
A cura di Fabio Cicero
Traduzione di Roberto Piumini
Testo inglese a fronte
“E di chi è la colpa?
Di chi se non di lui che da me ebbe,
ingrato, tutto quello che poteva:
lo feci giusto e retto, ed abbastanza
forte per non cadere, benché libero.”
Scritto in un periodo di profonda crisi personale e politica dell’autore, Paradise Lost è il più grande poema epico della letteratura inglese. L’opera ha avuto un’enorme influenza sui Romantici inglesi e, attraverso questi, sulla poesia moderna. Il tema principale del poema riguarda la caduta dell’uomo dal suo stato originario di grazia, e lascia già intravedere le condizioni che gli permetteranno, grazie all’intervento divino, di recuperare tale stato. Ma la forte personalità di Milton ha saputo disegnare dei personaggi originali che riflettono la tensione del suo autore, uno spirito libero che in qualche caso non riesce, e non vuole evitare il conflitto con l’ortodossia cristiana. Personaggi quali Dio, Satana, Eva hanno fatto e fanno ancora discutere molti critici, dando adito a ciò che lo stesso Milton ha sempre perseguito con estremo rigore e accesa passione: la ricerca instancabile della verità nel messaggio cristiano.
Il testo originale a fronte si basa sull’edizione di Barbara K. Lewalski, Paradise Lost, Oxford, Blackwell, 2007, che riproduce fedelmente la versione finale del 1674.
Fabio Cicero, studioso di letteratura moderna inglese e tedesca, ha già curato per Bompiani Storia dell’arte dell’antichità di Winckelmann (2003) e Opere in prosa di S.T. Coleridge (2006).
Roberto Piumini scrive poesie, poemi, fiabe, racconti, romanzi, filastrocche, testi per canzoni, per teatro, televisione, radio e cinema. Ha una cinquantina di traduzioni all’estero. Ha tradotto in versi i poemi di Browning, i Sonetti e il Macbeth di Shakespeare e l’Aulularia di Plauto. Legge e recita i suoi testi di prosa e poesia.
Nelle quattro lezioni tenute al Collège de France e raccolte in questo volume, Jean Francois Billeter, sinologo di fama mondiale, cerca di "dare un'idea delle scoperte che si possono fare quando ci si accinge a studiare in modo scrupoloso e al tempo stesso immaginativo" il testo di Zhuangzi, grande filosofo cinese del IV secolo a.C. Partendo da una nuova traduzione e interpretazione di aneddoti, espressioni e termini contenuti nel libro, Billeter rende con grande forza l'esperienza sapienziale che nasce dallo studio del Zhuangzi e, insieme, consente al lettore contemporaneo di condurne una parallela attraverso le parole del filosofo: la ricerca di un livello più completo di percezione e conoscenza nel quale, superando i limiti dell'attività intenzionale e cosciente e aprendosi a quella necessaria e spontanea, si congiungono tutte le risorse e le facoltà che dimorano in ognuno di noi - quelle conosciute e quelle sconosciute. Ne deriva un sentire più profondo e essenziale dei fenomeni, del mondo e di se stessi, una visione più integra e inesplorata dell'esperienza umana.
Giorgio Tonelli e Norbert Hinske hanno messo in evidenza come le fonti dell'aristotelismo tedesco siano necessarie per chiarire l'uso kantiano del termine "trascendentale", ma non sono riusciti a documentare legami diretti. Grazie a nuovi ritrovamenti, l'Autore propone Franz Albert Aepinus come "l'anello di congiunzione" cercato sovente anche da altri. Su questa base, la filosofia trascendentale kantiana viene interpretata come una risposta al problema strutturale della filosofia trascendentale scolastica: la necessità e impossibilità di pensare un ambito antepredicativo.
