
Dedicato sia a chi frequenta quotidianamente la Messa, sia a chi non può prendervi parte, il libretto tascabile contiene la liturgia della Parola e le parti proprie delle celebrazioni eucaristiche feriali e festive, affiancate dal commento di fratel MichaelDavide Semeraro osb e da una preghiera quotidiana. Segnala i Santi del giorno e le feste, giornate e ricorrenze della Chiesa cattolica, delle altre confessioni e religioni; propone inoltre una lectio continua della Bibbia. Ogni mese offre il rito della Messa, il calendario liturgico, quattro modelli di santità, due catechesi mistagogiche per calarsi in un tempo e in gesto liturgico. Le letture e il salmo sono proposti in corpo più grande per rendere più agevole la lettura. Uno strumento prezioso per chi desidera ogni giorno confrontarsi con la Parola di Dio.
Del Vangelo di Matteo il volume propone: il testo greco: è tratto dall'edizione interconfessionale The Greek New Testament (GNT), basato prevalentemente sul codice manoscritto B (Vaticano), risalente al IV secolo; la traduzione interlineare: eseguita a calco, cerca di privilegiare il più possibile gli aspetti morfologico-sintattici del testo greco, anche a scapito, in alcuni casi, della semantica; il testo della Bibbia CEI a piè di pagina con a margine i passi paralleli. Non si tratta di una 'traduzione', ma di un 'aiuto alla traduzione': un utile strumento di facilitazione e sostegno per affrontare le difficoltà del greco e introdursi nel testo biblico in lingua originale.
Il tema della croce ritorna frequentemente nelle omelie, catechesi e interventi di papa Francesco. La croce come luogo di speranza che Gesù risveglia tra la gente umile, povera e dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo consolare le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio, che si è abbassato per camminare con noi, come amico e fratello. Croce non significa tristezza, il cristiano non può essere mai essere triste. Al contrario, ogni cristiano è chiamato a portare un messaggio di speranza e di fiducia nella vita, un messaggio di gioia e di serenità, pur tra le grandi prove e sofferenze che ciascuno attraversa. Non la gioia del possedere tante cose, ma quella che scaturisce dall'incontro con una persona, Gesù, che è in mezzo a noi. Con lui non siamo mai soli, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili. Noi seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: "Per favore, non lasciatevi rubare la speranza, quella che ci dà Gesù!". Il sussidio propone un percorso lungo le stazioni "tradizionali" della Via Crucis, accompagnati dalle parole del vescovo di Roma. Attraverso un linguaggio semplice e concreto, legato all'esperienza degli uomini e delle donne di questo tempo, fa risvegliare in noi la speranza e la fiducia nella vita. I temi sono la gioia, la tenerezza di Dio, il perdono e la consolazione, l'amore di Dio che è accanto nelle prove...
Il libro racconta le storie, le avventure e le speranze dei senza fissa dimora in una media città di provincia. Storie di "amici della strada", come li definiscono i membri della Comunità di Sant'Egidio, che ha tra i propri carismi l'amore e il servizio per i poveri. Civitavecchia è il porto di Roma, il primo nel Mediterraneo per numero di crocieristi. E ogni giorno, come in tante città di mare, c'è un grande movimento di residenti e viaggiatori. Nella folla vive e si confonde anche un piccolo popolo di persone estremamente povere che vivono per la strada, alla ricerca di un po' di accoglienza e di un clima più mite. Un popolo variegato, formato da uomini e donne, italiani e stranieri di diverse nazionalità e diverse età. Sono chiamati senza fissa dimora, clochard, senza tetto, barboni, ma hanno un nome, un paese di origine, un progetto. Le loro storie sono tutte diverse, interessanti, irripetibili, ma con alcuni tratti comuni: la povertà, la paura, la solitudine, i sogni. Un'intera letteratura, anche sociale, ritiene che le persone senza dimora abbiano fatto una scelta di vita e che la loro condizione è solo il frutto di una responsabilità personale. Sappiamo, e il libro lo testimonia con forza, che non è così. Al contrario emerge il disperato sforzo di tanti "invisibili per i più" di diventare "visibili", poter accedere ai servizi sociali e sanitari, avere un alloggio modesto e un po' di salute. Prefazione di Francesca Zuccari.
