
Sentito da molti come un dovere morale, vissuto talvolta come una fede religiosa, diffuso in dosi massicce da mezzi d'informazione e intellettuali che "fanno opinione", a sinistra come a destra, il culto acritico di tutto ciò che è legato agli Stati Uniti d'America sta invadendo il mondo e imponendo un nuovo tabù. L'accusa di antiamericanismo si è trasformata nell'espediente più efficace per liquidare le obiezioni di un interlocutore ed escluderlo dai circuiti comunicativi pubblici. Questo libro individua e passa al vaglio della riflessione critica le forme di questa nuova ideologia.
Le vicende secolari della penisola sotto il dominio romano impongono l'immagine dell'identità incompiuta: il processo di unificazione politica, il senso di appartenenza a una patria comune, la distinzione rispetto alle province furono tutti fenomeni presenti e attivi nella storia italica, ma sempre contrastati da tendenze opposte, spesso più forti e vivaci. L'autonomia dell'oggetto storiografico 'Italia romana' e insieme la sua drammaticità consistono proprio in questa sua cronica incompiutezza.
Giovanni Sartori è uno dei massimi studiosi della politica del nostro tempo. È Albert Schweitzer Professor in the Humanities alla Columbia University di New York e professore emerito di Scienza politica all'Università di Firenze. È membro della American Academy of Arts and Sciences e della Accademia dei Lincei. Editorialista del "Corriere della Sera", è tra i più autorevoli e seguiti commentatori dell'attualità politica italiana e internazionale. I suoi libri sono tradotti in più di trenta lingue. Il volume raccoglie gli articoli scritti da Giovanni Sartori nell'arco di una decina di anni.
Antonio Pinelli insegna Storia dell'arte moderna all'Università di Pisa. Ha pubblicato, fra l'altro, "La Bella maniera. Artisti del Cinquecento tra regola e licenza", "Nel segno di Giano. Passato e presente nell'arte europea tra Sette e Ottocento", "Roma instaurata. Arte del Quattrocento alla corte di papi e cardinali". In questo volume analizza il difficile rapporto tra arte e potere, sempre in bilico tra mecenatismo e asservimento, committenza e manipolazione.
"In verità non so mai cosa rispondere perché non so chi è che stai interrogando; voglio dire che l'aspetto più imbarazzante e schizofrenico dell'intervista è che chi la subisce deve accettare di essere un altro, uno cioè che sa, che ha idee generali, una visione del mondo e dice la sua sull'esistenza, la religione, la politica, l'amore, le bretelle. A molte domande non risponderò, ad altre mi sottrarrò con racconti più o meno inventati". Un ritratto a tutto tondo del regista, che parla di sé senza ambiguità. Racconta della sua vita e dei suoi film, ma anche di politica, di terrorismo, di musica e letteratura. E del suo modo di fare cinema, "un modo divino di raccontare la vita, un modo di fare concorrenza al padreterno".
Un'introduzione generale alla discussione sulla libertà di scelta e di azione. L'accento è posto sul dibattito contemporaneo, senza tralasciare la tradizione classica. Vengono analizzate questioni come la possibilità e la natura della libertà, il nesso tra libero arbitrio e responsabilità, il rapporto tra determinismo e libertà. Dalla definizione dei termini della discussione, l'autore passa all'enunciazione delle principali concezioni della libertà, mostrandone pregi e limiti, e all'analisi di alcune importanti posizioni scettiche.
Questa biografia di Bismark non è solo il disegno dei "vizi" e delle "virtù" di uno statista, ma anche un fondamentale contributo interpretativo per comprendere la nascita della Germania moderna e un cinquantennio decisivo per la storia europea. L'idea costante di Bismark fu l'unità tedesca e, raggiunto lo scopo, la conservazione del rango di "grande potenza" della Germania nel contesto europeo. Espressione della borghesia conservatrice, non disdegnò accordi con i liberali al fine di istituire uno Stato costituzionale, in cui i poteri della monarchia e quelli del parlamento si bilanciassero, esaltando la funzione autonoma del cancelliere. Dotato di grande opportunismo, seppe cogliere le occasioni storiche più favorevoli.
Oggetto di questo studio sono le vicende della penisola nel lungo periodo che va dal V secolo dopo Cristo sino all'età di Innocenzo III (1198-1216). Dalle dominazioni longobarda e bizantina fino al coinvolgimento dei Comuni nella lotta fra Papato e Impero, la storia d'Italia si dipana attraverso l'analisi delle istituzioni politiche, dei rapporti con l'Impero e con l'Oriente, del ruolo del Papato nella penisola, delle condizioni di vita della popolazione urbana e rurale, della produzione e diffusione della cultura e del sorgere di nuovi movimenti religiosi. Una visione d'insieme in cui la storia regionale e quella nazionale si integrano e pongono le premesse che caratterizzeranno poi lo sviluppo della nostra storia più recente.
Che vuol dire essere di destra oggi, qual è la cultura della destra e come si esprime nel nostro tempo davanti ai problemi cruciali creati dalla globalizzazione e dall'immigrazione, dal dominio della tecnica e del mercato, dalla bioetica e dalle nuove famiglie? Ecco le principali domande a cui cerca di rispondere questo saggio che evidenzia alcune contraddizioni: la forbice esistente tra una cultura di destra larga e diffusa e una cultura militante di destra che è invece minoritaria e marginale e il paradosso di una destra che per la sinistra è sempre stata al potere sotto falso nome (liberalismo, fascismo, democrazia cristiana, berlusconismo) e per i suoi sostenitori invece è sempre stata all'opposizione.
Un quadro storico ricostruito tramite gli strumenti di ricerca più moderni dall'antropologia all'ecologia, dalla tecnologia alla psicologia storica alla demografia sociale. Lo sviluppo dell'economia europea, dalla crisi del VI secolo al decollo del XII, è analizzato a partire da una grande quantità di fonti e rappresenta un punto d'arrivo e di maturazione di una lunga serie di ricerche.

