
Come è andato strutturandosi il cosmo dal disordine all'ordine, un movimento che sembra contraddire le leggi della fisica? Quale principio evolutivo può spiegare il modo in cui la realtà terrestre si è sviluppata fino alle forme più sofisticate del mondo organico? Come giustificare una tendenza che, pur scaturendo dalla materia, in essa non si esaurisce ma rinvia a una dimensione trascendente? Precisi interrogativi sono inanellati da Hans Jonas in questo saggio apparso nel 1988. Domande che scandagliano le origini della natura e dell'uomo: è lo scenario nel quale si inscrive la scelta primordiale dello spirito creatore di rinunciare alla propria onnipotenza in favore dell'autonomia cosmica. Riconducendo alla dialettica fra "libertà" e "responsabilità", Jonas mostra qui l'originalità di una prospettiva, lontana tanto dall'evoluzionismo quanto dalle più recenti teorie dell'intelligent design, tutta da riscoprire.
Il problema della storia s'impone nei momenti di crisi, e conduce a interrogarsi sul significato del proprio destino. È il motivo di fondo della riflessione di Jean Daniélou, sviluppato in questo classico della teologia cristiana della storia e nel confronto con le diverse prospettive filosofico-teologiche. Da una parte vi sono le concezioni progressiste ed evoluzioniste per le quali il tempo è in se stesso creatore di valore; queste però privano l'uomo della sua responsabilità, giacché il progresso è ineluttabile. Dall'altra le filosofie esistenzialiste fanno della libertà il valore supremo, con un esito altrettanto pericoloso. Per il cristiano la libertà non si compie e non si realizza che inserendosi in un ordine: l'unico ordine in cui essa possa iscriversi senza annullarsi è quello di Dio, del Mistero della storia. Una visione che non minimizza l'importanza dei valori terreni - e in particolare dell'azione politica - a vantaggio dei valori soprannaturali, ma, in contrappunto a una falsa mistica dell'azione temporale, mostra come il piano di Dio a confronto prima di tutto con quello degli uomini generi la speranza dell'agire terreno.
«Il testo che qui presentiamo, che esce per la prima volta in traduzione italiana a più di settant’anni dalla sua edizione originale (É. Gilson, Réalisme thomiste et critique de la connaissance, Vrin, Paris 1939), va inquadrato nel dibattito che, sul finire degli anni Trenta, coinvolse Gilson e alcuni illustri esponenti dell’Università di Lovanio, fondata dal cardinal Mercier. Tra essi, oltre a Mercier, J. Maréchal, B. Picard, L. Nöel, M.-D. Roland-Gosselin, p. P. Descoqs. La questione controversa riguardava la legittimità del “realismo critico”, cioè dell’incontro tra Tommaso e Cartesio e/o Kant, proposto, in sede conoscitiva, dai tomisti sopra indicati. Una legittimità che Gilson non era disposto a riconoscere e che susciterà un dibattito molto acceso sulla natura della gnoseologia tomista, sulla sua differenza o sulla sua possibile convergenza con l’impostazione critica moderna».
Dall’introduzione di Massimo Borghesi
Étienne Gilson (Parigi 1884 - Cravant 1978), storico del pensiero medievale e studioso di fama mondiale, è stato professore alla Sorbona, al Collège de France, al Pontifical Institute of Medieval Studies di Toronto. È autore di opere fondamentali dedicate al pensiero di Sant’Agostino, San Tommaso, San Bonaventura, Duns Scoto.
Ne La dignità umana e le sue radici esistenziali di Gabriel Marcel si dà un posto eminente, nella bipolarità dell’opera dell’autore, ad un tempo filosofo e drammaturgo, al cosiddetto “versante teatrale”. L’esposizione della pièce Il dardo introduce in maniera decisiva la tematica della dignità umana impregnata di un kantismo che, seppur teoreticamente incontestabile, ha perso molta della sua vitalità. Al di là di ogni intellettualismo razionalistico ed anche di una pur generosa proposta cristologica, secondo Marcel, la dignità umana si ritrova quando si coglie l’uomo nella sua nudità e debolezza, cioè come lo si scopre nel fanciullo, nel vecchio, nel povero, ossia «a livello della vita e della morte e non di una razionalità definita in astratto».
Enrico Piscione, allievo a Perugia di Armando Rigobello, ha conseguito nel 1973 il diploma di specializzazione nella ricerca filosofica all’Università “La Sapienza” di Roma. Insegna Storia della Filosofia all’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Luca” di Catania. Fra i suoi contributi si segnalano: Antropologia e Apologetica in Gabriel Marcel (Reggio Emilia 1980); Amicizia ed Amore. Dal pensiero antico al Medio Evo cristiano (Catania 1990); Giustizia e legge. Modelli filosofici della dimensione giuridica da Platone a Tommaso D’Aquino (Catania 1993); Doctor Amicitiae. L’itinerario filosofico-spirituale di Aelredo di Rievaux (Caltanissetta 2011). Nelle nostre collane ha curato i volumi di Gabriel Marcel, Fede e realtà. Osservazioni sull’irreligione contemporanea, e, insieme a Mario Tamburino, di Peter Wust, L’uomo e la filosofia.