Sulla religione raccoglie una serie di brevi saggi, pamphlet e un dialogo dello scrittore e filosofo tedesco sul tema della religione. In Sulla religione si ripropongono saggi poco conosciuti al grande pubblico, ma che a pieno titolo stanno tra quelle cosiddette "opere minori" di Schopenhauer che hanno riscosso grande popolarità tra le più variegate tipologie di lettori. Sulla religione non fa eccezioni, e il rapporto tra uomo e Dio, con i suoi inganni ed autoinganni, verità rivelate e smentite, abusi e storture viene sviscerato con la consueta intelligenza e caustica ironia. L'ebraismo, l'islamismo e il cristianesimo sono analizzati, soppesati e giudicati con intelligenza e profondità. Grazie all'inconfondibile stile aforistico, acuto e al contempo semplice e chiaro il filosofo nato a Danzica fa luce su 5.000 anni di "storia di Dio", dall'induismo, di cui Schopenahuer fu primo e grande divulgatore in Europa, all'ebraismo, padre del fanatismo islamico e crociato. La certezza di Schopenhauer di vedere il cristianesimo (e le religioni tutte) prossime all'estinzione, le divagazioni illuminanti sul rapporto tra religioni e animali, tra dei e demoni, morale e potere e perfino la massima cardine di questo volume "si tratta di credere o di pensare" restituisce tutta l'attualità e la forza viva di questi scritti.
Nel corso che tiene nel 1983, Michel Foucault, già malato, continua la sua rilettura della filosofia antica e inaugura la ricerca sulla nozione di parresia (dire la verità, parlar franco). L'attività della parresia si configura come pratica di libertà, collocata in uno spazio di "esteriorità" rispetto alle istanze di potere. Attraverso lo studio di questa nozione, Foucault torna a interrogarsi sul significato di cittadinanza nella Grecia antica e mostra come il "coraggio della verità" - assolutamente evidente nella posizione antagonista dei cinici - costituisca il fondamento etico dimenticato della democrazia greca. Con la decadenza della polis, il coraggio della verità si trasforma e diventa il modo con cui il filosofo esercita la sua direzione sulla formazione dell'anima del principe e quindi sul governo degli altri. Nel rileggere i pensatori greci, Foucault costruisce una figura di filosofo in cui si riconosce: ciò che va definendo è la propria appartenenza alla modernità, il proprio ruolo di filosofo, il proprio modo di pensare e di essere.
Benché la rappresentazione dell'aldilà debba fondarsi sulla credenza della sopravvivenza dell'anima e su una qualche idea di divinità, il tema viene qui affrontato in maniera non esclusivamente connessa a una riflessione metafisica, sorretta dalla fede e dalla spiritualità. L'aldilà è un "luogo" strettamente legato alla dimensione concreta, al mondo posto "al di qua", spazio dei vivi e separato da quello dei morti. Tutte le culture hanno immaginato il territorio in cui gli uomini, alla fine della loro permanenza in questo mondo, andranno per affrontare un'esistenza "altra".
Il libro
Una nuova prospettiva sul rapporto tra violenza e religione in polemica con René Girard. Qual è il rapporto
fra la concezione del divino delle tradizioni monoteistiche e la violenza che gli uomini possono esercitare anche nel nome di Dio? Perché lo stesso Dio della Bibbia si presenta, più e più volte, come un Dio violento? A queste domande cerca di rispondere Violenza: la politica e il sacro, anche entrando in polemica con concezioni oggi fin troppo note e unilaterali sul rapporto fra violenza e religione, come quelle di Girard e di Assman. La prospettiva interdisciplinare assunta e la collaborazione in un progetto di ricerca comune di prestigiosi studiosi della Northwestern University (USA) e dell'U ni versità di Pisa consentono di affrontare la questione in maniera documentata e non ideologica.
I curatori
Adriano Fabris insegna Filosofia morale, Filosofia delle religioni ed Etica della comunicazione all'Università di Pisa, dove dirige i Master di I e II livello in Comunicazione Pubblica e Politica e il Centro Interdisciplinare di ricerche e di servizi sulla Co municazione. Collabora altresì con l'Istituto di Filosofia Applicata della Facoltà Teologica di Lugano, dove dirige il Master in Scienza, Filosofia e Teologia delle Religioni.
Fra i suoi libri più recenti: Paradossi del senso (2002), Teologia e filosofia (2004), Etica della comunicazione (2006), Senso e indifferenza (2007).
Kenneth Seeskin è professore di Filosofia alla Northwestern University (Evanston, Illinois), dove attualmente presiede
il Dipartimento di Filosofia. È specializzato in Filosofia Ebraica, Filosofia Antica e Medievale, Filosofia della Religione.
