
Il libro affronta problemi fondamentali come quello dei diritti sociali e la divisione del mercato del lavoro per settori, in relazione ai paesi di origine, al genere maschile e femminile. Dà uno spazio particolare ai temi, in genere poco studiati, dei rifugiati e delle donne immigrate, oltre che delle narrative degli immigrati e dei loro modi di comunicare. Ancora, dà conto delle principali religioni oggi presenti in Italia e delle problematiche connesse con queste nuove realtà e affronta argomenti scomodi come quello della devianza. Il testo è arricchito da un'ampia nota cronologica riferita ai flussi degli immigrati, alla questione dei diritti umani, alla normativa italiana ed europea.
Il volume si propone da un lato come guida alle principali teorie organizzative elaborate nell'ambito della sociologia dell'organizzazione, con lo scopo di trarne considerazioni utili per i contesti specifici in cui lavorano i "professionisti del sociale"; da un altro lato, come contributo ad un orientamento di servizio sociale trasformativo, cioè capace di orientare al cambiamento anche le organizzazioni attraverso cui si realizzano servizi e interventi per i cittadini. Il libro si presta ad essere utilizzato come manuale per gli studenti dei corsi di studi universitari in Servizio sociale e come strumento di ulteriore competenza per i professionisti impegnati nei servizi sociali, per l'adozione di pratiche organizzative congruenti ed efficaci.
Credevamo che nella modernità saremmo riusciti a lasciarci alle spalle le paure che avevano pervaso la vita in passato; credevamo che saremmo stati in grado di prendere il controllo della nostra esistenza. "Noi, uomini e donne che abitiamo la parte "sviluppata" del mondo (la più ricca, la più modernizzata), siamo "oggettivamente le persone più al sicuro nella storia dell'umanità". Lo siamo contro le forze della natura, contro la debolezza congenita del nostro corpo, contro le aggressioni esterne. Eppure proprio noi che godiamo di sicurezza e comfort senza precedenti, viviamo in uno stato di costante allarme. Questo nuovo libro di Zygmunt Bauman è un inventario delle nostre paure. È il tentativo di scoprirne le origini comuni, di esaminare i modi per disinnescarle e aprirci gli occhi sul compito con cui dobbiamo confrontarci se vogliamo che domani i nostri simili riemergano più forti e sicuri di quanto noi siamo mai stati.
Questo lavoro ha lo scopo di indagare sul peculiare modo in cui l'Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, in qualità di movimento ecclesiale avente una specifica finalità pedagogica nei confronti dei ragazzi secondo i princìpi e il metodo dello scoutismo, sta declinando l'esperienza di fede in rapporto alla cultura contemporanea. L'interesse sociologico è soprattutto quello di guardare a come questa specifica forma di organizzazione d'ispirazione cattolica stia modificando le modalità della sua presenza all'interno del contesto sociale italiano, per fronteggiare le sfide della modernità. L'interrogativo di fondo, in altri termini, è il seguente: in un'associazione quale l'AGESCI, intrinsecamente incline per subcultura alla ricerca di una faticosa mediazione fra Chiesa e mondo, quali forme riesce concretamente ad assumere, oggi, l'esigenza di dare senso all'esperienza religiosa all'interno del vasto reticolo dell'azione sociale? Le interviste condotte ai suoi militanti rappresentano un prezioso contributo per delineare l'odierno profilo di questo spaccato del cattolicesimo italiano.
Dall'inizio dell'età industriale sindacati e associazioni imprenditoriali si fronteggiano per la regolazione del lavoro e delle sue condizioni. I sindacati non sono solo organizzazioni di rappresentanza, nate e cresciute per dare voce e identità ai lavoratori dipendenti, bensì anche un soggetto collettivo che intrattiene relazioni con altri attori, in particolare le imprese, spesso in chiave competitiva, altre volte in chiave conflittuale. Nelle esperienze industriali moderne, in cui il conflitto viene gestito, normalizzato, istituzionalizzato, tali relazioni sono soprattutto di tipo contrattuale. Il volume offre un quadro completo e aggiornato delle vicende della contrattazione collettiva, in una fase di significative trasformazioni.
La caratteristica distintiva dell'epoca che stiamo vivendo non può essere spiegata con i bons mots di "globalizzazione" e "impero"; piuttosto, ci troviamo di fronte alla nascita di un regime internazionale dei diritti umani e alla diffusione di norme cosmopolitiche.
Paradosso della legittimità democratica: la democrazia si basa su norme universalistiche, che però valgono soltanto all'interno di una determinata comunità politica e di un territorio accuratamente circoscritto. Che cosa sono, allora, e quale autorità possono avere quelle "norme cosmopolitiche di giustizia" che caratterizzano l'orizzonte della società civile globale? Nel raccogliere la sfida intellettuale che il tema pone, l'autrice rimanda all'idea di democrazia come sistema "iterativo", non rigido e non definito una volta per tutte, ma frutto continuamente rinnovato di negoziazioni e riformulazioni.
Seyla Benhabib, docente di Scienza politica nella Yale University, è una delle voci più autorevoli nell'odierno dibattito filosofico-politico sulle differenze, dal femminismo al multiculturalismo. Tra i suoi libri: "La rivendicazione dell'identità culturale. Uguaglianza e diversità nell'era globale" (Il Mulino, 2005) e "I diritti degli altri. Stranieri, residenti, cittadini" (Cortina, 2006).
