
Giorgio Montefoschi ritorna al viaggio, una passione che lo accompagna da lungo tempo. E lo fa con lo sguardo che gli è più consono, ossia quello del narratore. L'India, il Nepal ma anche Israele o l'Iran non sono solo mete geografiche ma soprattutto spunti di riflessione, di conoscenza, di comprensione. E il suo approccio ai fatti, alle cose, ai luoghi, agli uomini è innanzittutto motivato da una tensione morale, da una necessità spirituale.
Fra gli scenari insoliti di downtown Manhattan, nelle strade dei ghetti, si dipana una narrazione che collega i ricordi, le parole, gli atti di poeti nuyorican e sinoamericani, disegnatori metropolitani, scrittori affermati, sconosciuti attivisti del ghetto, ex leader di bande giovanili, storici locali, vecchi pugili italoamericani, immigrate testimoni di violenti cambiamenti sull'arco di settant'anni, giovani della strada, artiste d'avanguardia... Senza dimenticare il Brooklyn Bridge, il Flatiron Building, Central Park, Madison Avenue, i grattacieli uptown: icone newyorkesi strappate al ruolo simbolico in cui cinema, pubblicità, fotografia le hanno costrette. Il libro contiene una sezione fotografica di Marlis Momber.
Il Nanga Parbat, ovvero la Montagna Nuda, è alto 8125 metri ed è da decenni il sacro Graal dei migliori alpinisti. Negli anni '30 Willy Merkl tentò la salita e morì. Il suo fratellastro, Karl Herrligkoffer, ne fu ossessionato e tentò più volte di "conquistare" la montagna in nome del fratello. Nel 1970 programma con i fratelli Messner di raggiungere la cima dal versante Rupal. E la storia si ripete: Reinhold e Günther Messner sono i primi a salire lungo quella via ma sono costretti dal maltempo a scendere lungo il versante opposto, il Diamir: Günther perderà la vita travolto da una slavina. I tragici ricordi non abbandoneranno mai Reinhold che, dopo trent'anni, decide di raccontare la sua versione dei fatti.
Dopo l'ultima guerra alcuni ragazzi inglesi, fra cui l'autore di questo libro, chini sulle carte geografiche, cercavano il luogo giusto per sfuggire alla prossima distruzione nucleare. Scelsero la Patagonia. E proprio in Patagonia si sarebbe spinto Bruce Chatwin, non già per salvarsi da una catastrofe, ma sulle tracce di un mostro preistorico e di un parente navigatore.
Una vera e propria guida turistica di Lisbona, valida e utilizzabile ancora oggi, scritta nel 1925 dal più grande scrittore portoghese del Novecento: questi, in sintesi, il senso e l'importanza di questo volume, che accompagna il lettore alla scoperta di una delle più affascinanti e misteriose capitali europee. Scritta in inglese, questa guida faceva parte di un progetto più ampio e ambizioso che il Poeta voleva dedicare alla sua terra, rivendicandone il ruolo e l'importanza storica di fronte a un mondo che sembrava averla dimenticata: "All about Portugal" doveva intitolarsi la serie di pubblicazioni concepita da Pessoa e di cui questa guida resta la testimonianza più organica.
Giornalista in pensione, vedovo e solo, Bernard Ollivier ha deciso di realizzare il suo sogno: una lunga passeggiata a piedi che da Istanbul lo porti fino a Xian, lungo la Via della Seta. Conta di portare a termine questo incredibile percorso in quattro anni. "La lunga marcia" è il resoconto della prima parte della sua eccentrica aventura. Viaggiatore indifeso e volutamente non attrezzato, Ollivier offre ai suoi lettori un punto di vista inedito: una filosofia del procedere in lentezza e solitudine, un invito alla ricerca di se stessi e all'incontro con culture diverse e lontane.
Godimento del tempo e dei luoghi, il camminare è uno scarto rispetto alla modernità. Viaggiare a piedi è un gesto trasgressivo, una potente affermazione di libertà. E' un avanzare in modo trasversale nel ritmo frenetico della vita moderna. "Il mondo a piedi" propone un modo nuovo di viaggiare, mette in relazione il punto di vista dei personaggi storici quali Stevenson, Sansot e Basho, ponendoli attorno a un tavolo immaginario a scambiarsi opinioni sul senso del percorrere il mondo e la vita a piedi. Una dissertazione che induce a considerare con curiosità un aspetto ormai insolito del viaggio.
Bristol, metà del diciannovesimo secolo. Il reverendo anglicano George Packenham Despard parte con la famiglia per fondare una missione sull'Isola di Keppel, una dimenticata distesa di acquitrini a trecento miglia dalla Terra del Fuoco. Le reazioni dei fuegini all'opera di evangelizzazione oscillano fra l'indifferenza e la violenza più brutale, e la famiglia Despard, dopo pochi anni, farà ritorno in Inghilterra. A Keppel resterà solo Thomas Bridges, il figlio adottivo del reverendo, che ha un suo progetto particolare da portare a termine: la compilazione di un monumentale dizionario inglese-fuegino. Il lavoro di Bridges, di cui si servì anche Charles Darwin per gli studi per "L'origine dell'uomo", rappresenta una testimonianza del tentativo di rivelare al mondo una società già allora in procinto di estinzione. Un secolo e mezzo dopo, Ferrari decide di imbarcarsi alla volta dell'arcipelago di Capo Horn sulle orme dei primi abitanti europei. Il risultato è un testo dove la Terra del Fuoco, luogo fisico ma anche archetipo di un esotismo inafferrabile, si rivela l'approdo ultimo di sperimentati velisti oceanici e di eccentriche comparse in fuga dal mondo.
Una spedizione scientifica si è trasformata in un affascinante diario di viaggio. Di questo ci racconta un Libro inconsueto, da scoprire pagina dopo pagina. Sergio Ghione (Venezia, 1949) è medico e ricercatore presso l'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa. Ha una passione per la geografia e in particolare per le isole. Insieme a tre etologi e biologi marini un giorno di aprile del 1997 è partito per Ascensione, l'isola delle tartarughe.
Ai primi dell'Ottocento un vecchio vascello da guerra disarmato lascia le coste dell'Inghilterra diretto in Australia. A bordo, tra la folla multiforme dei passeggeri, c'è il giovane Edmund Talbot, destinato a importanti incarichi nell'amministrazione di Sua Maestà nel nuovissimo mondo. Il suo lungo viaggio, raccontato dapprima in forma di diario e infine in una sorta di autobiografia, sarà denso di vicende, incontri, rivelazioni, scandito dal trascorrere delle stagioni e dalla infinita mutevolezza del mare.
Si può viaggiare in tantissimi modi: c'è chi viaggia sempre e non parte mai; c'è chi parte e va lontano senza bisogno di viaggiare; c'è chi parte e viaggia e c'è chi non parte e non viaggia. "Viaggiare e non partire" è dedicato a tutti coloro che, in qualche modo, viaggiano, fisicamente o solo mentalmente. Un libro in cui si trovano consigli, riflessioni, massime, interviste a grandi viaggiatori, come Tiziano Terzani o Fosco Maraini, ma anche esperienze vissute dall'autore, viaggiatore attento, curioso e instancabile.