
Quando Sylvia Leclercq - psicoterapeuta, atea, scrittrice, palese alter ego di Julia Kristeva - riprende in mano l'opera completa di Teresa d'Avila, inizia un incontro che si rivelerà capace di coinvolgerla e sconvolgerla totalmente e inaspettatamente. Teresa d'Avila, la monaca di clausura vissuta tra il 1515 e il 1582, la riformatrice dell'ordine dei carmelitani, la santa dell'estasi, si rivela agli occhi di Sylvia una donna malata d'amore e di desiderio, al pari dei pazienti in cura sul suo divano. Di pagina in pagina, scopriamo i retroscena psicanalitici dei suoi tormenti e della sua estasi, immortalata dal celebre gruppo marmoreo di Bernini. Sylvia si lascia prendere da Teresa, si fa portare in Spagna, si introduce nelle pieghe della sua scrittura, capace di restituire, dietro l'ostentata umiltà, una rivoluzionaria coscienza di sé e un'inedita capacità di elaborazione del proprio disturbo. La ricostruzione dell'universo mentale e del malessere psicofisico della santa diventa così per Julia Kristeva lo spunto per una profonda riflessione sul nostro attuale bisogno di credere. Teresa aveva riversato nella scrittura la propria esperienza per sublimare il possesso dell'Altro, dell'Amato, incorporandolo dentro di sé, fino a goderne in ogni parte del corpo. Allo stesso modo, Kristeva adotta la forma romanzo per restituire il senso di quell'esperienza, riproponendola come un capolavoro di erotismo, spiritualità, consapevolezza di sé.
Il primo programma di riforma della chiesa scritto da Lutero
La denuncia della tirannide papale
La convocazione di un concilio cristiano per riformare la chiesa
L'appello Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca è il programma di riforma della chiesa formulato da Lutero.
Nato come denuncia della tirannide papale all'imperatore Carlo V e ai nobili tedeschi, nella stesura finale divenne un vibrante appello alla nobiltà cristiana della nazione tedesca a farsi carico della riforma della chiesa.
Dalla quarta di copertina:
Lutero intuì assai presto che una vera riforma della Chiesa non l'avrebbero attuata néil papa con la sua curia, al quale pure si era appellato, né un concilio generale, di cui aveva invano chiesto la convocazione. Si rivolse perció al laicato cristiano, riconoscendovi l'unica forza in grado di riformare la Chiesa.
Nacque cosí l'appello Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca, opera che ha dato origine al movimento della Riforma e alla nascita del protestantesimo.
Nella prima parte, più teologica, Lutero abbatte le "tre muraglie di paglia e di carta" con le quali la Chiesa di Roma ha respinto tutti i tentativi di riformarla. La seconda parte, più pratica, contiene 27 proposte concrete di riforma della Chiesa e della società. Se fossero state accolte, la storia della Chiesa d'Occidente sarebbe stata molto diversa.
Uno scritto per capire perché è nata, e non poteva non nascere, la Riforma.
Anche oggi, in un mondo del lavoro frastornato dal cambiamento e in un sistema economico che fatica a trovare nuove vie, ogni mattina migliaia di uomini e donne vanno incontro ad una giornata di lavoro con la voglia o la necessità dì mettersi in gioco. Operai, impiegati, manager, imprenditori che decidono di contribuire con intelligenza e dedizione alla crescita di se stessi, della propria azienda e del proprio futuro. Così come, spinti da altre necessità e da altri desideri, hanno cercato di fare per secoli i monaci che, avendo scelto di vivere e operare in conformità a una Regola, hanno contribuito a creare e rafforzare quel patrimonio enorme di ricchezza economica, cultura e spiritualità che il monachesimo benedettino ha rappresentato e rappresenta anche oggi per l'intera Europa. Organizzazioni a volte perfette, in grado di definire nel dettaglio ogni singolo aspetto che connota e rende grande una comunità, ma soprattutto luoghi nei quali si manifesta la volontà di scommettere sull'uomo, ogni singolo uomo: nucleo sacro e risorsa infinita capace di diventare perno assoluto di quella stessa comunità, elemento imprescindibile al servizio dell'innovazione, del benessere, del futuro.