Fra tutti i sentimenti che l'uomo ha sviluppato durante la sua storia non ne esiste uno che superi la tenerezza come qualità tipicamente umana e umanizzante. Evidentemente essa non va fraintesa con il sentimentalismo o con la debolezza. Si tratta piuttosto di un sentimento che rende la persona affettuosa, compartecipe, colma di rispetto e meraviglia di fronte alla perfezione del cosmo e ad ogni forma di vita, capace di apprezzamento e giusta tolleranza verso se stessa e gli altri. Ma perché la tenerezza dovrebbe aver a che vedere con la teologia? Non esiste infatti, a tutt'oggi, una "teologia della tenerezza" e quasi nessun dizionario teologico contempla questa voce. Tuttavia è proprio Dio la sorgente inesauribile e il vertice di ogni tenerezza. L'autore intraprende quindi un percorso in larga misura inesplorato, ma decisivo se si vuole che la Chiesa si presenti al mondo come il sacramento della tenerezza di Dio, di un Dio di bontà e di grazia, e non di punizione o di paura. Il discorso non si impone, d'altra parte, solo per la comunità ecclesiale, ma per il mondo intero e il suo futuro. L'alternativa è tra una cultura della tenerezza, e quindi dell'amore e della vita, o un'anticultura della violenza, e quindi dell'egoismo e della morte.
Da oltre mezzo secolo che la vita religiosa non si è sentita sfidata a essere parte viva delle grandi trasformazioni che hanno attraversato l'Occidente. L'incapacità di interpretare la fine di un'epoca e di uno stile ha impedito di comprendere che nella Chiesa sono apparse forme nuove, non meno ricche e più ampie di appartenenza al vangelo. Per tornare a esprimere la sua forza attrattiva, la vita religiosa è invitata a ridare un'immagine positiva di sé e della propria missione rivisitando il rapporto tra "mondo" e "convento" e cercando nuove tracce di senso. La bussola non può essere soltanto la memoria o le teorizzazioni, ma deve essere individuata nella ricerca di un nuovo profilo più realistico e meno idealistico, più virtuoso che virtuale, capace di recuperare la relazione con gli altri in una comunicazione non superficiale o mascherata, guidata dalla paura del giudizio altrui o da improprie immagini di perfezione.
Il calendario cristiano, che computa passato e futuro a partire dalla nascita di Gesù, non ha definito solo la struttura degli anni, dei decenni e dei secoli, ma ha profondamente condizionato il sentimento del tempo e ha consentito l'affermarsi di tradizioni narrative e poetiche, dai versi latini a quelli dell'antica Irlanda fino ai Contes medievali e alle «storie da calendario» di Grimmelshausen, Hebel e Brecht.
Il primo tentativo di sistematica contestazione del computo cristiano del tempo avviene con la rivoluzione francese, mentre nel corso dell'Ottocento filantropi, positivisti, allievi di Comte e di Nietzsche elaborano, pur senza molto successo, nuovi modi per contare i giorni. Nel Novecento vengono ideati veri e propri «controcalendari» nella Russia bolscevica, nell'Italia fascista e nella Germania nazionalsocialista, ma nemmeno i regimi totalitari, a eccezione di brevi periodi, si dimostrano capaci di contestare in modo efficace il calendario tradizionale.
Sommario
1. Datazioni. 2. Gli inizi del calendario cristiano. 3. Prima e dopo Cristo. 4. Controcomputi e contro calendari. Note. Cronologia. Bibliografia.
