
"Che un miliardario con aereo privato, mass media privati, partito privato e cimitero privato pretenda anche una giustizia privata è perfettamente nella logica."
Michele Serra
Corrompere giudici e testimoni, falsificare bilanci, frodare il fisco. E non essere processati. Sedici anni di leggi prêt-à-porter (1994-2010) ad personam, ma anche ad personas, “ad aziendam”, “ad mafiam” e “ad castam” per pochi potenti illustri.
Dai decreti Conso e Biondi dopo Tangentopoli alla Bicamerale (“Il piano di rinascita democratica? Me lo stanno copiando con la bozza Boato”, esultava Licio Gelli). Per continuare con le leggi sul falso in bilancio, le rogatorie, le intercettazioni, con le norme pro Sofri e Dell’Utri, pro Sismi e Telecom, e con i condoni fiscali ed edilizi, con l’indulto del centrosinistra, con i lodi Schifani e Alfano, gli illegittimi impedimenti e il processo breve che fulmina gli scandali Mills, Cirio, Parmalat, Fiorani, Unipol, Calciopoli e le truffe della clinica Santa Rita. Tutti salvi.
Sedici anni per tornare a Tangentopoli e a Mafiopoli, cancellando Mani pulite e la Primavera di Palermo, e beatificando Craxi, corrotto e latitante.
Marco Travaglio, editorialista e cofondatore de “Il Fatto Quotidiano”, collaboratore
fisso di Annozero, ha scritto fra l’altro "Mani sporche" (con G. Barbacetto e P. Gomez), "Se li conosci li eviti" (con Gomez), "Italia Annozero" (con Vauro e B. Borromeo), "Bavaglio" e "Papi" (con P. Gomez e M. Lillo), tutti editi da Chiarelettere. Per Editori Riuniti ha pubblicato una nuova edizione de "L'odore dei soldi" (con E. Veltri). Di grande successo il suo tour teatrale con "Promemoria" (Libro e dvd, Promomusic). Da poco in libreria il dvd "Democrazya 2009" (Casaleggio Associati). Cura anche un blog, voglioscendere.it, con Gomez e Pino Corrias.
"Da un male si deve far nascere un bene ancora più grande. Questa filosofia, con la sua semplicità e con il suo ottimismo di fondo, mi ha sempre accompagnato in tutte le vicende della vita, e così è stato anche dopo l'aggressione che ho subito in piazza Duomo il 13 dicembre. Il dolore, non solo fisico, è stato grande. Il rischio che ho corso, anche. Come ho detto scherzando qualche giorno dopo essere uscito dall'ospedale, penso di essere stato fortunato, perché avrei potuto passare Natale sottoterra: con la neve e il gelo che c'erano a Milano in quei giorni non sarebbe stato certo piacevole. Tuttavia da quel male è nato un bene. Lo dico per me, e spero che possa valere per tutti. Da quella sera sono stato fatto oggetto di un'attenzione e di un affetto che hanno dell'incredibile. Basti pensare che nei primi due giorni dopo l'aggressione ho ricevuto più di 50.000 messaggi via internet, centinaia di fax e di mazzi di fiori. Mi hanno telefonato tutti i leader dei Paesi amici. E c'è stato un pellegrinaggio continuo prima in ospedale e poi ad Arcore: familiari, amici ma anche tante persone che volevano manifestarmi vicinanza e affetto. Nelle occasioni di incontro pubblico che ho avuto da alora, mi sono sempre sentito circondato da un grande affetto. Come segno di riconoscenza, ho deciso di raccogliere in questo libro una selezione dei tanti messaggi di sostegno e di incoraggiamento che mi sono giunti." (S. Berlusconi)
La Lega Nord cresce nei voti e cala lungo la penisola, al di sotto del Po, in quelle che da sessant’anni sono note come le «regioni rosse». Paolo Stefanini ha battuto, provincia per provincia, gli ex feudi comunisti, dall’Emilia all’Umbria. Ha parlato con i dirigenti leghisti, si è confuso tra i militanti e gli elettori, tra le mamme orgogliose alle selezioni di miss Padania. Ha visitato le feste verdi che costellano gli Appennini, tra zucche, vino e castagne, tra stand e gazebo, strumenti primari della militanza, e ha registrato quell’humus culturale all’origine dell’irresistibile ascesa leghista. Avanti Po è la scoperta di un’Italia centrale inedita, è il racconto dei crolli improvvisi del consenso finora monolitico della sinistra, di un popolo impaurito dagli stranieri, dei sindaci indaffarati a inventarsi nuovi riti, degli attivisti che rivendicano il loro passato comunista, dei giovani che credono che il futuro sia di Bossi. In attesa delle elezioni regionali del 2010, la nuova sfida per il grande balzo del partito del Nord al Centro dell’Italia.
