
Nella letteratura biblica, l'apocalittica ha un percorso storicamente abbastanza recente, rispetto all'insieme dei testi scritturistici, ed inoltre le radici di tale corrente provengono dall'esterno della propria civiltà, anche se saranno in ogni modo assimilate ed anche strutturate con tratti originali. Perciò l'autore si propone di percorrere l'itinerario dell'apocalittica dalle origini, anzitutto nel mondo esterno alla Bibbia, quindi nella sua irruzione all'interno della letteratura biblica e para-biblica, ed infine nella sua "interpretazione cristiana". A questo si aggiungono le scoperte di Qumran e la valorizzazione della letteratura apocrifa.
Questo libro si propone dare i criteri che hanno ispirato la storia dei testi sacri che, a parere dell'autore, non corrispondono necessariamente a quelli della moderna storiografia, dal momento che questa non pone sufficiente attenzione ai criteri della storiografia antica, proiettando la propria metodologia d'investigazione a quella che ha ispirato testi del passato. Tuttavia la ricerca moderna ha permesso un salto qualitativo nella comprensione concreta e vitale del passato con lo sviluppo delle scienze ausiliari. In tale senso l'autore cerca di cogliere le coordinate che hanno guidato gli autori della storia biblica, che hanno dato origine ai testi sacri.
Esaminando il concetto della trascendenza di Dio nel pensiero giudaico e cristiano dei primi secoli, l'autore si concentra su una sola tradizione teologica, quella alessandrina, e analizza in particolare le idee contenute nelle opere di due dei maggiori esponenti: Filone e Clemente. Per comprendere meglio i concetti filosofici contenuti nelle loro opere, l'autore presenta una breve storia della nozione della trascendenza nella filosofia greca, dove evidenzia soprattutto le idee dei filosofi antichi che sono state riprese o reinterpretate dai due alessandrini. Di seguito, esamina il concetto della trascendenza divina in Filone e Clemente di Alessandria.
Il lavoro in esame mostra come nella figura del leader religioso si assommino la figura di coordinatore dell'attività pastorale, moderatore della vita interna alla comunità, e guida religiosa.
Il testo affronta il complesso rapporto tra teologia dogmatica e teologia spirituale, attingendo al prezioso contributo del grande teologo inglese recentemente beatificato.
Il volume cerca di fare luce su come e sino a che punto Gesù abbia vissuto nel suo Ebraismo e su come si sia posto in quell'ulteriore prospettiva detta Cristiana.
Se l'archeologo è colui che vive anche a contatto diretto con il terreno di scavo, attualmente si presentano due serie difficoltà per l'archeologo dedito al mondo biblico. Una è la difficile situazione socio-politica di Medio Oriente che ostacola le verifiche sul posto; l'altra è l'ampliarsi della comunicazione di massa, che sebbene espande la quantità e la facilità di conoscenze, rischia anche di appiattirle e livellarle verso il basso. L'abbozzo che ora presenta fr. Boschi vuole cogliere quanto l'archeologia è in grado di documentare e di distinguere, fin dove è possibile, l'ipotesi o l'indizio della prova.
In linea generale, dice l'autore nel Prefazione, siamo del parere di J. J. F. Sangrador, quando scrive: "È sorprendente che non si abbiano notizie della Chiesa di Alessandria, prima del III secolo, momento a partire dal quale brillò come nessun'altra sul firmamento delle Chiese cristiane". Il lavoro si fonda dunque su una documentazione indiziale e su ipotesi fondate su ricostruzioni ambientali, fornite dalla letteratura coeva e dalla ricerca archeologica moderna. Lo specifico della ricerca riguarda il rapporto tra il sorgere del cristianesimo alessandrino e dintorni con la presenza, la vita e il martirio eventuale dell'evangelista Marco.
Il volume si compone di contributi di grandissimo valore e interesse, delineando i diversi profili intellettuali e la storia della canonizzazione di alcuni maestri medioevali.