Quali ragioni riaccendono oggi la questione della laicità? Che cosa significa affermare che un certo modo di agire o un certo attore (per esempio lo Stato) è "laico"? Quali sono i criteri per dire che una certa soluzione dei problemi è "laica"? Il volume opera un'ampia ricognizione storica, filosofica e sociologica del concetto di laicità e discute i maggiori problemi che si incontrano nella sua applicazione quando sono in gioco i confronti fra le culture, le istituzioni educative, i modi di intendere la famiglia, l'uso dell'autorità e del potere politico in vista del bene comune. Le risposte degli autori, variamente articolate, indicano nuovi percorsi di fuoriuscita dai dilemmi che la storia, antica e moderna, ci ha consegnato. La laicità è un prodotto della cultura occidentale sviluppatasi sul terreno del cristianesimo. Per tale ragione, gli autori non accettano la contrapposizione fra "laici" e "cattolici" qual è stata tramandata da una certa modernità. Essi propongono una nuova concezione, positiva e responsabile, della laicità come spirito delle distinzioni fra ordine temporale e ordine soprannaturale. La laicità non significa neutralità o indifferenza, ma imparzialità delle istituzioni nei riguardi delle diverse visioni del mondo che si confrontano nella sfera pubblica. Essere laici significa appellarsi a ragioni imparziali, non confessionali, che però non comportano in alcun modo una passiva accettazione di ciò che semplicemente accade. La laicità di cui abbiamo bisogno è ricerca attiva e dialogica di ciò che vi è di universalmente umano nelle differenze specifiche che caratterizzano le diverse culture e pratiche sociali. Una tale laicità richiede, e non solo ammette, che si mantenga sempre aperto il dialogo tra fede e ragione.
Il volume è frutto di una ricerca di un gruppo di studiosi coordinati da Pierpaolo Donati, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi nella Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Bologna.
"Malessere del ceto medio": l'espressione, di uso corrente nella discussione pubblica, riassume la situazione attuale di una parte importante della nostra società. Se in passato l'immagine che trasmetteva era quella di un corpo assestato, oggi il ceto medio sembra confrontarsi sempre più con una condizione di disagio e polarizzazione sociale. Una crisi che è diventata cruciale per le dinamiche della stratificazione e del cambiamento. Lungi dall'essere solo un insieme informe e passivo, il ceto medio può frapporre pesanti ostacoli, oppure offrire risorse fondamentali, alla costruzione di una società capace di sviluppo ed equità. E' qui che si gioca la possibilità di una democrazia sana, ed è qui che possono maturare minacciose derive reazionarie, come già altre volte in passato. Questo volume inaugura un filone di ricerca sociologica, proponendo un innovativo quadro teorico in cui si affrontano i seguenti temi: il ceto medio costruito nelle rappresentazioni della stampa; le difficoltà di ingresso nella vita adulta e le differenze generazionali; i modelli di consumo e gli stili di vita; il lavoro autonomo fra vecchi e nuovi profili; i piccoli imprenditori nella globalizzazione; un emergente ceto medio di immigrati.
Arnaldo Bagnasco insegna Sociologia nella Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni più recenti con il Mulino ricordiamo "Società fuori squadra. Come cambia l'organizzazione sociale" (2003) e "Tracce di comunità. Temi derivati da un concetto ingombrante" (1999).
Il volume di Brint fornisce un quadro comparativo dei problemi con cui devono oggi misurarsi i sistemi educativi nei paesi industrializzati. Tale cornice è stata arricchita con dati e inserti sull'Italia, puntualmente aggiornati in questa nuova edizione. Identificate le caratteristiche che fanno della scuola un'istituzione sociale fondamentale, l'autore ne esamina le diverse funzioni: la trasmissione culturale, la socializzazione dei giovani, la selezione di individui motivati ai fini di un loro collocamento nella vita professionale.
Questo libro ripercorre la storia della sociologia visuale, area disciplinare complessa e relativamente giovane, che si occupa da alcuni decenni dell'universo delle immagini. Nata negli Stati Uniti, la visual sociology è scienza di osservazione e di analisi con un campo operativo assai vasto, che spazia dalla fotografia al film; il sociologo visuale è colui che prende in esame materiali già esistenti (sociologia sulle immagini) o che si avvale di tecniche di analisi ormai consolidate, per divenire "costruttore" di icone (sociologia con le immagini).
Nonostante il crescente pluralismo culturale e religioso, la Chiesa cattolica resta una presenza profondamente radicata nel tessuto sociale italiano e ben visibile anche sulla scena pubblica. Nel dibattito sui valori è spesso terreno di scontro, ma anche punto di riferimento non solo per i credenti. Come si spiega tutto questo? E come sono cambiate, dal dopoguerra a oggi, la Chiesa e la società italiane? Tre sono gli snodi attorno ai quali è organizzato il volume: le diverse stagioni del cattolicesimo italiano prima e dopo il Concilio vaticano II; la rilevanza della dimensione organizzativa, fra territorio e personale religioso; la ricchezza dei mondi cattolici che ruotano attorno all'istituzione ecclesiale, dai gruppi e movimenti alle manifestazioni della religiosità popolare, ai campi di impegno più di frontiera.
Professore di Sociologia del lavoro, presidente dell'INPS dal 1999 al 2003, Massimo Paci interviene sul tema del nuovo welfare. Delle grandi trasformazioni che hanno investito il mondo del lavoro e messo in crisi il tradizionale sistema di welfare si danno spesso letture solo in negativo che sottolineano la precarizzazione del lavoro, la ridotta protezione sociale, l'insicurezza diffusa. Eppure, spiega Paci, non tutto è così negativo. Le aspirazioni di autonomia e di libertà individuale delle nuove generazioni non vanno sottovalutate: piuttosto, occorre adottare nuove forme di protezione e di organizzazione sociale.