In breve
Questo non è l’ennesimo libro dedicato alle sorti contingenti della sinistra o della destra, all’analisi teorica dei loro mali, ai consigli (peraltro non richiesti) sugli oggetti e i metodi delle loro politiche, all’interrogativo se la prassi debba essere moderata o antagonista, istituzionale o radicale. Il discorso che qui si svolge non vuole distribuire patenti di ‘vera’ sinistra né di ‘vera’ destra, ma spiegare come e perché queste categorie politiche moderne continuano ad avere senso anche in uno scenario largamente postmoderno.
Indice
Premessa – 1. Una dicotomia obsoleta? – 2. Gli schemi delle teorie, e la complessità della storia - 3. L’origine della politica moderna, e le sue conseguenze – 4. L’età globale, e il caso italiano – 5. Sul presente, e sul futuro. – Conclusione provvisoria - Bibliografia essenziale
Una tavola rotonda in cui diversi Attori territoriali (sindacati, associazioni di categoria, diocesi, Istituzioni Pubbliche) si confrontano
per offrire un quadro “dinamico” della realtà e intervenire nel dibattito in corso sulla crisi economica-finanziaria in modo innovativo e costruttivo.
Lo sviluppo futuro passa attraverso un nuovo modo di fare politica e politiche
LORO NON
SI ARRENDERANNO MAI.
NOI NEMMENO.
La rivoluzione del MoVimento Cinque Stelle
per restituire la politica italiana ai cittadini.
“Fuori tutti. In quindici anni avete riportato il Paese al dopoguerra.” Sono in milioni, in Italia, a pensarla così su chi oggi governa la nazione. E in milioni ad avere priorità politiche ben diverse da quelle che dominano i dibattiti nello stagno di Montecitorio. Avere un Parlamento pulito, senza condannati in primo e secondo grado, nipoti, ballerine, mogli, avvocati e lacchè. Smettere di vedersi propinare leggi ad personam, o quando va bene ad castam. Non ritrovarsi con 30.000 euro di debito a testa grazie al genio dei ministri dell’Economia Creativa. Sapere oggi se il tuo impiego precario ci sarà, non dico tra un anno, ma almeno domani. E poi le quisquilie: crescere un fi glio a Milano senza avvelenarlo; comprare una bistecca a Viterbo senza farla venire da Buenos Aires; riscaldare casa senza dover fare un altro mutuo per pagare la bolletta. E lavorare per vivere, non il contrario. Banalità. I problemi di tutti. Non però dei nostri dipendenti, eletti dai partiti e non da noi, che in teoria paghiamo perché facciano i nostri interessi. In teoria. In questo libro si distilla una fulminante, amara, satirica, appassionata disamina di tante vergogne che gli italiani continuano a inghiottire (tante, perché tutte è impossibile). Ma la denuncia non basta più: occorre un programma per uscire dal tunnel della cattiva politica. Grillo, con il suo MoVimento Cinque Stelle, ce l’ha, ed è un programma nato dal basso dei bisogni reali. Proposte per un’economia più equa, per un traffi co più sensato, per un’istruzione di qualità e un progresso reale, sostenibile, a misura della persona e del territorio. Pagine rivoluzionarie per riportare fi nalmente la concretezza e l’onestà al potere.
