
Se è vero che la terra sta subendo un processo di riscadamento globale, sostiene Lomborg, a maggior ragione è necessario, per lavorare efficacemente al miglioramento della situazione, avere ben presente i dati di fatto, le cifre corrette e le migliori informazioni disponibili e, soprattutto, non farsi contagiare dalla "climate addiction", ovvero la tendenza a occuparsi in modo esclusivo del problema climatico trascurando innumerevoli altri aspetti della questione, aspetti che hanno un'importanza ben più cruciale. Il problema non è rispettare gli accordi di Kyoto e ridurre le emissioni di gas serra: mentre tutti sono concentrati su obiettivi a lungo termine, ci stiamo facendo scappare l'occasione di intervenire sulle dinamiche veramente determinanti, e stiamo sprecando ingenti risorse, non solo finanziarie. Con una piccola parte dei costi necessari per i grandi programmi sul clima, a esempio, si potrebbe intervenire in modo risolutivo sulle grandi malattie ancora epidemiche, salvando milioni di vite nel giro di pochi anni, invece si preferisce pensare a sforzi pluridecennali di enorme portata e bassissima garanzia di risultati concreti.
Passiamo un decimo della nostra vita da svegli completamente ciechi. Solo l'un per cento di ciò che vediamo è a fuoco nello stesso tempo. Viviamo in un mondo che è sempre mezzo secondo indietro rispetto a quello reale. Le vespe non possono vedere, ma sono in grado di mappare il mondo che le circonda in un modo simile a quello che noi impieghiamo quando ascoltiamo la musica: attraverso relazioni temporali. L'occhio deve sempre essere in movimento: un occhio immobilizzato diventa cieco, ecco perché i polli, il cui occhio non può muoversi autonomamente, sono costretti a ruotare continuamente la testa. E se il pensiero fosse una risposta evolutiva all'atto di vedere? Perché gli uomini hanno la sclera nell'occhio e le altre specie no? Ecco soltanto alcuni fra i tantissimi temi toccati da questo libro dedicato all'occhio e alla visione. L'organo della vista, lungi dall'essere strumento di misurazione "oggettiva" del mondo, permette d'interpretare soltanto una frazione della realtà. Vedere è un problema di relazioni tra le cose, ed è un'attività differenziata e complessa, adattata a diversi scopi, negli adulti, nei bambini, negli uccelli o negli insetti. Alla "storia naturale" dell'occhio Simon Ings associa un mix di ricerca scientifica, matematica, fisica, filosofia, storia culturale, neuroscienze, teoria del linguaggio ed esperienze personali.
Esiste veramente un anello mancante tra l'uomo e la scimmia? Perché sopravvivono solo gli esseri più adatti? Come funziona il meccanismo della selezione naturale? Il 2009 è il duecentesimo anniversario della nascita di Darwin e il centocinquantesimo dalla pubblicazione de "L'origine delle specie", il suo testo fondamentale sulla teoria dell'evoluzione. Questo libro ci guida attraverso i più comuni "miti" presenti nella coscienza popolare, e non solo, in materia di evoluzione.
Henri Poincaré è stato uno dei più grandi geni della storia della matematica, i suoi studi hanno aperto la strada a importanti ricerche sviluppate nel corso del Ventesimo secolo. La congettura da lui enunciata nel 1904, in grado di descrivere la natura e la forma dell'universo, ha impegnato le maggiori menti del Novecento ed è stata inclusa nella lista dei sette "Problemi del Millennio". Partendo da Babilonia e dall'antica Grecia, Donal O'Shea ripercorre l'evoluzione del pensiero matematico nel corso dei secoli, da Euclide a Riemann, da Poincaré ad Hamilton, fino a Grigori Perelman, il matematico russo che nel 2002 risolse la congettura, rifiutando poi il premio di un milione di dollari messo in palio.
Per i suoi contemporanei, Thomas Browne fu un grande antiquario, un medico illustre e, soprattutto, un "wit", definito volta a volta pedante o ironico, scienziato retrivo o promotore entusiasta della scienza nuova. Le sue opere sollevarono dispute teologiche e scientifiche, eruditi gli chiedevano consigli su disparate questioni. I lettori più moderni, a partire da Lamb, Coleridge, De Quincey, fino a Borges, scoprirono che Browne poteva essere considerato innanzitutto come letterato; che il fascino della sua prosa era, in certo modo, ineguagliato nella letteratura inglese; che l'astrusità delle sue preoccupazioni rendeva i suoi scritti ancor più rari e curiosi; che l'aura del remoto avvolgeva ogni pagina. Così Browne divenne uno scrittore per raffinati, una preziosità letteraria, una felice aberrazione. La sua opera - elusiva, fondata su di una cultura composita e scritta in una cadenza naturalmente religiosa e cerimoniale - si presenta come una complessa figura sul punto di disfarsi, come un mosaico le cui tessere stiano per essere separate e disperse.
Come ha avuto origine la vita? Perché ci sono due sessi? Sono la stessa persona che ero un minuto fa? Di cosa è fatto il 96% dell'universo? Quelle che trovate in questo libro sono le domande che un ragazzino potrebbe porre al suo insegnante. Sono le domande che potrebbero dar filo da torcere anche agli esperti più navigati. La scienza, sostiene Michael Hanlon, è stata, è tuttora e sarà in futuro un continuo percorso di ricerca. Se oggi siamo in grado di dare una risposta chiara ed esauriente a una miriade di problemi che appena un secolo fa erano considerati pura fantascienza, ne restano ancora infiniti da risolvere. Problemi che nella maggior parte dei casi, come l'indagine sul concetto di tempo, presuppongono un approccio trasversale e multidisciplinare e una capacità di sintesi che talvolta non si sposano con l'estrema specializzazione che caratterizza la ricerca scientifica odierna. Queste "Dieci domande", se da un lato stuzzicano la curiosità del lettore, dall'altro ne stimolano la riflessione con un avvertimento: quando vi sedete soddisfatti sulla sommità di una conoscenza acquisita, è già ora di rimettersi in piedi e ripartire.