Note sull'autore
Hans Maier è professore merito della «cattedra Guardini» (Concezione cristiana del mondo, teoria della religione e della cultura) alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco. Dal 1970 al 1986 è stato ministro della Cultura e dell'istruzione della Baviera. Nei suoi studi si è occupato, in particolare, del totalitarismo, delle religioni politiche e della relazione tra cristianesimo e democrazia. Su quest'ultimo tema ha pubblicato un libro conJoseph Ratzinger dal titolo Democrazia nella Chiesa. Possibilità, limiti, pericoli, (Paoline, 1971).
Lo scontro tra le fedi cristiane che si apre con la Riforma protestante e il perdurare del conflitto con l'islam contribuiscono in età moderna alla rinascita dell'idea di guerra santa. Per iniziativa dei gesuiti, tra Cinque e Seicento compaiono anche i primi catechismi destinati ai soldati, un genere che avrà vasta fortuna assumendo talvolta la forma del libretto illustrato e dello scritto epistolare o diaristico. Rispetto all'estemporanea predicazione bellica del clero cattolico medievale, si struttura così in modo nuovo il rapporto tra pietà cristiana e valore militare con l'intento di trasformare - anche attraverso il conforto materiale e la preparazione «a ben morire» - la sciagura della guerra in risorsa spirituale.
Sommario
Introduzione. 1. Il primo catechismo militare. 2. Cappellani e militari. 3. Il soldato cristiano. 4. La Compagnia di Gesù. 5. La missione castrense. 7. Buone letture, cattive letture. 8. Tra '600 e '700. 9. Una conclusione.
Note sull'autore
Vincenzo Laveniainsegna Storia moderna all'Università di Macerata. È autore de «Cauda tu seras pendu». Lotta politica ed esorcismo nel Piemonte di Vittorio Amedeo I (1634) (Dedalo 1996), Martin de Azpilcueta (1492-1586). Un profilo (Edizioni di storia e letteratura 2003), L'infamia e il perdono (Il Mulino 2004). Ha curato la raccolta di saggi Ritorno delle fedi, crisi della secolarizzazione? Dall'età degli estremi al nuovo millennio (L'Ancora del Mediterraneo 2010) e Riti di passaggio, storie di giustizia. Per Adriano Prosperi, vol. 3 (con Giovanna Giovanna Paolim, Edizioni della Normale 2011).
Con Adriano Prosperi e John Tedeschi ha diretto la stesura del Dizionario storico dell'Inquisizione (Edizioni della Normale 2010).
I catechismi in lingua indigena prodotti dai gesuiti in America Latina tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento sono un ricchissimo e insospettabile osservatorio sull'incontro e lo scontro tra le culture nel primo periodo dell'impresa coloniale dell'Occidente, quando la confessione e l'esame di coscienza diventano centrali nel nuovo modello missionario.
Ben presto le lingue locali si rivelano particolarmente problematiche e inadeguate a progetti di conversione e di civilizzazione, poiché - secondo i gesuiti e in prospettiva missionaria - esse sono prive di concetti e categorie grammaticali, retoriche, teologico-politiche e metafisiche. Tutto ciò rende necessario produrre una «lingua generale» per intraprendere la comunicazione e la traduzione del messaggio evangelico e delle sue categorie linguistiche occidentali con il minor numero possibile di malintesi. La costruzione di questa lingua, il Tupì, detta anche «greco della terra», si realizzerà attraverso due apparati esterni alla cultura indigena: la struttura grammaticale latina e i modelli di discorso proposti dai catechismi iberici.
L'AUTORE
Adone Agnolin insegna Storia moderna e Storia delle religioni all'Università di San Paolo, in Brasile. Tra le sue pubblicazioni: O Apetite da Antropologia. O sabor antropofágico do saber antropológico: alteridade e identidade no caso tupinambá (Associação Editorial Humanitas, 2005); Jesuítas e Selvagens: A Negociação da Fé no encontro catequético-ritual americano-tupì (séculos XVI-XVII) (Humanitas, 2007); e História das Religiões: perspectiva histórico-comparativa (Paulinas, 2013).