
Dalla rivoluzione francese alla seconda guerra mondiale, l'epoca moderna ha consegnato al mondo opere di eccezionale valore artistico che riflettono le ansie e le speranze, le gioie e le angosce tipiche della nostra civiltà. Questo volume ripercorre i momenti esaltanti di questa affascinante avventura umana che dalla fine del Settecento giunge a lambire i nostri giorni attraverso le opere più significative di 100 grandi maestri europei ed americani quali Goya, Turner, Monet, Manet, Ronoir, Van Gogh, Gauguin, Cézanne, Klimt, Schiele, Picasso, Matisse, Chagall, Modigliani, Kandinskij, Mirò, Dalì, Magritte, Pollock...
Questo volume ripercorre le grandi tappe della storia della pittura italiana, attraverso l'analisi delle opere più significative di 130 grandi maestri, dal Medioevo al primo Novecento. Oltre 500 capolavori tutti riprodotti a colori e brevi testi didascalici accompagnano ogni illustrazione di questo libro.
Limitata a tre copioni soltanto, la produzione drammaturgica di Machiavelli è tuttavia di assoluto rilievo nel vasto orizzonte teatrale del Cinquecento italiano. Allo stato attuale delle cose essa si articola in una traduzione-rifacimento, quella dell' "Andria" di Terenzio; nel capolavoro della Mandragola, dove un piccante adulterio fra Callimaco e la "virtuosa" Lucrezia, alle spese di un marito vecchio e sterile, si tramuta in una dolente metafora sulla corruzione dei costumi nella Firenze medicea; e l'altrettanto suggestiva "Clizia", storia di un ulteriore tentativo di adulterio fra un vecchio e la giovinetta del titolo, tentativo destinato al fallimento per l'opposizione della saggia consorte del vecchio.
"L'arte all'ordine del giorno" è un espressione formulata da Raffaello Giolli, una delle più lucide intelligenze critiche degli anni trenta, per segnalare la portata etica e sociale, oltre che estetica, della "questione delle arti" nel periodo che porta dal consenso al regime fascista alla svolta degli anni quaranta. L'espressione viene qui utilizzata per sottolineare non solo la rilevanza del mondo artistico nella cultura italiana degli anni trenta, ma anche la centralità della problematica artistica nel periodo dell'immediato dopoguerra.
Mies va der Rohe è stato definito "architetto classico" e forse è l'architetto moderno per cui questa definizione è più appropriata. La classicità nella architettura di Mies si manifesta attraverso i due principi che la definiscono: la intelleggibilità delle forme da un lato, e la progettazione come attività conoscitiva regolata da norme individuate, dall'altro. Questo libro su Mies, scritto nel 1956, è come il resoconto di un lavoro in corso: una specie di diario di due costruttori (Hilberseimer e Mies), che vanno in una direzione a loro ben nota, in cui sono trattate le questioni che si presentano ogni volta che ci si pone il problema dell'architettura e del progetto.