Considerato quanto è importante, dovremmo conoscerlo perfettamente: e, invece, è probabile che sappiamo molte più cose sul nostro punto vita che sul nostro cervello. Sandra Aamodt e Sam Wang, due specialisti di neuroscienze, hanno constatato in innumerevoli occasioni, in taxi o in ascensore, in famiglia o dal parrucchiere, che tutti nutrono qualche dubbio o qualche curiosità sul proprio cervello, e hanno deciso di scrivere in un libro su tutto quello che c'è da sapere sui tre chili scarsi di materia grigia che portiamo a spasso nel nostro cranio. Bere alcool uccide i neuroni? Fare ascoltare Mozart ai neonati li rende più intelligenti? Gli uomini e le donne pensano in modo differente? Si può misurare la felicità? E l'amore? In un viaggio attraverso tutte le dimensioni della nostra attività cerebrale, dalla percezione alla memoria, dalle emozioni alla sessualità, dall'intelligenza razionale ai tratti più profondi della personalità, Aamodt e Wang riescono a darci un'idea di come funziona il nostro cervello, e di come possiamo aiutarlo a funzionare meglio.
Gallerie di seta, rifugi di cera, meravigliose torri d'argilla: come fanno api e castori, roditori e termiti a costruire raffinate dimore che superano le opere di ingegneria realizzate dall'uomo? Davvero possiamo spiegare queste imprese come un semplice prodotto dell'istinto? Con descrizioni delle architetture di cui tutto il mondo animale abbonda, gli autori mostrano chiaramente l'esistenza di intelligenza e persine di senso estetico negli insetti e negli altri animali architetti.
Un testo nel quale il citologo e biochimico de Duve si propone di chiarire il suo pensiero sull'argomento dell'origine della vita. Lo fa esponendo concetti fondamentali già in altri suoi testi, ma concentrando in particolare la sua attenzione su quelle che, mutuando il termine dalla fisica, egli chiama "singolarità" (termine con cui indica eventi o proprietà che hanno la qualità della specificità, dell'unicità). Secondo de Duve: "La storia della vita è caratterizzata da un grande numero di tali singolarità. Tutti gli organismi noti, siano essi microrganismi, piante, funghi o animali, compreso l'uomo, discendono da una singola forma di vita". Tutti dipendono da processi di biosintesi comuni, anche se variamente modificati, hanno un codice genetico comune, anche se con differenze più o meno grandi fra le varie unità tassonomiche. Le varie singolarità, corrispondenti al punto in cui ogni tanto, nella storia della vita sulla Terra, la vita prendeva un nuovo indirizzo, non sono soltanto dati storici, ma richiedono una spiegazione. "La ricerca di tale spiegazione può rivelare fatti importanti concernenti la natura della vita, la sua origine ed evoluzione, ma anche aiutarci nella nostra esplorazione alla ricerca di segni di vita altrove nella nostra galassia e oltre."
Questo studio propone una completa riorganizzazione di tutto il sapere finora prodotto da biologi, evoluzionisti e antropologi in merito al tema emergente dei conflitti operanti all'interno del genoma umano. In evoluzione, sostengono gli autori, la maggior parte dei geni si diffonde per incrementare la possibilità dei loro organismi ospiti (o dei loro parenti più prossimi) di sopravvivere e riprodursi. Alcuni geni, invece, si diffondono nell'organismo che li ospita distorcendo la loro stessa trasmissione alle generazioni successive. In conseguenza di ciò, geni differenti all'interno dello stesso organismo manifestano interessi e comportamenti adattativi diametralmente opposti. In una trattazione che abbraccia tutte le specie (dal lievito di birra agli esseri umani), il testo offre una mappa dettagliata degli elementi genetici egoisti, quei tratti di DNA il cui comportamento è esclusivamente volto a favorire la propria trasmissione, e la cui scoperta si sta rivelando un'area cruciale della ricerca scientifica, in grado di aggiungere un pezzo importante alla comprensione della genetica e dell'evoluzione.
Scritto prima dell'esame di maturità, questo libro colma il vuoto esistente tra la letteratura divulgativa sulla fisica quantistica, che normalmente evita ogni formula matematica, e la letteratura specialistica, ben farcita, invece, di matematica avanzata. L'autrice, appena diciottenne, con l'ausilio della sola matematica della scuola superiore, introduce lettore ai principi della fìsica dei quanti. Se ne ricava uno sguardo profondo sul mondo del microcosmo, il regno affascinante delle particelle elementari, il cui comportamento si distingue in modo così drastico e fondamentale da ciò a cui è abituato il nostro umano buonsenso.
In una modernità dove predomina il parto chirurgico e farmacologico si sta perdendo il sapere della nascita, del suo percorso emozionale e iniziatico. Questo libro vuole riportare l'attenzione all'essenza della nascita, a quello che è in gioco a livello profondo per la donna, per il bambino-persona nascente, per il padre e vuole proporre dei riferimenti per i nuovi modelli di ruolo possibili, adatti alla vita moderna.