
Descrizione dell'opera
Al di là dello sforzo umano, il vero protagonista della vita e della missione della Chiesa è lo Spirito Santo. È questo il motivo per cui oggi possiamo affermare con certezza che il processo di rinnovamento post-conciliare è stato ed è un racconto dello Spirito. Dobbiamo tutto alla sua generosità.
Volgere indietro lo sguardo per ripercorrere quanto è avvenuto nella vita consacrata durante il post-concilio genera sicurezza e abbandono fiducioso. Non se ne possono ancora valutare i frutti con sufficiente profondità né si può prevedere a cosa porterà l'attuale cambiamento epocale che stiamo sperimentando. Tuttavia, fiduciosi nello Spirito, possiamo dire che i tempi migliori sono quelli che devono ancora venire.
Lungo tutto il post-concilio, i consacrati e le consacrate hanno camminato nello Spirito, avanzando sempre, con gratitudine e fiducia, illuminati e incoraggiati dalla Chiesa e dal suo Magistero, volendo rispondere alle sfide culturali, sociali ed ecclesiali che interpellano, in ogni tempo e in ogni circostanza, la vita e la missione della vita consacrata.
L'autore offre una visione d'insieme del percorso seguito dalla vita consacrata in questo tempo. Un libro utile per rendersi conto della tanta grazia ricevuta e della risposta che le successive generazioni della vita consacrata hanno dato alla chiamata dello Spirito. L'opera ha il carattere di testimonianza da parte di chi ha conosciuto in modo privilegiato e molto da vicino, da differenti punti di vista e da diverse latitudini, tale cammino.
Sommario
Sigle più utilizzate. Introduzione. I. LE TAPPE DI UN CAMMINO SORPRENDENTE. 1. Albero, Giardino e Via. 2. Il concilio Vaticano II. 3. Ricezione e adattamento. 4. La crisi: tra rilevanza e appartenenza. 5. Comunione e partecipazione: un magistero lucido. 6. Fissazione normativa e nuovo impulso. 7. Valutazione e riflessi. 8. Le forme di vita cristiana. 9. La «rilettura» della missione: sfide e orizzonti. 10. Sintesi e rilancio: il sinodo sulla vita consacrata. 11. Fine del millennio: in cerca di coerenza. 12. Dialogo, globalizzazione e interculturalità. 13. Il giubileo: primato della spiritualità. 14. Il momento attuale: dove ci porta lo Spirito? II. TRA LUCI E OMBRE. BILANCIO DEL CAMMINO PERCORSO. 1. Tre riferimenti di base e una conclusione autorizzata. 2. Tra luci e ombre: rivivere il mistero pasquale. 3. Il lato più oscuro del rinnovamento. 4. Il lato luminoso del rinnovamento. 5. Segni di novità nella vita consacrata post-conciliare. 6. Il processo di rinnovamento continua a essere aperto. 7. Tre convinzioni e tre lezioni. Appendice. Bibliografia.
Note sull'autore
AQUILINO BOCOS MERINO, missionario claretiano, è stato direttore spirituale del Collegio Mayor Maronita (Salamanca); formatore al Teologado Claretiano (Salamanca e Madrid); direttore di Vida Religiosa; iniziatore delle Semanas Nacionales de Vida Religiosa; superiore provinciale di Castiglia; consigliere generale e superiore generale dei Claretiani (1991-2003). Ha partecipato a tre Sinodi dei Vescovi ed è attualmente impegnato come conferenziere e consigliere di diversi istituti religiosi. Autore di numerosi articoli in riviste di diversi paesi, ha pubblicato varie opere, una delle quali tradotta in italiano: Eredità e profezia: 150 anni di grazia e di servizio al Vangelo (Roma 1998).
Dopo aver esplorato il mondo della clausura contemporanea, Espedita Fisher prosegue il suo viaggio attraverso nuovi incontri, nuove voci che difendono ancora oggi il senso di una scelta estrema. Storie comuni di giovani donne che hanno trovato nella donazione di sé la via della gioia e della salvezza. Nel labirinto di incertezze che annodano e confondono il pre­sente, una luce sembra illuminare l’orizzonte verso cui camminano le “testimoni dell’asso­luto”. Il fine, è l’amore: la sorgente e il bacino di una verità, l’amore a Dio. Una strada di ri­nuncia; e forse, anche per questo, di una liber­tà vastissima.
Espedita Fisher
Classe ’78, giornalista, scrittrice, conduce da anni un’intensa attività di ricerca e di studio sulle grandi scelte mistiche della contemporaneità italiana. Il suo primo libro, Clausura (Castelvecchi, 2007) ha ricevuto il plauso di critica e pubblico.
