
«François Bovon fornisce al lettore il materiale necessario per potersi fare una propria opinione. Sia a chi condivida questo o quel parere dell'autore sia a chi ne dissenta, sempre viene chiesto di pensare, e per questa ragione l'opera merita d'essere definita magistrale», così conclude una delle molte entusiastiche recensioni all'opera. Su base filologica le pagine di F. Bovon si mostrano costantemente interessate sia al talento letterario di Luca sia agli orientamenti teologici che lo animano, e a ciò che fa l'originalità di Luca: la predominanza della cristologia sull'ecclesiologia e dell'evangelizzazione sull'edificazione. La storia dell'esegesi e della ricezione del vangelo lucano riserva poi non poche e straordinarie sorprese.
Suddiviso in tre volumi, il commento diretto da Gregory K. Beale e Donald A. Carson è opera di specialisti che passano al vaglio in modo sistematico tutte le citazioni, le allusioni e le reminiscenze dell'Antico Testamento contenute nel Nuovo. Scandita secondo la successione degli scritti nel canone neotestamentario, l'opera illustra in modo articolato e al tempo stesso puntuale come ogni singolo testo neotestamentario si serva di passi veterotestamentari secondo prospettive e per finalità teologiche peculiari. Ogni citazione o allusione o reminiscenza è approfondita sia nel contesto attuale nel Nuovo Testamento sia nel contesto originario veterotestamentario da cui essa proviene, come anche nell'ottica in cui il giudaismo del tempo o il giudaismo antico in generale si ponevano in rapporto al passo o alla fonte veterotestamentaria in questione. Sulla base di questo esame preliminare, il testo veterotestamentario è studiato nella specifica funzione argomentativa e letteraria e infine teologica che esso assolve nello scritto neotestamentario in cui è ripreso. Il primo volume dell'opera è dedicato ai tre vangeli sinottici.
Di fronte alla critica biblica occidentale e tradizionale che spesso si è distinta per autorizzare e suffragare lo stato di schiavitù non soltanto di Onesimo – lo schiavo che dovrebbe stare al centro della lettera di Paolo a Filemone, padrone di schiavi –, ma anche degli schiavi africani condotti a forza nel continente americano e qui dominati in condizioni disumane e disumanizzanti, i saggi raccolti in questo volume si pongono dalla prospettiva contingente e contestuale del non libero che non ha mai potuto essere che non razionale, non puro, non bianco, non maschio, non uomo. La modernità non ha eliminato l’oppressione dall’esperienza umana e la schiavitù continua a esistere ancor oggi, Onesimo vive ancora con noi e anche Filemone è ancora tra noi. Da punti di vista diversi, i vari studi mostrano come – nonostante l’abuso abominevole che si è potuto fare della lettera a sostegno della causa schiavista – Paolo in tutti i limiti della sua ambiguità ha sempre tenuto fermo che senza la carne, e la carne dello schiavo ristabilito nella sua giustizia, non può esserci riconciliazione.
Nel secondo centenario della pubblicazione dello scritto di un giovanissimo Leopold Zunz, che inaugurò la scienza dell'ebraismo, l'opera di Giuseppe Veltri e Libera Pisano fornisce un'introduzione generale a questa grande figura, insieme alla traduzione di alcuni dei suoi saggi più significativi. Con le sue ricerche sulla tradizione e le fonti Zunz mise in luce i rapporti e le contaminazioni storiche che hanno fatto dell'ebraismo un campo dinamico ed eterogeneo e al tempo stesso un elemento costitutivo della storia europea. Il riconoscimento di questo intreccio viene ad assumere un ruolo politico decisivo per l'emancipazione degli ebrei: solo da una comprensione adeguata dell'ebraismo poteva scaturire - a detta di Zunz - una riforma consapevole della società, che avrebbe messo gli ebrei al riparo da ogni discriminazione presente e futura.
Il Dizionario Teologico degli scritti di Qumran si propone come repertorio delle parole ebraiche e aramaiche che intessono e concorrono alla forma della letteratura di Qumran e anche ne costituiscono l’originalità. Il sommario della singola voce si articola in genere in quattro punti: a due prime sezioni in cui si approfondisce il significato della parola, la sua etimologia e la sua presenza o meno nella Bibbia ebraica, fanno seguito due sezioni dedicate, la prima, all’uso della parola nei diversi scritti qumranici, la seconda alla prospettiva religiosa e teologica in cui la parola si situa. Ne risulta un grande lavoro di scavo il cui non ultimo frutto è di consentire una visione più chiara del fertile terreno che andava preparando lo sviluppo del cristianesimo antico e del giudaismo rabbinico, e insieme anche di contribuire a delineare una «teologia di Qumran» con una sua fisionomia tra Bibbia ebraica, Nuovo Testamento, giudaismo rabbinico.
