
«Ricordo una immediata felicità interpretativa – cosa che a teatro capita molto raramente – che faceva sì che io mi sentissi... protetto dal ruolo, perché percepivo dentro quelle parole una sorta di palpito indefinibile ma rassicurante. Chiaro, La passione di san Lorenzo racconta di conflitti, sofferenze, difficoltà, angosce, ma è percorsa da una grande serenità, ed è proprio questo che io sentivo, come se mentre dicevo e recitavo quelle battute ci fosse dietro di me una specie di grande mano protettrice. Un testo poetico, insomma, con una grande anima, pro­fondamente sentito, motivato...»
(testimonianza di Egisto Marcucci, attore)
«L’esperienza del tempo, il suo valore, il suo significato interpretato dalle grandi religioni. Dentro queste coordinate, un’esposizione che procede per intuizioni più che per incedere sistematico. Ricorsi storici, movimenti pendolari delle ere, significati zodiacali s’intrecciano nel caleidoscopico universo di conoscenze del “servita”» (Il Regno).
Il testo prende spunto da una serie di meditazioni sui primi capitoli della genesi. Da qui l'attore spazia nel vasto mondo del simbolismo e degli archetipi dell'esperienza religiosa come la dualità, il femminile, il corpo, la coscienza, di cui Vannucci è stato esperto conoscitore e qualificato studioso.
I temi della creazione, del peccato, della salvezza acquistano nuove prospettive di significato, offrendo del testo biblico una chiave interpretativa al doppio ostacolo del rifiuto materialistico e del elettoralismo ingenuo.
La presente raccolta si compone di saggi riguardanti alcuni temi rimasti, a mio avviso, piuttosto in penombra nella recente produzione di studi biblici, eppure essenziali per una retta comprensione della fascia dei "Vangeli dell'infanzia". Da qui la decisione di riprendere alcuni miei saggi già editi, relativi sia ai "Vangeli dell'infanzia" sia ad altri argomenti egualmente di natura biblico-mariana. Per ciascun tema, ho aggiunto opportune integrazioni e aggiornamenti. Nel suo insieme, ritengo che l'impianto dell'opera abbia una qualche utilità. Nel bailamme vertiginoso della stampa contemporanea, occorre ritornare anche più volte sugli stessi argomenti. E spero che tale proposta possa incontrare l'interesse di quanti desiderano conoscere più a fondo aspetti importanti di quanto la tradizione ci ha trasmesso a riguardo dell'incarnazione del Figlio di Dio e del ruolo di Maria, sua madre e prima discepola, "serva del Signore".
Se è la prudenza ad agire, chi più di lei è artefice di quanto esiste? (Sapienza 8,6)
Imparate, inesperti, la prudenza e voi stolti, fatevi assennati. (Proverbi 8,5)
Io, la sapienza, abito con la prudenza e possiedo scienza e riflessione. Mia è l'intelligenza, mia è la potenza. (Proverbi 8, 12-14)
L'opera, datata 1959 e l'ultima di Max Picard, viene qui presentata per la prima volta in italiano nel cinquantesimo della morte dell'autore. Alla luce della contemplazione di una serie di maschere funerarie di personaggi celebri, nella prima parte del saggio viene esposta una riflessione sul tema del Mehr, ovvero l'Eccedente, il Più. Nella seconda parte dell'opera l'autore, descrivendo alcuni tratti delle maschere, mostra come il Più conduca l'ultimo volto dell'uomo, irrigidito dalla scomparsa del soffio vitale, ad apparire nella sua purezza, decantato dalla contingenza terrestre e ora collocato in una dimensione superiore.
Con strumenti diversi (la lectio evangelica, la letteratura cristiana e femminile, lo yoga, l'arte), l'autrice ridisegna i contorni di una possibile sequela di Gesù fatta di stabilità e movimento. L'esortazione evangelica a "rimanere" viene coniugata con la sfida a camminare senza avere "dove posare il capo". Gesù è il punto fisso dell'attenzione del discepolo, ma il punto fisso da seguire, nel rischio di lasciarsi portare su sentieri ignoti. In termini yogici, infine, Gesù viene accostato alla forma dell'asana, tra immobilità e sottile movimento. Ed è qui che l'autrice rintraccia la possibilità, anche per noi, della trasformazione, perché rimanendo in lui, facendo di lui la nostra asana, possiamo prendere la sua forma e divenire, come lui, permanentemente protesi, direzionati, "verso il seno del Padre".
Ilmondo del silenzio è opera affascinante per lo stile piano e poetico,
ma soprattutto per l’armonia che trae dagli infiniti “incontri”
che descrive, come una “anti-fuga” di variazioni sul tema essenziale
del “silenzio”.
Il quaderno si propone di indagare la polivalenza di un gesto quotidianamente compiuto in maniera irriflessa, mediante contributi che ne mettano in luce senso e determinazioni. Rispetto al vedere vi è, o si suppone ci sia, un coinvolgimento più profondo tra soggetti che “si toccano”, e ciò vale per entrambi gli estremi, dalla carezza delicata al contatto violento. In generale ad essere in gioco è il tema della distanza e del confine nella relazione con l’altro, di cui il toccare è espressione emblematica, nella necessaria distinzione tra un toccare che “cosifica” l’altro in una relazione di potere e subordinazione, e un toccare che stabilisce una relazione nel rispetto della “giusta distanza”, mai definita o definibile a priori, ma diveniente nello strutturarsi stesso della relazione personale.