
Il libro Guru and Disciple descrive l’incontro di Henri le Saux O.S.B. (Svami Abhishiktananda) con Sadguru Gñanananda al suo asram, Sri Gñanananda Tapovanam, nella seconda settimana del dicembre 1955, e il suo ritiro di due settimane con lui nel marzo 1956. Egli presenta un’immagine vivida, bella e commovente del saggio e fa emergere l’essenza del suo insegnamento. Abhishiktananda fu pienamente aperto alla Grazia del suo Guru. Scrive in proposito: «Il mio Gñanananda è completamente vero. In esso io non ho sovrapposto me al Maestro. È diverso dagli altri libri e presenta il meglio dell’esperienza indiana, senza fare comparazioni o giudizi di valore. Di tutto ciò che ho scritto, Gñanananda è quasi l’unica cosa che rimane a galla.» È per via della sua totale trasparenza e per la grande rilevanza dei suoi contenuti per i tempi moderni che questo libro è riconosciuto come uno dei migliori documenti spirituali del ventesimo secolo. «L’importanza dell’incontro di Abhishiktananda con il suo Guru Sri Gñanananda è stata adeguatamente evidenziata e apprezzata in questa edizione italiana meglio che in tutte le precedenti.
Questa edizione del libro Guru and Disciple, sarà un’aggiunta di gran valore alla letteratura spirituale in italiano, diffondendo il messaggio senza tempo delle Upanishad come è stato insegnato dal grande saggio dell’est» (dall’Introduzione di Sri Svami Nityananda Giri).
«Voglio parlare d’amore in queste pagine, in tutte queste pagine.
Tutto ciò che sulla terra è stato scritto, detto, sussurrato, urlato, gridato, parla d’amore...
Per dire della forza della passione insediata nel profondo dell’anima, da dove giunge a coinvolgere anche i corpi in vorticose danze d'amore, Christiane Singer fa rivivere la storia di Eloisa, quintessenza dell’amante e mistica. Attraverso questa confessione insieme pagana e spirituale, questa singolare esaltazione del piacere e dell’estasi ci offre un testo di straordinaria intensità, una trasmissione di umanità amorosamente partecipe «passione» appunto «fra cielo e carne»
Dalle conversazioni che Giuseppe Barbaglio (nel 2003) e Aldo Bodrato (quest’anno) hanno avuto in una giornata di giugno nell’isola di Sant’Erasmo, a Venezia, è ricavato questo insieme di testi, offerti al lettore come strumento per pensare non banalmente il presente della fede cristiana. Nella varietà degli studi, degli approfondimenti e delle sensibilità testimoniati in queste pagine il lettore potrà trovare infatti indicazioni, piste di ricerca e forse anche stimolo per non soccombere all’ovvietà, veicolata da parole usurate, come, appunto, “storia, fede e risurrezione”.
«Sono cattolica»: affermazione che presuppone fede e coscienza, amore e responsabilità. Credere non è sempre facile, soprattutto quando le verità credute si confrontano con le ideologie, i luoghi comuni, le incrostazioni del tempo; la coscienza non è mai al sicuro, alle prese con decisioni che spesso vengono condizionate da pregiudizi e rigidità moralistiche; l'amore deve districarsi dalle maglie della mera appartenenza, di una frequentazione meccanica e passiva cui viene facilmente indotto chi si sente marginale o succube; la responsabilità soffre tra difficoltà e impotenze, tra giudizi e censure (autocensure).
«Dimmi la verità» cantava, nel 1971 John Lennon e il refrain è sempre in agguato in molti dei nostri rapporti interpersonali, anzi spesso ci accontentiamo almeno di una certezza e non solo sul piano individuale. E spesso certezza e verità si fondono e confondono, sicché è lo stesso orizzonte veritativo della comunicazione che diventa problematico. Certo quid est veritas non perde in alcun modo il fascino originario, ma è sempre più evidente che senza attenzione e cura, senza cautele e distinzioni diventa semplicemente un esercizio retorico che non aiuta a cogliere l’attuale stato del nostro modo di comunicare nella quotidianità. Ma la questione della verità sperimentata nella quotidianità è correlata con quella vissuta nell’ambito della società e della chiesa: sono atti di un’unica vicenda umana che ha portata assoluta e si colora dei tratti del nostro tempo. Di questo e solo di questo tratta questo denso volumetto redatto dal gruppo “Oggi la Parola” e che presenta scritti di Giuliano Pontara, Luigi Accattoli, Annamaria Testa, Giuseppe Goisis, Paolo Inguanotto, Pino Stancari, Lorenzo Biagi, Giannino Piana, Roberto Mancini, Domenico Massaro, Mario de Maio, Giovanni Montanaro, Giovanni Colombo, Ivo Lizzola, Beatrice Draghetti, Cristina Ricci, Fabrizio Valletti, Ettore Zerbino, Paolo Giuntella e Jean Louis Ska, nonché l’Apologia di Socrate nella versione di Giovanni Reale, adattata da Carlo Rivolta e Nuvola De Capua per lo spettacolo interpretato da Carlo Rivolta.
L’ottavo giorno non è un tempo, ed è tuttavia “il tempo” sempre tacitamente presente, necessario a vivere il senso di un frangente che è vita, la più fonda, la più vera. Parallelo al silenzio, contiene tutto l’ineffabile, ma insieme avvolge ogni parola, la sua anima, ogni evento, ogni passaggio. L’ottavo giorno è la fine, la consumazione, la trasfigurazione, e insieme il principio, l’origine, la bellezza e l’incanto, la pienezza e il vuoto che la fa risaltare.

