
Anselmo d'Aosta (1033-1109) è riconosciuto come la mente speculativa più originale dell'XI secolo. Nella storia della filosofia è noto soprattutto come autore dell'argomento del "Proslogio" per dimostrare l'esistenza di Dio, il cosiddetto "argomento ontologico" che ha attraversato i secoli fino ad arrivare alla filosofia analitica contemporanea. Il solco del suo pensiero è quello tracciato da Agostino - "Credo ut intelligam" (letteralmente: "credo per capire") - ma per Anselmo diventa una meditazione sulle ragioni della fede (il Monologio) e sulla fede che cerca l'intelligenza (il Proslogio}. Questa edizione offre una raccolta di testi anselmiani, costituita dai trattati e dagli opuscoli più significativi per chi voglia accostarsi al suo pensiero e al suo metodo.
Questo libro di Antonio Maria Sicari raccoglie i ritratti di santa Teresa di Gesù Bambino e dei suoi genitori, Zelia Guérin e Luigi Martin. L'autore, unificando i tre ritratti, costruisce infine, un unico grande ritratto di una famiglia santa, riconoscendo l'esigenza profonda di questo ai nostri giorni.
II volume contiene una raccolta di saggi su Bernardo di Clairvaux, a illustrare la multiforme e inesauribile ricchezza della sua personalità. Dopo un suo breve lucido profilo come monaco e scrittore, ecco il tema suggestivo della verecondia nell'abate di Clairvaux e nella teologia cisterciense; poi la teologia el'estetica nei suoi sermoni Super missus est; la sua peripezia con Abelardo, nuovamente letta; quindi l'arte, Bernardo e i cisterciensi, secondo un'interpretazione più vera e originale del rapporto tra l'antropologia religiosa e l'arte; e infine una testimonianza sul vissuto cisterciense oggi sotto la guida di Bernardo. Occasione della stesura di questi saggi: il secondo Convegno dedicato all'abate di Clairvaux da parte del Centro di Studi Cisterciensi dell'abbazia romana di Santa Croce in Gerusalemme, e l'inaugurazione della Cattedra di Teologia e Spiritualità Cisterciense promossa dallo stesso Centro presso l'Angelicum, l'Università che porta il nome di san Tommaso. Ecco perché alcuni degli interventi del volumetto illustrano la figura della teologia che questi ha elaborato nella "Scuola", insieme mettendo in luce l'intima dimensione contemplativa ed esperienziale che anche il sapere teologico tomistico contiene e perciò l'affinità che unisce i due grandi maestri, che continuano a insegnare che cosa sia la "sacra dottrina" e come ci si metta sulla sua strada.
Commentando l'Apocalisse di Giovanni, con l'intento di chiarire agli spaventati e increduli abitanti degli albori del nostro millennio la natura della fine del mondo, Gioacchino ha costruito un'opera di straordinaria forza letteraria, che ingigantisce le metafore e le immagini del testo di Giovanni. Il libro si popola di una miriade di simboli e figure che sono entrate a far parte del nostro immaginario collettivo. Il volume contiene anche una descrizione di tutte le opere di Gioacchino, del suo pensiero, delle sue influenze, che costituisce una chiara ed esauriente introduzione a un filosofo del quale si parla sempre più.
Dall'XI al XIV secolo si svolgono due grandi stagioni della mistica bizantina. Questo volume testimonia di entrambe riportando alla luce, grazie all'assiduo lavoro di studio e di traduzione di Antonio Rigo, numerosi autori e testi pressoché sconosciuti al pubblico italiano. Ne risulta un quadro quanto mai variegato, in cui la lezione dei Padri della Chiesa è intrecciata con la tradizione filosofica greca e con gli ideali di vita virtuosa dello stoicismo e di altre scuole. Tendenze e filoni si diversificano in modo notevole: ci sono autori che privilegiano il percorso ascetico, altri che trattano come centrale l'esperienza della contemplazione; per alcuni prevale una "mistica intellettualistica", per altri la "mistica del cuore"; chi propone un'adesione a Dio chiudendo progressivamente le porte dispersive dei sensi, e chi ritiene che solo attraverso la sensibilità più accesa si possa vivere questo contatto. Se la nozione di preghiera è la base per tutti, le pratiche del pregare possono differire alquanto, così come le tecniche psicofisiche di purificazione. L'intera storia della mistica bizantina, che si svolge prevalentemente in ambiente monastico ma non solo, è di enorme ricchezza e ha prodotto una tradizione carsica che è affiorata successivamente nel mondo cristiano ortodosso giungendo fino alla recente rinascita del Monte Athos.
Questo volume è dedicato da Walther Völker – uno dei massimi patrologi tedeschi del XX secolo – all’approfondimento di un aspetto fondamentale della figura di Massimo il Confessore finora sostanzialmente poco considerato, quello della vita spirituale.
