
Vi sono parole che, anche se pronunciate in una situazione particolare e per un preciso destinatario, restano, per quell’ispirazione che le ha generate e per quella sapienza che vi ha preso dimora, come pietre durature di un edificio cosmico di cui ogni essere umano, e non solo il credente, si sente abitatore. I Detti dei padri del deserto fanno parte di queste “parole”. Per quella particolare situazione in cui hanno visto la luce, essi non sono definizioni, né formule, né ricette... Sono parole dette a partire dalla vita di qualcuno che, essendo ancora in ricerca ha inteso esprimere un qualcosa, che semplicemente permettesse a questa ricerca, propria e di altri, di andare avanti, di scendere più in profondità. Parole in dialogo tra loro, e sovente in tensione, che quasi su ogni argomento, ancora oggi, sono lì a dialogare, a interrogarsi reciprocamente. Limite di ogni parola è un’altra parola: a ogni frammento di comprensione ne corrisponde un altro che gli sta di fronte e lo interroga. Solo l’umiltà e l’amore non sono soggetti a questa limitazione, e la loro “parola” resta come un limpido riflesso di Dio e di ciò cui tende la sua creatura.
Luogo d’origine della maggior parte dei Detti è l’Egitto, terra che, a partire da Antonio e da altri solitari suoi contemporanei, vide la prima fioritura del monachesimo cristiano. È lì che queste parole furono pronunciate e custodite dalle prime generazioni. Ma quando le incursioni barbariche degli inizi del v secolo, e forse anche una certa decadenza, spinsero molti monaci ad abbandonare quelle regioni, il timore che l’eredità andasse perduta convinse i solitari rifugiatisi in Palestina a mettere per iscritto quella preziosa eredità. Ne nacquero le prime collezioni in greco, e successivamente queste furono tradotte in copto, siriaco e arabo, etiopico, armeno e latino, arricchendosi di nuovi testi, propri di quelle tradizioni e delle rispettive esperienze monastiche. La scelta che segue attinge a tutte queste collezioni.
Questo libro, in cui Tommaso d'Aquino fornisce la sua risposta, in forma dialogica, al problema del male, è frutto dell'insegnamento universitario dell'Aquinate all'Ateneo di Parigi tra il 1252 e il 1258. Come è possibile che Dio permetta l'esistenza del male e che ruolo gioca in esso la libertà dell'uomo? Era forse preferibile non essere liberi, ma lontani dal male? Il male è un problema teorico e pratico ineludibile e sempre di attualità, poiché tutta la storia umana può essere letta nella prospettiva della lotta contro di esso. La ricerca di Tommaso mira a capire che cosa sia il male e a dischiudere ipotesi di liberazione da esso, senza trascurare il tema della libertà che chiama in causa la responsabilità dell'uomo.
Questo scritto di Agostino percorre, e a sua volta ripropone, la difficile strada della riflessione filosofica, volta a indagare, mediante la ragione e secondo il criterio dell'evidenza, le verità che interessano l'uomo e alle quali egli si riferisce per vivere.
Teresa di Lisieux, una giovane donna della fine dell’Ottocento, è stata definita la più grande santa dei tempi moderni.
Con una prosa accattivante l’autrice racconta il suo cammino d’amore verso Gesù. La piccola Teresa rivela precocemente la vocazione alla vita religiosa, ma si sente troppo debole e fragile per “salire la dura scala della perfezione”. Con fiducia totale si abbandona allora all’amore infinito di Dio, che abbraccia tutte le sue creature, anche le più deboli e povere. Accettando la propria fragilità, Teresa si affiderà senza riserve all’amore di Gesù, certa che Egli la solleverà “nelle sue braccia come un ascensore”.
Un racconto piacevole, animato da rapidi flash e brevi dialoghi.
Scritta tra il 397 e il 400, questa è una delle opere della maturità di Agostino d'Ippona, sicuramente la più originale sia dal punto di vista letterario che da quello dell'introspezione psicologica e che ci dà la misura della profondità del suo travaglio e della acutezza della sua mente speculativa. Le Confessioni di Agostino sono, da una parte, la considerazione delle ambiguità e degli errori che accompagnano l'esistenza umana e, dall'altra, la confessione dell'amore e della misericordia di un Dio che non si fa cercare invano. La presente edizione si avvale di una introduzione che colloca Agostino e la sua opera nel contesto storico, culturale e ecclesiale del suo tempo, fornendo in questo modo alcune chiavi di lettura del suo pensiero. Volume curato da L. Landi.
Queste tre opere, raccolte in un unico volume curato da A. Clerici, sono da considerarsi tra i capolavori della primissima letteratura cristiana, quando il Vangelo si affacciava nel mondo greco-romano con la sua carica di novità. Compilati tra la fine del primo e del secondo secolo, questi scritti indicano le dimensioni irrinunciabili della vita di fede: la catechesi (Didachè); l'apologia (A Diogneto); il martirio (Lettere di Ignazio d'Antiochia).
sant agostino aveva quarant anni e da otto era passato dalla lunga ricerca della verita alla piena luce cristiana, quando si accinse a commentare il discorso di gesu, che va sotto il nome di discorso della montagna. Sant'agostino aveva quaran t'anni e da otto era passato dalla lunga ricerca della verita alla piena luce cristiana, quando si accinse a commentare il discorso di gesu, che va sotto il nome di discorso della montagna. Il disco rso comprende i capitoli 5, 6, e 7 del vangelo di matteo e, come fa notare sant'agostino, h il compendio di tutta la morale della nuova legge". Agostino affronta i tem i proposti da gesu`con quell' acuta penetrazione e con quel calore che gli sono abituali. L'opera e`giustame nte famosa ed e`di grande utilita per capire a fondo il pensiero di cristo, quello che veramente egli voleva insegnarci, e approdare a giuste applicazioni pratiche. Non si tratta, quindi, di un lavoro esegetico, ma di uno studio di ben precisa connotazione pastorale, morale e spirituale. "