Alle teorie di Huntington sul "clash of civilizations" Fred Dallmayr ha sempre contrapposto un'altra via. Lo ha fatto subito, fin dal momento più difficile, quel 2001 che le Nazioni Unite avevano destinato al dialogo tra le culture e che il terrorismo islamista, con l'attacco alle Torri di Manhattan, aveva supremamente beffato. Ma il filosofo - qui per la prima volta tradotto in italiano - non presenta solo un motivato rifiuto del conflitto, perché del dialogo discute il significato, le premesse e le implicazioni che lo rendono autentico, possibile, utile. E dal metodo passa alle voci esemplari che indicano le chiavi teoriche o politiche di un nuovo percorso necessario a un mondo attraversato da tensioni nei confronti dell'Altro e del Diverso. Pagina dopo pagina, il libro si trasforma in una conversazione ideale tra protagonisti del pensiero filosofico come Gadamer, Heidegger, Taylor, Habermas, Hannah Arendt, Gandhi. E ancora: con il musulmano iraniano liberal Abdolkarim Soroush e il multietnico Raimon Panikkar.
Attraversando la storia della moderna filosofia politica, come pure la storia del diritto pubblico e la storia politico-istituzionale tedesca, Carl Schmitt ha apportato alla cultura europea del Novecento un blocco di pensiero tra i più potenti e controversi. Questo volume ne offre una interpretazione complessiva soffermandosi sui concetti chiave di sovranità, decisione, eccezione, rappresentazione e - collocandola nella tradizione del pensiero politico e giuridico moderno e contemporaneo da Hobbes a Hegel, da Clausewitz a Nietzsche, a Heidegger, da Kelsen a Heller - definisce con chiarezza la posizione di Carl Schmitt all'interno del dibattito su liberalismo e democrazia, politica e tecnica, politica e guerra, secolarizzazione. Ciò che Galli restituisce con chiarezza al lettore è la complessità di un pensiero provocatorio nel quale coesistono grandezza e miseria, forza conoscitiva e tentazione autoritaria.
Carlo Galli insegna Storia delle dottrine politiche nell'Università di Bologna ed è direttore della rivista "Filosofia politica". Con il Mulino ha fra l'altro pubblicato: "Spazi politici. L'età moderna e l'età globale" (2001), "Multiculturalismo. Ideologie e sfide" (a cura di, 2006), "Lo sguardo di Giano. Saggi su Carl Schmitt" (2008) e "L'umanità multiculturale" (2009).
"I due autori fanno mestieri diversi. Il primo è procuratore aggiunto a Venezia. Il secondo è avvocato, ma è stato eletto alla Camera come indipendente nelle liste di Rifondazione comunista ed è stato per due anni presidente della Commissione giustizia di Montecitorio. Il primo è un liberale voltairiano, scettico e realista; il secondo appartiene a una sinistra idealista e generosa. [...] A un certo punto della loro vita, tuttavia, hanno avuto uno stesso incarico: la presidenza della Commissione per la riforma del Codice penale, il primo all'epoca del guardasigilli Castelli, durante il governo Berlusconi, e il secondo all'epoca del guardasigilli Mastella durante il governo Prodi. Ma nel processo alla giustizia penale il procuratore e l'avvocato hanno pronunciato la stessa arringa e sono giunti alle stesse conclusioni: che 'le pene, per quanto possa sembrare strano, non devono essere aumentate, semmai diminuite' (Nordio), che 'bisogna smetterla con il panpenalismo' e che l'idea di potere risolvere tutto, anche i problemi sociali, con il Codice penale, 'è solo propaganda, pericolosa demagogia' (Pisapia). Anche se con animo diverso (realista il primo, idealista il secondo) hanno scritto relazioni che dicono in buona parte le stesse cose e che sono rimaste egualmente sepolte sotto gli incartamenti che si accumulano sullo scrittoio dei ministri di Grazia e giustizia." (Dalla prefazione di Sergio Romano)
« D'accordo, non è un trattato di alta gastronomia. Ma se volete mangiare la pasta alla Norma come la fa Ignazio La Russa, la pasta aglio, olio e peperoncino alla maniera di Renato Brunetta, o i tortelli di zucca secondo lo stile di Travaglio, non potete fare a meno di questo libretto.
Qualcuno potrebbe dire: «Che c’entra Marco Travaglio? Mica è un politico».
L’abbiamo invitato perché è l’uomo che sta cuocendo a fuoco lento la politica della seconda Repubblica.
