
Stanze della metafisica
Heidegger, Löwith, Carlini, Bontadini, Severino
DESCRIZIONE: Le “stanze della metafisica” sono i luoghi, individuati in cinque pensatori del Novecento, da cui osservare, in prospettive e con sviluppi diversi, sia la specificità della filosofia rispetto al sapere scientifico sia il posto riservato alla metafisica, oltre la tesi kantiana per cui l’Assoluto sarebbe pura aspirazione e la filosofia si ridurrebbe entro i confini della scienza. Un duplice assunto qui avanzato in momenti che scandiscono un’indagine unitaria: le prime stanze, premessa teoretica del libro, ripercorrono la presa di posizione della filosofia rispetto alla teologia filosofica classica – in Heidegger, l’artefice della critica alla metafisica occidentale e dell’opposizione tra fede e filosofia, in Löwith, che ha sviluppato con tratti diversi tale linea, e in Carlini, critico dell’idealismo gentiliano e fautore di un pensiero cristiano. Le ultime stanze sono doppiamente congiunte all’intento teoretico del libro, per il loro sfondo comune: in Bontadini il tema è la rigorizzazione della teologia filosofica con l’affermazione dell’essere trascendente la totalità dell’esperienza; di Severino è qui esaminato il nodo inerente al rapporto fra ontologia e teologia filosofica, cercando la determinazione dell’essere che trascende l’ambito dell’esperienza (qui chiamato Altro dall’esperienza). Conclude il volume un’offerta di domande che si annodano una all’altra nel passaggio da queste stanze: l’ammissione che, all’interno del sapere filosofico, la stessa metafisica non possa essere mero possesso quanto piuttosto un essere posseduti la cui forza è, da ultimo, unicamente il “pensiero”.
COMMENTO: I rapporti tra metafisica e teologia nel pensiero del Novecento attraverso cinque grandi filosofi: Heidegger, Löwith, Carlini, Bontadini e Severino. Dai ritratti compiuti di questi pensatori emerge la specificità della filosofia rispetto alla conoscenza scientifica.
La filosofia di Aristotele, pur avendo dominato per circa due millenni la cultura occidentale ed essendo di conseguenza stata oggetto di innumerevoli contestazioni, continua a rappresentare un punto di riferimento obbligato nel dibattito filosofico odierno. Recentemente si è anzi dovuta registrare una vera a propria Aristoteles-Renaissance, che ha diffuso ed aumentato l’interesse per questo pensatore nei settori più diversi della vita culturale. All’Aristotele considerato tradizionalmente padre della sillogistica e della teologia razionale si è affiancato e spesso sostituito un Aristotele nuovo, maestro di filosofia del linguaggio, di dialettica, di metodologia della ricerca scientifica, di fenomenologia ontologica, ma soprattutto di filosofia pratica (etica e politica). Questo rinnovato interesse non è stato tuttavia sempre accompagnato da una conoscenza diretta, sufficientemente completa e veramente spregiudicata, delle sue opere. Questo libro delinea, sia pure in modo succinto, tutti i principali aspetti sia della personalità sia del pensiero del filosofo greco, facendoli emergere direttamente dai testi e ponendoli continuamente a confronto con la problematica filosofica attuale.
Enrico Berti, professore emerito dell’Università di Padova, è autore di numerosi studi sull’argomento: La filosofia del primo Aristotele (Padova 1962, Milano 1997), L’unità del sapere in Aristotele (Padova 1965), Studi aristotelici (L’Aquila 1975, Brescia 2012), Aristotele: dalla dialettica alla filosofia prima (Padova 1977, Milano 2004), Le ragioni di Aristotele (Roma-Bari 1989), Aristotele nel Novecento (Roma-Bari 1992 e 2008), Il pensiero politico di Aristotele (Roma-Bari 1997), Nuovi studi aristotelici (4 voll., Brescia 2004-2010).
Il pensiero slavo ha incarnato, forse come nessun altro, l’idea della "fine di tutte le cose" come un fatto attuale, che può avere un senso preciso riferito all’oggi. È il tema dell’apocalisse. Ma non si intende qui soltanto l’Apocalisse di San Giovanni e il suo particolare radicamento nella cultura del popolo slavo. Si tratta di un’idea più generale: l’apocalisse filtrata dalla sensibilità slava è una forma dell’immaginario artistico che suggerisce come la speranza più grande si incarni attraverso una messa tra parentesi delle cose di quaggiù. Questa miscellanea di studi affronta l’idea filosofica, letteraria ed estetica di "apocalisse" attraverso alcuni esempi-chiave nelle arti e nel pensiero del mondo russo e slavo del XIX e del XX secolo. Dalla filosofia al romanzo, dalla poesia alle arti figurative, senza tralasciare il teatro, il cinema e la musica, nell’intero mondo culturale di quei popoli è presente una riflessione specifica sulla "fine della storia" e la "fine del presente" come condizioni stesse di un’immagine di redenzione del mondo. Comprendere quest’idea significa comprendere una parte essenziale della cultura slava, la quale, per quanto variegata possa apparire, sembra convergere su questo specifico mito in una maniera sorprendente.