Il problema del male non trova posto nella filosofia di Benedetto Croce: i suoi scritti rivelano una incrollabile visione ottimistica della realtà, pienamente positiva e in armonia con l'attività dell'uomo, chiamato ad operare per trasformarla. Eppure il male rimane in Croce come un'ombra che accompagna la sua vita e il suo pensiero, a partire dalla tragica notte del 29 luglio 1883, quando il terremoto di Casamicciola cancellò quanto aveva di più caro. I Taccuini personali rivelano che le terribili ripercussioni di quella notte si ridestarono puntualmente ad ogni evento drammatico di cui egli ebbe notizia: il terremoto di Messina, l'avvento del fascismo, la seconda guerra mondiale, la decadenza fisica, l'approssimarsi della morte. Tutto ciò venne a incrinare pericolosamente la compattezza del suo sistema, mirante a identificare il mondo dell'esperienza con l'Assoluto. Quello di Croce è l'ultimo grande tentativo filosofico di negare la possibilità stessa del male: scopo del libro, dopo la presentazione dei capisaldi della sua filosofia (Estetica, Logica, Storia, Etica), è discutere questa negazione, mostrando che il problema del male, in tutte le sue forme, mette radicalmente in discussione ogni filosofia dell'immanenza. Tutto ciò pone la riflessione filosofica di fronte a un dilemma inevitabile, oggetto delle Conclusioni del presente lavoro.
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La coscienza è davvero ciò che ci distingue dagli altri esseri animati? È riducibile a processi chimici e meccanici? Se sì, che parte hanno in questi processi il dolore e l'amore, i sogni e la gioia? Sono alcune delle grandi domande su cui si arrovellano filosofi e scienziati a partire Cartesio, ma le teorie sulla coscienza elaborate finora, sostiene Dennett, sono tutte sbagliate, anche se la loro semplicità intuitiva ci spinge a crederle vere. Vero è, semmai, che non c'è traccia nel nostro cervello di un "Autore Centrale", responsabile assoluto del nostro "Sé", produttore di un unico e definitivo flusso di coscienza. La nostra mente non funziona tanto come una dittatura o una monarchia, quanto come una democrazia molto sofisticata: "Spiegherò i vari fenomeni che compongono ciò che chiamiamo coscienza, mostrando come siano tutti effetti fisici delle attività del cervello, come queste attività si siano evolute e come facciano sorgere le illusioni sui loro poteri e le loro proprietà. Proporrò, insieme ai fatti scientifici, una serie di storie e analogie per rompere vecchi abiti di pensiero e aiutare a organizzare un'unica visione coerente, sorprendentemente diversa dal tradizionale punto di vista sulla coscienza."
Il secolo scorso ci ha abituati a credere che il mondo sia una nostra costruzione, una specie di "allucinazione collettiva", mediata tramite la storia dello sviluppo culturale dell'umanità. Inserendosi in un dibattito inaugurato in Italia da Maurizio Ferraris. Markus Gabriel uno fra i più brillanti filosofi dell'ultima generazione apparsi sulla scena internazionale argomenta contro questo orientamento in favore di un nuovo realismo, una sorta di ritorno alla verità, in cui i fatti esistono, senza che con ciò si sia fissato fin dal principio in cosa essi consistano.
Un volume che offre un ampio panorama delle principali questioni che i filosofi hanno discusso, seguendone gli sviluppi dalle origini del pensiero greco fino agli esiti novecenteschi. Forte della sua eccezionale capacità di sintesi e di una chiarezza espositiva insuperata, Russell ha realizzato uno straordinario "racconto" della storia della filosofia. Come dice lo stesso Russell nella sua prefazione: "Due cose possono essere dette per giustificare l'apparizione di un'ennesima storia della filosofia. In primo luogo, vi sono poche narrazioni che siano organiche e al tempo stesso di ampiezza ragionevole; in secondo luogo, la tendenza corrente verso una specializzazione sempre maggiore sta facendo dimenticare agli uomini i debiti intellettuali che essi hanno verso i loro predecessori". Prefazione di Piergiorgio Odifreddi.
Scritto in esilio fra il 1925 e il 1927, pubblicato in versione francese e quindi nella ritraduzione spagnola dell'autore, "Come si fa un romanzo" è l'opera più profonda e universale di Miguel de Unamuno (1864 - 1936), scrittore e pensatore, la cui attività ha segnato la vita intellettuale spagnola ben oltre la sua scomparsa.
La problematica esistenzialista, l'angosciato chiedersi "Cosa sarà di me dopo la morte?", "Come posso persistere?", si proietta qui nella riflessione sulla creazione letteraria, sullo sdoppiamento fra autore e personaggi, fra scrittore e lettore, e sullo statuto romanzesco dello scrittore, pure lui ente di finzione, creato a capriccio da Dio.
La pagina avvinghia l'esistenza di altri, a partire dal lettore, di ciascun lettore, che viene apostrofato in continuazione, ma anche dai grandi scrittori amati da Unamuno, dall'agiografo a Dante, da Balzac al Mazzini delle lettere d'amore.
Il fatto letterario, lo scrivere e - non di meno - il leggere, è cioè proposto come avventura e come lotta per affermare la propria individualità contro il nulla.
L'opera, in prima traduzione italiana, è accompagnata da una prefazione di Giuseppe Mazzocchi, che ricostruisce la storia del libro, inserendolo nel contesto storico e culturale, rappresentando una dettagliata guida alla lettura.