Il volume che inaugura l’impresa è il primo dei sette di cui l’opera si compone, la cui pubblicazione è prevista con scadenza annuale. Ogni volume è corredato di un indice analitico in lingua italiana, agevolando così l’utilizzo dell’opera anche a chi non abbia familiarità con ebraico e aramaico.
Il Sermone su Ninive e Giona appartiene alla raccolta di componimenti metrici scritti da Efrem di Nisibi. Composto per una festività liturgica in cui al centro stava la penitenza, il poemetto racconta del profeta Giona che a Ninive annuncia la distruzione imminente della città per volontà di Dio, e dei quaranta giorni durante i quali i Niniviti mostrarono con duri atti di mortificazione d’essersi profondamente pentiti. L’esemplarità di Ninive è messa in risalto dalla sferzante carica polemica con cui Efrem si scaglia contro varie categorie umane che languiscono nella corruzione dell’empietà e della falsità. Al testo del sermone – introdotto, annotato e commentato da Emanuele Zimbardi – si accompagnano in appendice nove inni che Efrem dedicò a Ninive e Giona
Lo studio che qui si pubblica prende in esame l'uso nelle lettere di Paolo del motivo del viaggio sia in quanto dispositivo retorico del cambiamento sociale in età imperiale, sia come modo di vita distintivo: «Paolo visse in viaggio» è la frase con cui si apre una recente e voluminosa monografia dedicata all'apostolo. La vita peregrinante di Paolo, così mostra la ricerca di Timothy Luckritz Marquis, è anche il riflesso dell'immagine che egli ha di Dio. Il Dio itinerante d'Israele è per certi versi sempre periferico, non tanto poiché discende dai cieli, quanto piuttosto perché si mostra negli interstizi della società, a ridisegnarne confini e delimitazioni, a ridefinirne il centro e reinserirvi i margini, a creare un nuovo popolo.
In un’edizione interamente rielaborata e aggiornata, il volume della nuova Introduzione allo Studio della Bibbia dedicato ai vangeli sinottici e agli Atti degli Apostoli si distingue per una completezza e una chiarezza se possibile superiori a quelle che hanno determinato l’eccellente favore incontrato dalla prima edizione dell’opera.
Di particolare interesse si rivelano soprattutto i primi due capitoli introduttivi, che forniscono da una parte un inquadramento del tutto nuovo della questione sinottica, dall’altra fanno il punto su più di un trentennio di studi altamente innovativi riguardo alla trasmissione della tradizione evangelica.
Questo volume di Udo Schnelle è un’introduzione alla vita e al pensiero di Paolo, oltre che alle singole lettere considerate dalla prospettiva dell’occasione in cui vennero scritte, e approfondite per il loro pensiero in rapporto alle diverse fasi della concezione di vangelo che Paolo andò sviluppando. Intento dell’autore è di mostrare come la figura di Paolo sia tanto eterogenea quanto pronta ad adattarsi alle situazioni che si trova ad affrontare, e come questa capacità di adattamento consenta a Paolo di delineare nuovi universi di senso che vanno al di là della congiuntura che li ha dettati e che non si lasciano esaurire in classificazioni univoche e riduttive. Ne risulta un Paolo pensatore che non teme il paragone con i filosofi della sua epoca.
Questo volume, con cui si inaugura la serie italiana di una nutrita scelta di scritti di Erik Peterson, è l’edizione del manoscritto dei corsi sul vangelo di Luca che l’autore tenne fra il 1925 e il 1928. La pubblicazione consente di vedere come per molti aspetti questi testi inediti vadano di pari passo con l’opera di Peterson edita, e anche possano gettarvi nuova luce.
Questo volume in particolare fa emergere come l’esegesi petersoniana del terzo vangelo si segnali per l’indipendenza di pensiero che l’autore anche qui dimostra, e contribuisca a una migliore comprensione delle due domande che guidano il Peterson degli anni venti del novecento: che cos’è la teologia? che cos’è la chiesa?
L’approfondita e articolata introduzione di Reinhard von Bendemann ricostruisce utilmente sia l’ambiente e la temperie culturale in cui Peterson ebbe a tenere le sue prime lezioni universitarie, sia le direttrici su cui queste si muovono.