Fra i suoi libri più recenti: Maimonides on the Origin of the World (2005), Autonomy in Jewish Philosophy (2001), Jewish Philosophy in a Secular Age. Ha curato la traduzione inglese della Guida per i perplessi di Maimonide e ha edito il Cambridge Companion to Maimonides.
Sommario
Robert Wallace, I Greci preferivano la guerra alla pace?
Stefano Perfetti, Figure di violenza nella "Città di Dio" di S. Agostino
Regina Schwarz, Violenza e idolatria
Kenneth Seeskin, Perché il monoteismo è violento e non può
che essere violento
Adriano Fabris, Il Dio della Bibbia e la violenza
Penelope Deutscher, L'auto-immunità e la violenza del bruto
In questo breve e denso scritto, nato occasionalmente come conferenza, si trovano riassunte le principali tematiche di un pensiero provocatorio e controcorrente che evidenzia la priorità del "volto dell'altro" e sottolinea la centralità dell'etica. Nell'ampio e articolaro dibattito, che accompagna il testo della conferenza, sono tratteggiati i principali nuclei attorno ai quali ruota la ricerca levinasiana: il confronto tra "sapienza ebraica" e "saggezza greca", il significato dell'elezione e l'importanza del dialogo interconfessionale tra ebraismo e cristianesimo. La filosofia della singolarità ebraica, che Lévinas propone sinteticamente in questo scritto, non solo permette di "dire altrimenti" la trascendenza, ma la rende anche intelligibile a tutti, esplicitandone il suo "significato" etico e religioso. Si tratta di un significato che non si impone nelle forme forti di un sapere intellettualistico, ma si propone come "traccia" in grado di regolare concretamente le relazioni intersoggettive tra uomini.
Di diritti umani parlano testi costituzionali e dichiarazioni universali, Ong e organizzazioni finanziarie transnazionali, neoconservatori, liberali e no-global. Ci si riferisce ai diritti umani per legittimare sia le guerre umanitarie e l'imposizione delle politiche economiche, sia le lotte contro il neoliberismo. Ma cosa significa che i diritti umani sono "diritti", e cosa significa che sono "umani"? Davvero in tutto il mondo uomini e donne fanno riferimento agli stessi principi? Ne condividono il significato, vi attribuiscono lo stesso valore, li interpretano allo stesso modo? In che rapporto stanno i diritti collettivi e quelli degli individui, i diritti di libertà e i diritti sociali, i diritti politici e i diritti culturali? Definire una facoltà, un bene o un valore come un diritto è lo stesso che considerarli come l'oggetto di un dovere? L'autore muove da questi interrogativi per la sua analisi che unisce l'ottica teorico-giuridica alla ricerca storica sulla genealogia dei diritti umani.
"A chi chiede a che cosa serva la filosofia, bisogna rispondere aggressivamente perché la domanda è volutamente ironica e caustica. La filosofia serve a denunciare la bassezza del pensiero in tutte le sue forme, a trasformare il pensiero in qualcosa di aggressivo, attivo e affermativo, a formare uomini liberi, che non confondano cioè i fini della cultura con gli interessi dello stato, della morale o della religione, a combattere il risentimento e la cattiva coscienza che hanno usurpato in noi il pensiero, a sconfiggere infine il negativo e il suo falso prestigio."
"La filosofia si è mondanizzata, e la dimostrazione più schiacciante di questo fatto è che la coscienza filosofica è coinvolta non solo esteriormente ma anche interiormente nel tormento della lotta. Se la costruzione del futuro e il ritrovamento di una soluzione valida per tutti i tempi non è affar nostro, tanto più appare chiaro ciò che dobbiamo compiere al presente, e cioè la critica spregiudicata di tutto ciò che esiste, spregiudicata nel senso che in generale la critica non si atterrisce di fronte ai suoi risultati e nemmeno di fronte al conflitto con le forze esistenti."
Dopo la società aperta ci rivela lo sviluppo filosofico e politico di Popper durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, dai suoi primi pensieri socialisti all'umanitarismo radicale della Società Aperta. I saggi qui riportati, molti dei quali tradotti in italiano per la prima volta, dimostrano con chiarezza il pensiero di Popper sulla religione, sulla storia, su Platone, Aristotele e sui vari e complessi aspetti della società contemporanea.