I testi qui raccolti per tematiche hanno lo scopo di offrire ai cristiani del nostro tempo uno sguardo d’insieme sulla profondissima produzione teologica di Massimo il Confessore, uno tra i più grandi teologi del cristianesimo antico, capace di “confessare” la fede nel suo Signore fino al dono estremo del martirio. La sua opera, vasta e complessa, abbraccia i campi più diversi – esegetico, ascetico, dogmatico, teologico, liturgico – ed è affidata a un imponente corpo di testi, dispute, opuscoli e all’epistolario stesso del Confessore, in dialogo con le autorità politiche ed ecclesiali, con monaci e teologi del suo tempo. È in questo corpo che è possibile rinvenire i cardini essenziali del pensiero di un padre della chiesa in dialogo fecondo con la tradizione (da Dionigi l’Areopagita a Gregorio di Nazianzo), all’insegna di una riflessione e di una scrittura fortemente radicate nell’ascolto, nella meditazione e nella conoscenza della Parola di Dio.
Massimo il Confessore († 662), monaco, funzionario di corte dell’impero bizantino, visse una vita errabonda, che lo condusse dalle rive del Bosforo all’Africa e a Roma, dove partecipò alla preparazione del concilio lateranense del 649, fino all’arresto, ai processi, alla deportazione e all’esilio sulle montagne del Caucaso. Sarà canonizzato dalla chiesa ortodossa nel 680. In un tempo segnato da grandi controversie teologiche e rivolgimenti politici, nella sua vita e nei suoi scritti Massimo contrastò la diffusione delle dottrine miafisite e monotelite, opponendosi a ogni intromissione del potere politico in materia dottrinale e scorgendo nell’invasione araba un estremo appello alla conversione lanciato ai cristiani del suo tempo.
Il rapporto con il puro e l'impuro è un aspetto del monachesimo egiziano delle origini in gran parte trascurato dagli studiosi del tema. L'autore rilegge l'esperienza dei primi Padri del deserto da questo punto di vista, partendo cioè dall'assunto che la vita monastica costituisse in primo luogo un esercizio di perpetua purificazione del corpo e dell'anima da ciò che li contamina nella vita terrena. Il volume individua in questo concetto un ingranaggio fondamentale del pensiero monastico e, di conseguenza, del comportamento assunto dagli asceti verso se stessi, i propri fratelli e il resto della comunità.
Questo libro si ripropone idealmente la stessa intenzione del beato Taulero: ispirare le donne e gli uomini di buona volontà all'amore di Dio attraverso l’esperienza contemplativa. Pur diffondendo e seguendo la dottrina mistica di Maestro Eckhart, Taulero la spoglia del pesante mantello speculativo, gettando le basi di una mistica pratica ed essenzialmente contemplativa. Con questa selezione di diciotto prediche, della Passione di nostro Signore e di altri testi del Maestro, abbiamo inteso offrire un agevole e completo manualetto di spiritualità, incentrandolo sull’esperienza profonda di Dio, utile a tutti quelli che avessero intenzione di intraprendere la seria ricerca del Divino alla luce degli insegnamenti tauleriani. Con il proposito di pubblicare una scelta antologica che fosse pure uno sguardo d’insieme alla vasta opera del beato predicatore abbiamo attinto dai suoi testi mistici più significativi, corredandoli di un commentario in note e di un’esauriente introduzione. L’insegnamento del “Dottore illuminato” ha per unico fine la preparazione del credente a una vera e santa vita, “perché una santa vita prepara a una morte santa.”
La Fraternità di Spello è una delle comunità dei Piccoli Fratelli del Vangelo che nella Chiesa sono chiamati a vivere la spiritualità di Charles de Foucauld. Ogni anno, da quando è nata la prima fraternità a Spello con Carlo Carretto, dagli inizi del mese di luglio fino a metà settembre, vi è la "grande accoglienza" con centinaia di giovani e persone che vengono accolti negli eremi attorno al monte Subasio. Le riflessioni proposte nel presente libretto, arricchite da inediti commenti a vari brani della Bibbia, sono spunti di riflessione, per "nutrire il cammino" di fede di ogni persona credente, pensante, non necessariamente cristiana.
DESCRIZIONE: Il cristianesimo antico ha condannato gli spettacoli, senza riserve e senza eccezioni. Perché nei confronti di una delle dimensioni più importanti della vita civile tardoantica la chiesa non adottò un atteggiamento di valutazione critica, di scelta e di risignificazione in senso cristiano, come avvenne in altri campi, ma predicò con tenacia un’esclusione ed un rifiuto difficili da mantenere e per molti aspetti impopolari anche fra i cristiani? Le spiegazioni tradizionali che vengono date di questo fenomeno, spesso sottovalutato dagli storici, fanno leva sull’immoralità e sull’idolatria dei contenuti degli spettacoli ma, pur contenendo certamente una parte di verità, rischiano di non coglierne le ragioni più profonde.