Massimo (580-662 circa) fu un personaggio di primo piano nella discussione teologica dei suoi tempi, difensore della cristologia ortodossa del Concilio di Calcedonia, e per questo dovette subire le violenze dell’autorità imperiale, tanto da meritarsi il titolo di ‘Confessore’, tipico di coloro che ‘confessavano’ la fede cristiana a costo della sofferenza. Per il suo pensiero, la sua spiritualità e la sua passione fu famoso durante tutto il Millennio bizantino, ma nell’età moderna sostanzialmente trascurato.
La riscoperta di Massimo è dovuta sicuramente alle ricerche di von Balthasar, che risalgono al 1940, ma il grande teologo dedicò il proprio interesse soprattutto alla teologia e alla metafisica dello scrittore. Rimaneva sostanzialmente poco considerato un secondo aspetto dell’insegnamento del Confessore, vale a dire tutta la parte più ampiamente ‘spirituale’, da intendersi nella forma dell’ascesi, della vita monastica, della meditazione. Questo è, appunto, l’ambito della produzione di Massimo a cui si è dedicato Völker. Il grande patrologo ha scritto sull’argomento un volume monumentale, ricchissimo di dati, di citazioni, di riferimenti. Völker ha ricostruito la spiritualità di Massimo nei minimi dettagli, ma anche collocandola nella storia della spiritualità cristiana orientale, individuando in lui, mediante un poderoso lavoro erudito, le tracce dei mistici che lo precedettero, come Clemente di Alessandria, Origene, Gregorio di Nissa, e soprattutto Dionigi l’Areopagita ed Evagrio, in una fitta trama di rimandi e di presenze.
Grazie a questo studio Massimo emerge in tutta la sua grandezza, e insieme a lui spiccano le grandi figure che ne determinarono gli interessi spirituali.
Walther Völker (1896-1988) è stato uno dei più autorevoli patrologi tedeschi del secolo scorso. Libero docente a Halle nel 1927, individuò l’ambito più specifico dei propri interessi cimentandosi con Origene, del quale sottolineò soprattutto la mistica in un volume pubblicato nel 1931 (Das Volkommenheitsideal des Origenes). A questo saggio innovativo, che si distaccava dal giudizio vulgato su Origene, seguirono gli studi su Filone di Alessandria (1938), su Clemente di Alessandria (1952), su Gregorio di Nissa (1955; tradotto in italiano da Chiara O. Tommasi per Vita e Pensiero nel 1993), su Dionigi l’Areopagita (1958) e questo su Massimo il Confessore, del 1965. La linea della spiritualità greca cristiana si concluse nel 1974 con uno studio su Simeone il Nuovo Teologo.
Martin Lutero scrisse questo aspro e violento documento antisemita negli ultimi anni della sua vita. Si tratta di un saggio così duro da richiedere un commento che ne tenti una contestualizzazione, addentrandosi nell'intrico di violenza che ispirò quest'opera. Risulta allora fondamentale la ricostruzione che Adriano Prosperi fa dei rapporti del fondatore della Riforma con gli ebrei e più in generale dei rapporti fra il mondo cristiano e il mondo ebraico. Prosperi analizza poi l'enorme eco che il saggio ha suscitato nel mondo protestante dove l'antisemitismo si è rivelato ancora più tenace e devastante che nel mondo cattolico.
Arbitrariamente attribuita sin dalle origini a Cipriano, vescovo di Cartagine, l'omelia "Adversus iudaeos" appartiene a quella letteratura cristiana del II-III secolo solitamente definita di polemica antigiudaica. L'omelia si contraddistingue per l'originalità e la peculiarità dell'argomentazione. Infatti, avvalendosi largamente di categorie giuridiche, l'autore assume come fondamentale il tema del testamento e della mutata volontà del testatore - Dio Padre -, che, in conseguenza del tradimento dei figli, li disereda. L'erede designato per primo perde l'eredità, poiché ha rinnegato Cristo-Dio, e questa ora, per effetto di un testamento nuovo, viene destinata ai gentili.
Maria fu una presenza viva e significativa durante tutta l’esistenza di Don Alberione, fin dalla prima infanzia. Il presente volume, che uscì in prima edizione nel 1948, è particolarmente importante in quanto contiene la trattazione più sviluppata e organica della riflessione di Don Alberione su Maria Regina degli Apostoli e sulla tipica pietà mariana della Famiglia Paolina.
In esso, l’Autore ribadisce la sua visione di Maria “apostola”, esponendo diffusamente i molteplici “apostolati” compiuti da Maria, quali espressioni concrete della sua missione. Per Don Alberione la Madre di Gesù merita il titolo di “Regina degli Apostoli” poiché Ella ha esercitato tutti gli apostolati che erano possibili a una donna del suo tempo: l’apostolato dell’esempio, della parola, della preghiera, della sofferenza, dell’azione...