Un libro sul bene e sul male, sulla libertà umana e sugli strumenti che l'uomo ha a disposizione per distinguere il bene dal male e per essere pienamente uomo.
Il volume è un'introduzione ragionata alla filosofia sociale contemporanea. Esso raccoglie le voci europee e internazionali più rilevanti e propone un'articolata indagine delle linee più innovative e rappresentative della disciplina.
Nella nostra esperienza il presente è l'istante che separa ciò che non esiste più da ciò che non esiste ancora e il suo continuo movimento scandisce il passaggio irreversibile del tempo. Secondo Einstein e Gödel, tuttavia, le due teorie della relatività riducono il presente a un'illusione, e a parere di Boltzmann e molti altri fisici la differenza tra passato e futuro non può essere colta dalle leggi naturali. Come spiegare allora la nostra esperienza del tempo?
Che cosa significa oggi fare filosofia? Quali sono le domande che il mondo contemporaneo le pone, quali gli interrogativi che la chiamano in causa? E quali i suoi ambiti dazione? Spaziando dalla metafisica all'etica, dalla filosofia del linguaggio alla filosofia della scienza e della matematica, dalla filosofia della politica alla filosofia dell'arte, dall'epistemologia alla filosofia della mente, il libro traccia la mappa di un cinquantennio di riflessione filosofica. Percorrendone lo svolgimento, non solo attraverseremo una intera disciplina nelle sue articolazioni più interessanti, ma verificheremo la capacità immaginativa degli esseri umani, che esplorano il mondò e si pongono domande riguardo ai suoi sensi per organizzare società, creare arte, darsi un'etica e una dimensione politica. Prefazione di Maurizio Ferraris.
Il Convegno Democrazia, verità, pluralismo, tenuto a Roma, dall'(A.D.I.F.) Associazione Docenti Italiani di Filosofia ha trattato il lavoro che ora presentiamo, le ricerche e le discussioni intorno alla tematica sopraindicata vuole essere una raccolta di spunti per ulteriori approfondimenti. Interventi di: Aniceto Molinaro; Paolo Nepi; Stefano Semplici; Claudio Sartea; Paolo Savarese; Francesco Saverio Trinca; Ester Monteleone; Roberto Cipriani; Giovanni Chimirri; Lorella Cedroni. Parte dei lavori presentati e discussi nel corso del Convegno compongono questa pubblicazione. Ciascuno dei firmatari è responsabile in toto del proprio scritto qui presentato. La nostra intenzione è di consegnare al lettore un materiale utile per approfondire la tematica sopra indicata che riteniamo necessiti ulteriore riflessione e approfondimento.
Un profilo inedito del pensiero di Augusto del Noce, i rapporti tra politica, etica e cristianesimo. Un importante affresco della filosofia italiana del Novecento.
"Possibile" e "necessario" sono termini molti comuni nella nostra lingua ma il loro significato è tutt'altro che banale. La tradizione filosofica si è cimentata infatti per secoli con i due concetti, sia per gli aspetti connessi alla logica e alla conoscenza (interrogandosi per esempio sulla natura delle leggi fisiche e naturali), sia per quel che riguarda la natura delle nostre azioni (dipendono da una libera scelta fra possibilità reali o sono dettate dalla rigida necessità?). Il volume ripercorre l'evoluzione dei due termini a partire dall'antichità con Aristotele e gli stoici, e fornisce un quadro storico in cui spiccano, nel medioevo, i nomi di Abelardo, Occam e Buridano, e in età moderna l'opera di ripensamento e di rielaborazione prima di Leibniz e poi di Kant. Dal Novecento in avanti "possibile" e "necessario" entrano infine nella riflessione sul linguaggio e sulla semantica, con gli studi di Carnap e Kripke.
Nel novembre 2011, dopo un anno tormentato per l'Italia e per il mondo, Silvio Berlusconi cedeva la leadership politica a Mario Monti, nuovo capo del governo. Una svolta, nel bene e nel male. È stato allora che negli atteggiamenti pubblici e privati degli italiani si è imposta una nuova sobrietà, in opposizione alla consolidata barbarie. In "Un velo di sobrietà", Pier Aldo Rovatti rielabora gli editoriali scritti per "Il Piccolo di Trieste" più di sessanta "scene" suddivise in quattro sezioni tematiche: "La cattiva politica e quella buona", "Capitale umano", "Dentro la vita quotidiana", "Quale cultura". Con l'arma affilata della critica filosofica, Rovatti commenta gli eventi che dal maggio 2011 all'ottobre 2012 hanno segnato la realtà italiana e non solo. Dalla vittoria elettorale di Giuliano Pisapia a Milano alla spending review, al rigore dei ministri-professori; dal caso Lusi al neopopulismo di Beppe Grillo. E ancora, il naufragio della Costa Concordia; il corteo degli indignati a Roma nel 2011, sfociato in guerriglia urbana; i terremoti geologici e quelli finanziari; il limbo dell'università riformata; la medicalizzazione come modello diffuso; le nuove sfide della genitorialità; l'immagine femminile a lungo mercificata e svilita. Affrontando temi come questi, Rovatti promuove un uso non disciplinare della filosofia, che si concretizza in una pratica di lettura e scrittura per frammenti, a creare pause di riflessione nel flusso concitato della cronaca.