza pregiudizi, mode, atteggiamenti, bagaglio culturale a carico o chissà quanti altri vizi o abitudini. Perché il viaggio ritorni a essere un'esperienza autentica e unica, è necessario passare attraverso il proprio corpo, ascoltarne i messaggi, decifrarne i cambiamenti, imparare ad esporlo alle sollecitazioni che provengono dall'esterno senza averne paura. E allora riscopriamo i sensi e la corporeità; il piacere di sudare, di rabbrividire, di rimanere abbagliati dal sole o di sentire la sabbia sulla pelle, o lo sgomento di ascoltare l'urlo assordante delle cascate Vittoria. Dalla Scozia al Marocco, dall'Ecuador a Jaipur, Marco Aime, antropologo e viaggiatore, racconta paesaggi, persone, atmosfere, sensazioni, emozioni: parla di sé, e parla di noi, umanità in viaggio.
Partendo dal frutto tentatore del giardino dell'Eden fino ad arrivare al divino foie gras, una maliziosa e divertente carrellata di cibi proibiti che hanno definito le varie culture nel mondo. Associando ciascuno dei piatti tabù a uno dei sette peccati capitali, l'autore ci mostra che, quando un piacere primario come il cibo viene criminalizzato, la storia che ne nasce è a dir poco sorprendente. Ricco di storie incredibili e dei racconti di viaggio dell'autore in luoghi esotici, "Nel giardino del diavolo" è un libro singolare che coniuga l'amore per il cibo e la curiosità per la cultura ed esprime un grande amore per l'arte del viaggiare.
È salito su un'infinità di cime, affrontando spesso vie estreme e ha rischiato discese temerarie con gli sci dal Nanga Parbat e dall'Everest. Non di rado si è trovato a mettere alla prova i suoi stessi limiti, quando sopravvivere è questione di pura fortuna. In questo volume racconta i suoi cinque tentativi al K2, la "montagna delle montagne", che conquista finalmente il 22 luglio del 2001. La descrizione del lungo percorso che porta al K2 è intervallata da molti episodi che lo hanno condotto in situazioni apparentemente senza via d'uscita, sia a causa di errori commessi, che a causa di problemi dovuti ai materiali, al cattivo tempo o semplicemente al caso. Kammerlander racconta il modo in cui ha affrontato e superato queste situazioni.
Un viaggio negli Stati Uniti, coast to coast, alla scoperta delle numerose comunità irlandesi americane e delle nove città chiamate Dublino presenti negli USA. Racconta in termini comici gli incontri con gli irlandesi americanizzati, registra i ricordi delle dure esperienze di immigrazione, indaga le radici irlandesi riconoscibili nel jazz, nel blues e nei gospel e presenta il pantheon degli eroi irlandesi americani, da John F. Kennedy a Billy the Kid, alla ricerca delle profonde connessioni fra la più grande potenza del mondo e la minuscola Irlanda.
"Quella di cui godevo in quei giorni afosi, camminando sui larghi marciapiedi di viale Manzoni e di via Merulana al riparo del fogliame dei platani, era indubbiamente una felicità partorita da un'illusione: l'illusione di un piccolo numero di strade e incroci capace di suggerirmi la sensazione, razionalmente insana, che esistesse per me, come di farmi sentire a casa, qualunque disastro fosse in corso o mi pendesse sulla testa..."
Dalla voce di un protagonista, la rinnovata spedizione sul K2. Il diario di un'impresa tra entusiasmo e difficoltà. Michele Comi, geologo e guida alpina, parte dall'Italia per unirsi alla spedizione sul K2 che celebra il cinquantesimo anniversario della prima salita sul Karakorum, compiuta dagli alpinisti Compagnoni e Lacedelli il 31 luglio 1954. Venticinque alpinisti affronteranno il K2 da sud, ripercorrendo la via del '54, e da nord, dal versante cinese. L'impresa sarà anche l'occasione per compiere ricerche geofisiche e ambientali su una delle più belle montagne del mondo. Età di lettura: da 12 anni.
Federico Rampini, editorialista ed inviato di «Repubblica», saggista, è nato a Genova nel 1956. Ha vissuto a Parigi, Bruxelles, Roma, Milano, San Francisco. Ha insegnato all'Università di Berkeley. Attualemente abita in uno Houtong vicino alla città proibita di Pechino. Una parte di lui, come racconta in questo libro, è rimasta in California.
Questo non è un libro di viaggio, un testo giornalistico o un saggio, è un misto. È la storia vera delle storie vere raccolte in anni di viaggi solitari. È l'Amazzonia dall'immensa geografia, foresta-continente, inferno verde e paradiso perduto di banditi e di eroi che cercano un futuro. Ma è anche la vicenda di uno che, dieci anni fa, cominciò a viaggiare, in Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador, Venezuela, e soprattutto in Brasile. E non è riuscito più a fermarsi.
Il tirolese Hans Kammerlander ha raggiunto quasi tutti i traguardi ai quali un alpinista possa ambire: le grandi pareti delle Alpi, il K2 scalato nel 2002, la discesa sugli sci dal Nanga Parbat e dall'Everest. Delle sue "imprese eroiche" ha parlato in libri di successo e nelle conferenze che tiene in tutto il mondo. In questo libro, Kammerlander non si propone di glorificare successi strepitosi o drammatiche tempeste sulle vette, bensì di raccontare le tante piccole esperienze compiute lungo il suo cammino di alpinista. Il tema non è il lato eroico del suo sport, quanto, invece, il divertimento con gli amici, i piccoli errori, i casi bizzarri. Racconta di folli scalate notturne, degli amici sherpa, di vie sbagliate, di scambi di scarponi, di clienti imbranati.
Il Carnet è la scansione poetica del viaggio in Italia compiuto da Max Jacob nel giugno 1925. Il fascino di questo taccuino, al di là del suo valore documentale, anche autobiografico, deriva principalmente dalla lucentezza dello stile. Il concreto dello scritto in "corsa" diventa esso stesso paesaggio, luogo e abbozzo architettonico di una originale tessitura.
Il 29 maggio del 1953 Tenzing Norgay ed Edmund Hillary conquistano l'Everest, compiendo un passo fondamentale nella storia dell'alpinismo. Tenzing Norgay è un figlio dell'Everest, il discendente di generazioni di umili contadini e pastori di yak. Sette uomini erano morti sotto una valanga nella spedizione del 1922, e due anni dopo gli scalatori Mallory e Irvine erano scomparsi in prossimità della cima. Ma lo sherpa del Solo Khumbu, il bambino venuto alla luce nei pressi del monastero buddista di Ghang-La, è riuscito a coronare il sogno di tutta una vita, portando a compimento gli sforzi delle spedizioni che da trent'anni si affannavano sulle terribili pendici ghiacciate della Madre dea del mondo.
Fin dal 1933, quando si è lanciato in una traversata a piedi dell'Europa, Patrick Fermor è un'approssimazione all'archetipo del viaggiatore. "Mani" è il nome dell'ultima propaggine del Peloponneso, che si distacca dal resto della Grecia per la sua storia di terra inaccessibile e per la sua natura di terra aspra e allucinatoria. Quasi sempre a piedi, e per anni, ha percorso la regione descrivendone i paesaggi fascinosi, facendone rivivere storie, leggende e personaggi, definendo un modo di viaggiare non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Che entri in una torre costruita per respingere gli attacchi dei saraceni, che racconti delle icone custodite nei monasteri riesce a trasmettere quello che ha visto e sentito dalla prospettiva del nomade.