Maturo è meglio di immaturo. Sembra un'affermazione ovvia e comunque necessaria se applicata all'umanità di un prete. Nel concreto, tuttavia, parlare di maturità comporta almeno un problema: non si sa bene in che cosa esattamente consista. Nel senso comune, il termine viene associato alla corrispondenza fra età anagrafica ed età psicologica: può ritenersi matura una persona che si comporta secondo i modi propri dell'età che ha, definizione che coinvolge anche aspetti culturali e solleva interrogativi sul peso della "normalità" e delle convenzioni sociali. Il Vangelo non chiede ai cristiani la maturità, ma la santità. E non si tratta della stessa cosa se anche tra gli apostoli e i molti santi di ieri e di oggi non sono mancate figure dalla psicologia "bizzarra" e tuttavia capaci di offrire con la loro vita un bagliore della perfezione evangelica. Gesù, oltretutto, ha espressamente e insistentemente rivolto l'invito a diventare come bambini. Slogan ad effetto oppure richiesta reale, ma non scontata, di allargare gli spazi della propria immaturità così da renderli luoghi dello Spirito? Ma in che modo? Un sacerdote-psicologo suggerisce alcune risposte, indagando luoghi di possibile immaturità che fanno parte della vita di un prete: la preghiera, la tentazione, l'inquietudine, la visione, la perversione, la bellezza, la trasgressione, l'appartenenza, la solitudine, la presidenza.
Crisostomo ha codificato in un linguaggio comprensibile alla mentalità culturale dell'epoca l'utilità dei valori della paideia anche per la cura dell'anima. Sulla base della paideia classica il presbitero antiocheno nel tardo IV secolo elabora un denso programma culturale, dal quale si evince la relazione tra identità umana e teologica del sacerdote. In un'epoca di profondi mutamenti, la sapientia veterum è una sorgente ancora fervida di un patrimonio culturale intramontabile e i valori perenni della sintesi tra ellenismo e cristianesimo conservano un'importante fonte cui attingere per affrontare le problematiche relative alla formazione del sacerdote nel post-moderno. Il "Dialogo" è un testo di alto valore artistico, letterario e spirituale. Esso contiene nell'articolato schema retorico gli elementi culturali ancora validi per la formazione etica, teologica e culturale del sacerdote. Esso costituisce inoltre un importante valore nel dialogo ecumenico, soprattutto con le tradizioni teologiche delle Chiese orientali.
Contenuto
La chiesa di Padova, con i suoi 700 preti, ha sperimentato un cammino di formazione permanete del clero: in questo libro offre una panoramica su intuizioni, realizzazioni e proposte concrete svolte dall’Istituto San Luca nei suoi primi dieci anni di attività (dal 2001 al 2011). Ne risulta una proposta ragionata per un itinerario metodologico e contenutistico nell’ambito formativo ecclesiale. Queste esperienze hanno già da alcuni anni varcato i confini della diocesi, diventando punto di riferimento per l’impostazione della formazione continua del clero in altre chiese locali italiane. Interventi di: Pierluigi Barzon, Amedeo Cencini, Fiorenza Corna, Renato Marangoni, Giovanni Marchiorello, Livio Tonello, Giuseppe Zanon.
Destinatari
Presbiteri, formatori e laici impegnati.
Autore
LIVIO TONELLO è presbitero della diocesi di Padova e docente di teologia pastorale presso la Facoltà Teologica del Triveneto e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Padova di cui è anche vice direttore. Nel 2000 ha pubblicato la ricerca documentaristica su La formazione permanente del clero nella Diocesi di Padova (1960-1995) e nel 2008 Il «gruppo ministeriale» parrocchiale (EMP – FTR), tesi di dottorato discussa alla Pontificia Università Lateranense.
Documento fondamentale, curato dalla Congregazione per il Clero. Versione aggiornata alla luce soprattutto della ricchissima dottrina ed esperienza pastorale sul sacerdozio che Benedetto XVI ha offerto durante il suo pontificato, in particolare durante l'Anno Sacerdotale.
"Per la prima volta la vittima di un prete pedofilo accetta di confidarsi pubblicamente in una sorta di diario intimo. Ciò permette di comprendere meglio in quale spirale infernale può venire a trovarsi un bambino per molti anni.". Così scrive dom Gabriel Ringlet, sacerdote belga che ha seguito e spronato la pubblicazione di queste "memorie", drammatiche e piene di desiderio di vita, nella sua presentazione dell'opera. Vittima di abusi da parte di un sacerdote pedofilo, Danielle Scherer racconta, senza mai cadere nella trappola del voyeurismo, la sua vicenda in tutta la drammaticità e lo fa per dare voce a "coloro che ne sono rimasti senza". Dom Ringlet presentò questo e altri 36 casi al Parlamento di Bruxelles, invitando a una profonda riflessione sulle tragiche vicende di solitudine, anche interiore, dei malaugurati protagonisti di questo triste capitolo della Chiesa. La sua testimonianza è riportata al termine del volume.
