
Composto probabilmente nel II secolo avanti Cristo e per tradizione attribuito al mitico figlio di Brahma, capostipite dell'umanità, il Trattato di Manu sulla norma è uno dei piú celebri testi antichi di norme etico-politico- giuridiche del mondo antico. È stata una delle primissime opere in sanscrito a essere tradotta in una lingua occidentale (in inglese, nel 1794) e ha avuto lettori entusiasti come Nietzsche.
La sua fama è legata alla vastità delle sue trattazioni, che spaziano dai criteri per l'amministrazione della giustizia alle regole per la vita familiare, dalle dottrine cosmogoniche alle indicazioni pratiche sull'alimentazione. Ma è stato anche uno strumento ideologico e di controllo sociale prediletto dalle compagini brahmaniche ortodosse e viceversa contestato da coloro che, in vari tempi e per varie ragioni (buddhisti, classi subalterne¿), si sono sentiti oppressi dalla cultura dominante. Per la prima volta tradotto in italiano direttamente dal sanscrito (sulla base della piú accurata edizione critica), il Trattato di Manu viene qui proposto come opera indispensabile per capire la cultura dell'India, al pari delle grandi saghe epiche del Mahabharata e del Ramayana.
«La fama del Manavadharma¿astra è senz'altro legata alla vastità e all'esaustività delle sue trattazioni in materia di condotta, regalità, criteri per l'amministrazione della giustizia, regole per la vita familiare, norme per la formazione degli intellettuali, dottrine cosmogoniche, pratiche ascetiche, etica religiosa, ecc. L'ampiezza e il carattere dei suoi contenuti hanno costituito la ragione del suo primato, riconosciuto sia dai commentatori classici indiani sia dai funzionari britannici ottocenteschi. Costoro se ne sono ampiamente serviti per costruire la cornice giuridica con cui hanno tentato di regolamentare e dominare il complesso orizzonte sociale e culturale delle colonie sudasiatiche.
Il Trattato di Manu sulla norma, per il suo statuto e la lunga storia della sua ricezione, è dunque un testo da cui non può prescindere chi si pone in una prospettiva comparativa consapevole della dimensione globale delle pratiche intellettuali».
Dall'introduzione di Federico Squarcini e Daniele Cuneo
"Nutrire gentilezza amorevole, maitri, verso se stessi non significa sbarazzarsi di qualcosa. Maitri significa che, dopo tutti questi anni, possiamo ancora permetterci di essere mezzi matti; possiamo ancora essere arrabbiati, timidi, gelosi, o sentirci del tutto indegni. Il punto non è sforzarsi di cambiare se stessi. La pratica della meditazione non consiste nel cercare di gettare via se stessi per sostituirsi con qualcosa di meglio.VuoI dire invece fare amicizia con la persona che già si è. L'oggetto della pratica siete voi, sono io, chiunque siamo qui e ora, ed esattamente come siamo. È questo il nostro campo di indagine, che studiamo e ci prepariamo a conoscere con profonda curiosità e interesse... Quindi, venite come siete. Il trucco consiste nell'essere disposti ad aprirvi a ciò che siete, a essere pienamente consapevoli di ciò che siete. Una delle scoperte più importanti della meditazione consiste nell'accorgersi di come continuamente si sfugga dal momento presente, si eviti di essere qui, di essere come sì è. Ciò non deve essere considerato un problema, ma l'importante è prenderne coscienza."
Come le ali di un uccello, l'amore e l'intuizione agiscono insieme per condurre all'illuminazione. Da questa immagine poetica di straordinaria efficacia e di fondamentale importanza per il buddhismo, Sua Santità il Dalai Lama trae lo spunto per riflettere sull'origine primaria del malessere che affligge il nostro tempo: l'uomo soffre e ha paura perché schiavo di una falsa visione di se stesso.
Ognuno di noi possiede potenzialmente gli strumenti per ottenere la felicità e vivere un'esistenza significativa, e il modo per conquistare tale obiettivo è la conoscenza di sé: ignorare la nostra vera natura equivale a farsi del male, a restare imprigionati in una concezione fuorviante ed esagerata del nostro io, degli altri, degli eventi esterni e delle cose materiali. Anche i sensi possono ingannarci, stimolando in noi passioni e azioni negative che seguiteranno a tormentarci in futuro.
