Il pensiero della seconda metà del Novecento, quando non ha imboccato la via che conduce all’affossamento della vocazione ontologica della filosofia e del tema della trascendenza, ha cercato vie nuove, che mettessero a frutto, e magari radicalizzassero, la critica heideggeriana alla metafisica ontica. In questa direzione va l’idea di una metafisica del desiderio, che indica una direzione di ricerca assai promettente per almeno due ragioni: in primo luogo perché individua un luogo privilegiato di accesso alla trascendenza, e in secondo luogo perché induce a rivisitare e a valorizzare momenti della storia della filosofia, nei quali la tematica del desiderio ha, in modo più o meno sotterraneo, agito significativamente, e dai quali si possono trarre suggerimenti per nuovi svolgimenti della metafisica.
A questo intento cercano di rispondere da molteplici punti di vista – che vanno da quello più strettamente teoretico a quello biblico, da quello psicoanalitico a quello storiografico – i saggi contenuti in questo volume. Essi rendono ragione, al di là anche dell’efficacia delle soluzioni proposte, del significato e dell’importanza della dimensione affettiva per la filosofia; dimensione tutt’altro che estranea alla tradizione filosofica, per quanto spesso nascosta o ignorata. La sua ripresa può oggi contribuire a rinnovare la problematica metafisica, allo stesso modo in cui, a volte in forme convergenti, contribuiscono a rinnovarla approcci inediti o fin qui poco frequentati, quali quelli del dono o della libertà.
Hanno collaborato al presente volume:
Giuseppe Barzaghi O.P., Santino Cavaciuti, Claudio Ciancio, Angelo Crescini, Flavio Cuniberto, Gerardo Cunico, Guido Cusinato, Giovanni Ferretti, Mauro Fornaro, Roberto Mancini, Angelo Marchesi, Giuseppe Riconda, Armando Rigobello, John M. Rist, Franco Riva, Piero Stefani, Federico Vercellone, Carmelo Vigna.
Il volume ripercorre alcuni aspetti peculiari della tradizione platonica della tarda antichità, sia pagana sia cristiana. Nella prima parte viene esaminato il sistema filosofico di Plotino, mentre nella seconda parte viene illustrato il ruolo svolto da questo filosofo e, più in generale, dalla filosofia neoplatonica, nell'elaborazione e nella chiarificazione di questioni fondamentali per la teologia cristiana.
corsi di lezione del 1955 e 1956 svolsero un tema che era largamente richiesto da tutta la speculazione del Moretti-Costanzi e che avrebbe costituito il fondamento di tutta l'indagine successiva: il tema "Dio". Eppure il loro contenuto, primario e decisivo, non ebbe poi un esito editoriale specifico, diversamente da quanto era solito accadere, e restò affidato solo alla parola. Perciò assume oggi tanto più rilievo la pubblicazione di questi "appunti" che fanno seguito a quelli relativi agli anni 1953 e 1954 gia pubblicati a cura di Marco Moschini.
Un'analisi storica e sociologica dei meccanismi sociali che orientano la pratica scientifica, contraria alla relativizzazione della conoscenza e fautrice di una riappropriazione da parte degli scienziati della loro autonomia. "Il mestiere di scienziato" (uscito in Francia poche settimane prima della morte di Bourdieu con il titolo "Science de la science et réflexivité") compendia e rielabora le sue lezioni dell'ultimo corso al Collège de France.
L'individuazione, l'inconscio collettivo, l'immaginazione arcaica e i tipi psicologici: il pensiero di Carl Gustav Jung costituisce ormai non solo una tappa fondamentale della storia del movimento psicoanalitico, ma una chiave indispensabile per comprendere la cultura contemporanea.
Il volume affronta i temi classici della teoria e della filosofia giuridica ponendoli in relazione alle dottrine filosofiche che si sono via via interrogate sulla vita e sull'ordine della società. La filosofia del diritto viene così riportata a questioni teoriche fondamentali abitualmente espunte da essa, prima fra tutte la questione della giustizia. La riflessione sull'origine della sfera giuridica e sulla sua efficacia viene vista sullo sfondo dell'evoluzione della tradizione filosofica. Questo avviene sia riattraversando le principali dottrine di autori classici più lontani nel tempo, come Platone, Hobbes, Locke, Rousseau, Kant, Hegel, sia offrendo una panoramica dei dibattiti che si sono avuti nel corso del Novecento.
L'ignoranza è all'origine della filosofia occidentale e i problemi che essa pone la percorrono tutta, dall'ignoranza socratica a quella propugnata dagli scettici antichi e moderni, dalla dotta ignoranza della teologia negativa alle varie forme di non-sapere disseminate nella filosofia contemporanea. Ma l'ignoranza non è solo un tema da filosofi. Essa è in realtà l'emblema della vita: chi sapesse tutto non avrebbe più niente da conoscere o da esperire. Sarebbe morto. Questo libro percorre le forme che l'ignoranza ha assunto nella storia del pensiero.
Quel che da Anassimandro a Kant, da Pierce a Wittgenstein si trasmette è la natura cartografica dei sensi del mondo. Al punto che ancora si crede che la mappa sia la copia della Terra senza accorgersi che è la Terra che fin dall'inizio ha assunto, per la nostra cultura, la forma di una mappa. Oggi non è più possibile contare, nel rapporto con la realtà, sulla potentissima mediazione cartografica che, riducendo a un piano la sfera terrestre, ha fin qui permesso di evitare di fare i conti con la Terra così come davvero essa è, con il globo. Questo è un manuale di geografia privo di qualsiasi carta, in esso non soltanto si dà conto della geografia umana di oggi, ma si ridefinisce la natura dei principali modelli di descrizione del mondo in nostro possesso.
Secondo un ricorrente adagio la storia è finita; chi propugna questa tesi vede nell'accelerarsi degli eventi, nel contrarsi delle epoche come spazi unitari di senso e nel prevalere della dimensione della simultaneità sulla sequenzialità, altrettanti argomenti a favore di essa. Alla fine del mondo storico si accompagna inesorabilmente la fine dell'uomo come centro di imputazione di scelte e come donatore di senso, le azioni dei singoli non veicolando più alcuna sintesi o incarnando alcun universale, ma riducendosi a puro medium di un operare sistematico anonimo e reticolare. Anche il fondamento della democrazia muta.
Questo volume affronta dal punto di vista interreligioso e interdisciplinare il problema filosofico della Rivelazione. I saggi qui raccolti fanno emergere la metafora della rivelazione come prisma nel quale si rifrangono diverse esperienze religiose e tradizioni culturali. Questo volume affronta il significato del termine rivelazione" e dei quesiti legati alla sua trattazione filosofica attraverso dieci saggi di docenti di filosofia teoretica e di filosofia della religione, di teologia fondamentale e sistematica, di giudaismo, di scienze umane e sociali in diverse universita italiane. "