Attraverso una serrata indagine condotta su un’ampia mole di testi della cultura pagana e cristiana, da Platone ad Agostino e Giovanni Crisostomo, questo libro propone un’interpretazione nuova del problema e fa riemergere dall’antichità cristiana i tratti di un affascinante sistema di pensiero, capace di riflettere con grande profondità sulla struttura della rappresentazione, sull’ambiguo rapporto tra verità e finzione che in essa si instaura, sulla relazione tra spettatore e attore, ma anche sulla valenza metaforica del teatro interiore e di quello cosmico. Un pensiero che, in definitiva, ha qualcosa da dire sulla stessa identità cristiana e sulla natura essenzialmente antispettacolare del dramma di cui Dio e l’uomo sono protagonisti nell’evento della salvezza. Un pensiero a volte sconcertante ma dagli esiti sorprendentemente moderni, con cui gli uomini del nostro tempo, immersi nella “società dello spettacolo”, possono vivere un prezioso confronto.
COMMENTO: La prima e completa storia di come i cristiani abbiano affrontato il problema degli spettacoli, tra condanna e persecuzione.
Un testo su tre grandi mistiche medievali: Angela da Foligno, Giuliana di Norwich e Margherita da Cortona.
Due grandi personalit‡ a confronto, due luoghi fondamentali della cultura medievale: il chiostro e l'universit‡.
A prima vista puÚ sembrare strano associare e proporre in un unico volumetto i profili di Bernardo di Clairvaux e di Tommaso díAquino, icona del monaco, il primo, al quale convengono il chiostro e la contemplazione, e modello del maestro di scuola, il secondo, al quale si addicono líuniversit‡ e le questioni.
E, infatti, dalle pagine rapide ma nitide e incisive che Inos Biffi dedica loro, le due figure risaltano nella loro precisa e distinta identit‡, ognuna con la propria genialit‡ inconfondibile. Possiamo dire: due ìcapolavoriî di umanit‡ e di Chiesa, eloquenti testimoni, líuno e líaltro, della sorprendente e multiforme ricchezza del ìmirabile medioevoî. Díaltronde, riconosciuta la diversit‡ tra líabate di Clairvaux e il docente di Parigi, a una lettura pi˘ penetrante non risalta meno la loro intima sintonia e convergenza.
Le loro ìteologieî divergono e, pure, tutte e due ñ quella monastica di Bernardo e quella scolastica di Tommaso ñ nascono dalla stessa passione per ìil misteroî. Il ìlinguaggioî che le esprime non coincide: líuno Ë pi˘ immediatamente biblico, tutto compaginato di immagini e pi˘ segnato e alimentato di esperienza e di ìardoreî; líaltro Ë pi˘ tecnico, pi˘ disposto nel concetto, pi˘ strutturato nellíordito della logica e pi˘ rivolto allíoggettivit‡.
Ma la radice coincide, ed Ë la Parola di Dio; cosÏ comíË medesimo il senso acuto della trascendenza inarrivabile di Dio, che sta sempre oltre e che ugualmente e sommamente sia Bernardo sia Tommaso aspirano alla fine di vedere, di l‡ da ogni simbolo e argomentazione.
Nel XIII secolo, mentre l’Europa si ammantava di magnifiche cattedrali, Tommaso d’Aquino, il Doctor angelicus, edificava l’imperitura architettura intellettuale della Somma Teologica.
Questa essenziale e rigorosa biografia ripercorre i momenti essenziali di uno degli ingegni più affascinanti di ogni tempo, dalla folgorante vocazione all’Ordine domenicano (in ogni modo contrastata dai famigliari) allo studio profondissimo e senza requie del teologo innamorato di Dio e della sua Chiesa. In appendice il celeberrimo opuscolo filosofico su L’eternità del mondo in cui l’Aquinate, come mostra programmaticamente il titolo (De aeternitate mundi contra murmurantes – «Non vi è alcuna contraddizione tra quanto afferma la fede e quanto afferma “il Filosofo”; perché allora mormori contro il filosofo se riconosci che afferma le medesime cose?»), offre una magistrale lezione circa la insopprimibile unità tra fede e ragione.