In Conosci te stesso il Dalai Lama illustra come allontanarsi da una percezione distorta del corpo e della mente e liberarsi così dall'errore e dalla sofferenza, per giungere a considerare il mondo in una prospettiva più realistica e fondata sull'amore.
Attingendo al pensiero buddhista e proponendo una serie di esercizi graduali, ci prende per mano e ci aiuta a sviluppare la capacità di distinguere fra come appariamo a noi stessi e come siamo davvero e, quindi, ad abbandonare idee e presupposti illusori. La riflessione sulla falsa apparenza apre la via alla scoperta della vera realtà e alla comprensione di cosa significhi esistere senza fraintendimenti, stato profondo dell'essere che accresce l'amore, rivelando l'inutilità delle emozioni distruttive e del dolore. La conoscenza di sé diventa dunque la chiave dello sviluppo personale e di una relazione positiva con il mondo e i nostri simili. Tramite la concentrazione meditativa, impareremo a mettere l'intuizione al servizio dell'amore e l'amore al servizio dell'intuizione raggiungendo lo stadio supremo dell'illuminazione, tesa alla compassione e al bene altrui. Vivacizzato da aneddoti e racconti di esperienze realmente vissute dal Dalai Lama, Conosci te stesso è una guida preziosa per chiunque desideri compiere il percorso spirituale che porta all'acquisizione della consapevolezza di sé.
L'educazione dei figli è sotto molti punti di vista un esperimento lungo una vita, che nessuno svolge senza commettere prima o poi qualche stupidaggine. Quello che ci richiede la vita non è comportarsi sempre in modo giusto o perfetto, ma riuscire a ricavare un senso da tutto il caos. E cos'altro ci offre una migliore possibilità di farlo, se non la vita quotidiana, così spesso caotica, con i figli? Di norma i manuali di pedagogia sono indirizzati alla soluzione di problemi, tuttavia, essi tralasciano spesso un punto importante: il problema non è (solo) legato al bambino. Siamo infatti noi genitori a essere responsabili dei nostri figli, e non il contrario. È quindi necessario che i genitori si confrontino prima di tutto con le proprie idee, emozioni, opinioni e convinzioni. Calma, attenzione e rispetto per ogni essere vivente nella sua unicità: è questo l'insegnamento fondamentale che il Dalai Lama offre ai genitori per affrontare serenamente la costruzione del rapporto con i figli e per fare di loro degli adulti integri, autonomi ed equilibrati. Applicando la filosofia dell'Estremo Oriente al tema dell'educazione, si riconosce la necessità di accettare i figli per quello che sono: individui unici. I due "esperti di famiglia" Anne-Barbel Köhle e Stefan Rieß spiegano ai genitori come guidare i piccoli in un futuro privo di paure, garantendo loro fiducia e sicurezza in se stessi. Il libro offre consigli pratici per affrontare con serenità situazioni più o meno critiche della vita quotidiana.
Una guida pratica per migliorare la propria esistenza. Matthieu Ricard, monaco buddista occidentale, posiziona la felicità al primo posto nella classifica dei sentimenti di ognuno di noi. Come identificarla, raggiungerla e conservarla? Attraverso un percorso individuale di presa di coscienza interiore e di equilibrio della mente. La felicità è il motore dell'esistenza e rappresenta, più di ogni altro sentimento, l'amore per noi stessi e per il prossimo. Per questo motivo, imparare a conoscere i meandri della nostra mente e le tecniche che ne aiutano l'equilibrio diventano pilastri fondamentali del nostro benessere interiore che inevitabilmente terminerà con influenzare positivamente tutto il corso della nostra vita. Attraverso brevi e concise analisi, l'autore mette a confronto filosofia e quotidianità, fornendo così una rappresentazione completa e dinamica della sfera emotiva umana.