In occasione della consacrazione del Santuario mariano Regina Apostolorum a Lei dedicato in Roma, Don Alberione, riprendendo le parole dell’allora Cardinal Montini, spiegò: «Gli editori possiedono la Parola, la moltiplicano, la diffondono vestita di carta, caratteri, inchiostro. Essi hanno sul piano umano la missione che nel piano divino ebbe Maria: che fu Madre del Verbo Divino; Ella ha captato il Dio invisibile e lo ha reso visibile ed accessibile agli uomini, presentandolo in umana carne». Come ha accolto, formato e donato il Cristo, Maria diventa madre che accoglie e forma gli apostoli di tutti i tempi, facendo sì che in ciascuno di essi risplendano le fattezze del Figlio.
Giacomo Alberione nacque a San Lorenzo di Fossano (Cuneo), il 4 aprile 1884. Il 25 ottobre 1896 entrò nel seminario di Bra, dove rimase fino alla primavera del 1900; dopo sei mesi trascorsi in famiglia tra preghiera e lavoro nei campi, si trasferì nel seminario di Alba. Nella notte fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901, durante l’adorazione eucaristica, ebbe l’intuizione di un cammino speciale voluto da Dio per lui e per altri. Venne ordinato sacerdote il 29 giugno 1907 e, il 9 aprile 1908, conseguì la laurea in Teologia. Il 20 agosto 1914, ad Alba, pose il primo germe della futura Congregazione, aprendo la Scuola TipograficaPiccolo Operaio. Il 5 ottobre 1921 fu costituita la Pia Società San Paolo, che il 12 marzo 1927 divenne società religiosa clericale di diritto diocesano. Il giorno successivo don Giacomo Alberione emise la professione religiosa, assumendo il nome di Giuseppe. Tra il 1915 e il 1960 fondò quattro Congregazioni femminili e diversi Istituti secolari. Nel luglio del 1936 si trasferì definitivamente a Roma, dove morì il 26 novembre 1971, confortato da una visita di Paolo VI.
L'autore
VINCENZO NOJA è un laico consacrato alla ricerca di Dio e della Verità ultima. Da molti anni si dedica allo studio dei testi mistici e della spiritualità interreligiosa. È autore e curatore di circa trenta opere e traduzioni: Meister Eckhart, Ildegarda di Bingen, Martin Buber, François Pollien (certosino) e l'edizione italiana in sette volumi delle opere religiose del poeta Clemens Brentano riguardanti la Beata Anna Katharina Emmerick. Ha curato alcune antologie di mistica, tra le quali, recentemente, Testi mistici per la contemplazione di Dio (Borla, 2006), Esperienze mistiche negli scritti dei grandi Maestri (2008) e i Discorsi Mistici di Beato Giovanni Taulero (2008).
Il libro
Le donne mistiche partecipano alla natura divina (2 Pietro 1,4) vivendo lo stato di amore e di compassione universale; esse si contraddistinguono per tre virtù spirituali: il distacco da tutte le cose e da se stesse, fino all'annichilimento, l'umiltà profonda e la carità profusa.
I testi delle scrittrici mistiche sono, seppur con differenti sfumature, quasi tutti legati da una continuità spirituale basata sulle virtù sopracitate. In questa antologia risplendono le parole di una trentina di mistiche cristiane, di alcune dell'Isiam antico - come Rabi'a di Bassora, Fatima bin al Abbas, denominata «santa Ildegarda dell'Oriente», e la Sufi Ruqayya di Mosul - e di altre dell'India moderna. Donne di saggezza e di luce spirituale accomunate dalla misteriosa comunione con Dio, poiché nella ricerca dell'Assoluto non esiste un tempo, uno spazio, un confine. I loro scritti evidenziano come l'anima non abbia sesso e come la mistica femminile, intesa come spiritualità particolare, in realtà non esista, eccezion fatta per la libertà di linguaggio con cui le donne si rivolgono a Dio, una libertà impensabile per i mistici.
Testi mistici delle donne di Dio, nella propria autonomia di lettura, integra Testi mistici per la contemplazione di Dio (Borla 2006), e viceversa. I due volumi offrono un vasto panorama della mistica concepito, nelle intenzioni del curatore, come nutrimento spirituale per coloro che sono alla ricerca dell'esperienza di Dio.
«Solo Dio, cerca Dio solo, non lasciarti arrestare dalle cose create. Quando parli, comportati come se tu fossi in silenzio, quando vedi qualcosa agisci come se tu fossi cieca; quando odi qualcosa consi¬derala come se tu fossi sorda. Dio solo è tutto, le creature sono nulla, sono contaminate dal peccato. Tutte le cose della terra sono transeunti; tutto passa nulla rimane. Quando la morte si avvicinerà, ci dispiacerà di non aver usato meglio il tempo» (MIRIJAM DI ABELLIM, la piccola araba della Galilea).