L'arrivo al monastero in una mattina di nebbia nel 1964 sulla Seicento rossa del padre contrario all'idea che la figlia di 19 anni entrasse in convento. "C'era il Concilio Vaticano II, ma nel monastero eravamo ancora vestite come nel Medioevo". Madre Ignazia Angelini, badessa del monastero benedettino di Viboldone, Milano, racconta la clausura e gli incontri con noi che viviamo fuori: una ragazza sbandata che bussa alla porta, un grande manager che chiede conforto. Il viaggio nel monastero diventa una riflessione sul senso della vita e sull'oggi: sull'instabilità delle relazioni, sull'ambizione e la realizzazione di sé. Per imparare a ricominciare ogni giorno e avere un unico volto.
"La ricerca intorno alla storia dell'Ordine francescano, che qui presentiamo, non è da intendersi quale 'Storia dell'Ordine dei Frati Minori', così com'è valutata nell'accezione comune. Siamo del parere infatti che la stesura di un'opera in linea con questa definizione possa attuarsi solo dopo aver tentato di esaminarne i presupposti. Il nostro saggio mira perciò ad offrire un contributo, che induca ad una riflessione e di conseguenza possa accompagnare una discussione intorno a natura, finalità e limiti di una auspicabile 'Storia dell'Ordine Francescano'. In coerenza con tale ragionamento, il nostro impegno è stato condotto dal desiderio di sciogliere un preciso interrogativo 'Come fare storia di un Ordine religioso?'. È su tale quesito che si snoda lo sviluppo della nostra indagine e del nostro studio." (dalla Introduzione dell'autore)
Un'orazione chiama i sei Monaci Cistercensi (Padre Simeone M. Cardon, Padre Domenico M. Zawrel, Fra Albertino Maria Maisonade, Fra Modesto M. Burgen, Fra Maturino Maria Pitri, Fra Zosimo Maria Brambat) massacrati nell'Abbazia di Casamari, "Martiri dell'Eucaristia". È un titolo che dà alla suprema loro testimonianza una tonalità speciale: essi infatti sono rimasti nel convento, malgrado il pericolo, con l'unica preoccupazione di salvare e proteggere il loro tesoro più grande, il Signore nell'Eucaristia. Già consacrati a Cristo, insieme a Lui e per Lui hanno versato il sangue e come Lui hanno perdonato i loro carnefici.
Gioacchino da Fiore è stato in primo luogo un monaco che aspirava a un ritorno al rigore ascetico delle origini benedettine e intendeva pertanto promuovere una radicale riforma dei Cistercensi, nei cui ranghi era dapprima entrato. Filo conduttore delle sue riflessioni furono la Vita di Benedetto da Norcia, delineata nei Dialogi di papa Gregorio Magno, e la Regula attribuita al santo padre del monachesimo occidentale. In realtà l'abate di Fiore non provvide mai alla stesura di un vero e proprio testo, radunando in forma di trattato una serie di esposizioni redatte verosimilmente negli anni in cui andava prendendo forma compiuta il suo sistema esegetico e teologico. Egli era comunque assai sensibile ai maggiori eventi dell'epoca. In particolare, anche nel suo caso una profonda impressione fu esercitata dalle notizie provenienti dal Vicino Oriente, dove le armate del Saladino nel 1187 spazzarono via gli ultimi resti del Regno latino di Gerusalemme. Da tale evento Gioacchino trasse lo spunto per ricondurre le proprie argomentazioni all'elaborazione di una peculiare teologia della storia. Testo critico e introduzione di Alexander Patschovsky.
Di Maria Grazia Simoncini Fabris
Quasi sconosciuti al pubblico italiano la biografia e le opere di Beppina Marcucci, alias Maria Maddalena di Gesù Sacramentato, monaca passionista (prov. Lucca 1888 - Madrid 1960). Emozionanti e coinvolgenti appaiono le vicende biografiche che raccontano un vissuto ispirato alla gioia per l’Amore di Gesù che sostiene, allieta e salva. Ella desidera la libertà di una clausura dove vivere radicalmente di quel solo Amore, che invece porterà proprio lei, figlia di un emigrante, ad attraversare oceani e a fondare monasteri, in Spagna e Italia, e a scrivere copiosamente, pur nell’anonimato garantito fino al termine della sua vita, con la Sapienza che ricava dalle sacre Scritture e dalle proprie meditazioni sull’Amore-Passione di Cristo e dell’umanità. Precorre quanto il Concilio Vaticano II sottolineerà con forza nel concetto di volontà di rinnovamento ecclesiale: la santità è per tutti, non certo solo per religiosi, ed è semplice assecondare il richiamo alla virtù, perché «la santità è amore». È stata avviata la causa di beatificazione.
L'autrice
Maria Grazia Simoncini è nata e vive a Monza, insegna in una scuola secondaria di Muggiò (MB). Laurea in Cattolica, in lettere, indirizzo scienze storiche, si appassiona di problemi e progetti relativi ai ragazzi della scuola per cui ha elaborato percorsi di lettura, ricerca e integrazione. Si interessa di vita ecclesiale e mondo missionario, scrive occasionalmente anche di spiritualità, specie della famiglia passionista che ama come la sua. Aderisce al Movimento Laicale Passionista.
• È stata avviata la causa di beatificazione di Madre Maria Maddalena Marcucci.