II Dalai Lama è una delle più grandi figure di maestri e insegnanti di buddhismo nel mondo, portavoce, con il suo immancabile sorriso, di questa religione a tutti i non buddhisti. In questo libro egli ci spiega le sue idee sulla meditazione, e mostra come la scienza occidentale si possa perfettamente coniugare con il pensiero buddhista. E soprattutto fa un appello a ciascun lettore perché instilli nel proprio animo un senso di responsabilità universale nel gestire ogni tipo di relazione in questo mondo sempre più frammentato.
Alle donne è affidato il messaggio di speranza per il nuovo millennio.
“Lasciamo che i valori femminili sboccino nella nostra società affinché cambino la mentalità delle persone. È indispensabile per costruire una pace duratura e per il futuro dell’umanità.”
«La prossima sarà l’era della donna!» Con questa profezia il Dalai Lama allo stesso tempo rassicura e sollecita alla rinascita un universo femminile da tempo in crisi e disperso, alle prese con le troppe richieste e pressioni del quotidiano. L’eterna tensione tra figli e lavoro, le difficoltà della coppia, il tempo che manca: dov’è lo spazio per ascoltarsi, per realizzarsi, per ricercare il proprio equilibrio e la felicità? Sensibile alle inquietudini del mondo occidentale, il Dalai Lama offre parole di speranza: solo salvando se stesse le donne potranno salvare il mondo. La loro sensibilità le porta infatti a cercare l’armonia con il prossimo e a considerare la felicità degli altri come parte integrante della propria, una lezione di altruismo e apertura che si iscrive perfettamente nei valori millenari del buddismo. E questa sensibilità, coltivata e accresciuta, è l’unica e forse l’ultima speranza per costruire una società di pace e raggiungere l’autentica serenità.
In questo libro è raccolto per la prima volta il messaggio del Dalai Lama alle donne. Attraverso discorsi e interviste in cui ha espresso la sua posizione sul ruolo femminile nelle sfide della contemporaneità, si affrontano grandi problemi morali come l’aborto, l’eutanasia, la famiglia, l’amore. E si delinea l’accorata esortazione del grande capo spirituale: avviare una rivoluzione etica che, nutrita di compassione, generosità e tenerezza, consenta di rifondare la società su principi ispirati al vero benessere dell’umanità.
Uno studio del pensiero di Nikkyo Niwano, figura carismatica del buddismo contemporaneo il cui pensiero ha contribuito a un costruttivo dialogo con il cristianesimo.
L'albero della vita e del risveglio alla conoscenza liberatrice; il fiore di loto quale trono regale del Buddha; la ruota, antico simbolo solare; il Vajra, folgore-diamante, nucleo luminoso del cuore che possiede la vera conoscenza, indisturbato dalla mutevole danza dei fenomeni. Questi i simboli fondamentali del buddhismo che Coomaraswamy esamina in queste pagine, in stretta aderenza ai testi e al ricco repertorio iconografico, con la consueta immensa erudizione e l'ampio respiro metafisico. Il libro mette in luce alcuni aspetti essenziali della simbologia buddhista, il più importante dei quali è l'impossibilità di dividere l'esperienza estetica dall'esperienza religiosa. Le immagini, ricorda Coomaraswamy, prese di per sé e in modo isolato non hanno valore. Sono piuttosto un supporto per la contemplazione e per la realizzazione spirituale. Si tratta, nell'ambito della tradizione buddhista, di realizzare interiormente ciò che il simbolo racchiude e indica. In questo senso l'immagine ha un valore fondamentale, come via da percorrere.
Questo album illustrato racconta attraverso più di duecento fotografie la vita di un uomo eccezionale che si intreccia con le vicende legate all'invasione del Tibet da parte della Cina e all'esilio in India (di cui nel 2009 ricorre il cinquantesimo anniversario). Le fotografie sono spesso documenti storici mai visti e sono commentate dallo stesso Dalai Lama, che rievoca il suo passato, parla delle sue idee e racconta gli incontri con persone di tutto il mondo, la sua vita quotidiana, le sofferenze del suo popolo. Con la prefazione di Matthieu Ricard e testi introduttivi di Claudine Vernier-Palliez.