Si potrebbe anche dire: «Braccia rubate alla gastronomia». Noi ci limitiamo a consegnare alla storia un documento inquietante ma di straordinaria rilevanza sociologica».
Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Durante l’estate del 2009, Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro – ribattezzati da Francesco Cossiga (alias DjK) Carciofo e Cipolla – vanno in onda su Radio2 con Un giorno da pecora, «un talk show senza livrea, non paludato, dal ritmo incessante, senza regole, senza riverenza, senza timore», che ospita uomini politici, capitani di industria, star televisive e insospettabili e stravaganti opinionisti. Per mettere fine alla “crisi di fame” del Paese pensano bene di utilizzare come sigla finale del programma una ricetta. Una ricetta vera, proposta da cinquanta politici italiani, che tutte le sere intorno alle 19.30 danno il loro consiglio culinario agli ascoltatori parlando dei loro piatti preferiti.
Claudio Sabelli Fioretti è stato direttore di «Abc», «PM», «Sette», «Cuore», «Gente viaggi», redattore capo di «Panorama», inviato dell’«Europeo» e del «Secolo XIX», caposervizio di «Repubblica» e di «Tempo illustrato». Dopo aver scritto centinaia di interviste per il Magazine del «Corriere della Sera», attualmente scrive per «La Stampa». Per Aliberti editore ha pubblicato “La mia vita è come un blog” (2007), “Dimmi Dammi Fammi” (2009) e i libri intervista Grillini (2007), Cossiga (2007), Bondi (2008), Travaglio (2008 e 2009), “Mogol” con Giorgio Lauro (2008), Mussolini (2009). Insieme a Giorgio Lauro ha firmato, per Chiarelettere, “A piedi”. Ha scritto anche “Spadolini, il potere della volontà” (Sperling&Kupfer), “C’era una volta la provincia” (Sperling&Kupfer), “Gigliola Guerinoni” (Mani), “Voltagabbana” (Marsilio).
Giorgio Lauro ha cominciato a Radio Popolare (Bar Sport) e poi si è affermato come conduttore radiofonico a Radio 2 (prima a Caterpillar e poi a Catersport). Per due stagioni ha condotto con Flavia Cercato “La tv che balla”. Ha scritto “I’m back”, biografia di Michael Jordan, “Pebbacco o devi morire”, insieme a Sergio Ferrentino e Marco Ardemagni (Comix), e “A piedi”, insieme a Claudio Sabelli Fioretti (Chiarelettere). Per Aliberti ha pubblicato “Mogol” con Claudio Sabelli Fioretti.
Alice Gioia ha diretto «Inchiostro», il giornale degli studenti dell’Università di Pavia. I suoi racconti sono stati premiati ai concorsi letterari, tra gli altri, “Subway Letteratura”, “Lingua Madre” (Fiera del libro di Torino) e “Giancarlo Siani: una storia ancora da raccontare” (Festival internazionale del giornalismo di Perugia). Attualmente lavora con Sabelli Fioretti e Lauro a Un giorno da pecora.
Diego Giuliani, giornalista, ha abbandonato Un giorno da pecora recentemente per trasferirsi a Lione dove lavora per Euronews. La sua passione è il cinema ed è coautore, insieme a Sabrina Ramacci, del volume “Hollywood criminale” (Newton & Compton).
"Giustizia e potere non possono coincidere, in quanto la giustizia, per realizzarsi, si mette contro i poteri. I poteri di per sé tutto realizzano fuorché la giustizia. Basti pensare al potere economico, finanziario, a quello statuale, governativo o parlamentare, che realizzano anche le più profonde ingiustizie. La realizzazione della giustizia è qualcosa che non deve appartenere solo alla magistratura come ordine. Ma deve appartenere a un percorso di tutti, il perseguimento e le finalità di giustizia devono animare ognuno alla partecipazione alla vita pubblica".
«Tra le poche conquiste della civiltà moderna rientra la pretesa che lo stato venga circoscritto nei propri limiti e che la società sia protetta dalle prevaricazioni della politica. I limiti del privato sono i limiti del politico. La difesa della privatezza è la piú efficace protesta dell'individuo contro l'esiziale universalismo del potere».